Una tra Capo d'Orlando e Gioiosa Marea, l'altra al confine tra l'Etna e i monti Peloritani
E anche oggi, per il terzo giorno di fila, il -buongiorno- è servito da movimenti tellurici per fortuna molto deboli e senza conseguenze.
Due scosse di terremoto sono state registrate tra la notte e l’alba: nessuna delle due scosse è stata avvertita dalla popolazione nè ha creato danni.
La prima, di magnitudo 2.8 della scala Richter, è stata rilevato alle 3.54 nel Mar Tirreno Meridionale, nel Messinese, tra Capo d’Orlando e Gioiosa Marea. L’ipocentro è stato localizzato a una profondità di circa 118 chilometri.
Il secondo terremoto, di magnitudo 2.2 richter, è stato registrato alle 7.09 a sei chilometri a nord-est di Linguaglossa, al confine tra il vulcano Etna e i monti Peloritani, tra le province di Catania e Messina, a una profondità di 18 chilometri.
Nella stessa zona ieri erano stati rilevati altri due sismi, di magnitudo 2.6 e 2.4: forse sono segnali di tremori del vulcano in vista di una possibile eruzione?
Non c’è risposta, lo scopriremo solo nei prossimi giorni mentre l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’ente che si occupa del monitoraggio di vulcani e terremoti in Italia, denuncia una grave carenza di personale. L’allarme è stato lanciato ieri, durante la presentazione di un video per i dieci anni dell’ente alla Camera dei Deputati.
-Attualmente abbiamo 582 ricercatori, ma per lavorare con tranquillità ed espandere le ricerche dovremmo arrivare a 815 – ha spiegato Tullio Pepe, direttore generale dell’Ingv – è un 40% in più, ma basterebbe un 10% in più di fondi, stimabile in circa 5 milioni di euro-.
Il numero di ricercatori dell’ente è inferiore alla media europea, fa notare Pepe, anche se riesce a supportare le reti di monitoraggio di vulcani e sismi: -Quelli che vorremmo assumere sono tutti ricercatori – fa notare Pepe – la nostra struttura è la stessa di 10 anni fa, anzi è scesa da 617 a 582 unità-.
Oltre ai pochi addetti, l’ente ha il problema del precariato: -Ci sono 220 ricercatori che avrebbero i titoli per essere stabilizzati – spiega il direttore generale – ma sono ancora precari-.
L’Ingv, è emerso durante il convegno, ha un budget di 90 milioni di euro, di cui 65 da Miur e Protezione Civile e 25 dai progetti di ricerca. Una prima risposta ‘politica’ è venuta da Mario Tassone, presidente del Copit, il comitato parlamentare per l’innovazione tecnologica: -Bisogna preparare il clima per una legge a favore dell’Ingv – ha affermato Tassone – non c’è dubbio che l’ente sia tra quelli che consideriamo fondamentali, ma non esiste un dibattito parlamentare su questo tema, c’è molta disattenzione-.
