A Messina non può essere celebrato il processo sulla gestione del condominio Peloritano, atti a Reggio Calabria
MESSINA – Non può essere il Tribunale di Messina a trattare il procedimento a carico di Alessandro Romeo e Giovanni Di Bartolo, rispettivamente 47 e 66 anni, accusati a vario titolo di appropriazione indebita, truffa, mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, sostituzione di persona, minaccia. Sullo sfondo c’è la gestione di due condomini cittadini, palazzo Palano e il super complesso Peloritano.
L’incompatibilità
Tra gli inquilini parte lesa, infatti, c’è anche un magistrato in servizio a Palazzo Piacentini. Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari Monica Marino che accogliendo l’eccezione di incompetenza sollevata dai difensori, gli avvocati Nino Cacia e Giuseppe Irrera, ha disposto che il fascicolo venga trasmesso a Reggio Calabria e saranno i giudici reggini ad occuparsi della vicenda.
L’amarezza dei difensori
“La decisione del Gup di dichiararsi incompetente ai sensi dell’art. 11 cpp su invito delle difese degli imputati avrebbe dovuto essere già assunta dall’Ufficio di Procura nella fase dell’espletamento delle indagini – commentano amareggiati i due legali – E ciò allorquando la polizia giudiziaria aveva rilevato come tra le persone offese e danneggiate dal reato vi fosse un magistrato svolgente funzioni nel distretto di corte di Appello di Messina. Rimane il profondo rammarico che mentre per i fatti odierni è stata esercitata azione penale, per identica speculare denuncia sporta dal dottore Romeo in altro procedimento sia stata ritenuta dalla Procura di Messina la valenza di sola natura civilistica delle questioni”.
L’inchiesta
L’inchiesta nasce da una serie di denunce incrociate tra amministratori e condomini. Dopo aver letto le carte, la Guardia di Finanza e la Procura hanno elevato le imputazioni per i due consulenti, accusati di essersi illegittimamente attribuiti le cariche di amministratori di grossi complessi, dal condominio 481 di via Libertà (Palazzo Palano) al supercondominio Peloritano. Tutto per compiere una serie di reati ma soprattutto trattenere illegittimamente delle somme di denaro, secondo l’Accusa.
