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Anno giudiziario 2020, Messina “offesa” dal Ministero

Alessandra Serio

Anno giudiziario 2020, Messina “offesa” dal Ministero

sabato 01 Febbraio 2020 - 08:36
Anno giudiziario 2020, Messina “offesa” dal Ministero

Solo un magistrato in più per Messina, malgrado le promesse. L'amarezza del presidente della Corte d'appello Galluccio: "sempre più risorse al Nord"

Anche quest’anno sono le pesanti scoperture d’organico il focus degli interventi alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario. E sul divario tra Sud e Nord del paese, che negli ultimi anni continua ad essere favorito, nelle politiche a favore dell’amministrazione giudiziaria.

A cominciare da quella del primo presidente di Corte d’Appello Michele Galluccio, che si dice deluso e amareggiato “per il trattamento che, per l’ennesima volta, ha avuto il nostro Distretto”.

Nel 2016 erano infatti stati tagliati 5 posti e ci si aspettava, nella nuova pianta organica approvata qualche giorno fa, una maggiore dotazione di magistrati. Invece ne sono stati assegnati soltanto 6 al distretto messinese, quindi soltanto uno in più rispetto al precedente organico, di per sé già sottodimensionato. Eppure, sottolinea il Presidente, interloquendo in questi mesi con gli uffici ministeriali e le rappresentanze politiche, si era avuto l’impressione che ci fosse una maggiore apertura alle richieste del territorio.

Una delusione ancora più cocente perché lo stesso Ministero indica gli ottimi dati registrati a Messina. “La Corte di Appello di Messina nel settore penale è al primo posto in Italia per la durata media dei procedimenti di 229 giorni – appena 7 mesi e per indice di ricambio ed è, per i giudizi civili, ai primi posti in Italia, con una durata di 480 giorni su una media nazionale di 702, e con il miglior indice di ricambio, seconda solo a Perugia. Il settore civile nel complesso “…adottando efficaci sistemi organizzativi…..ha brillantemente intaccato l’arretrato, anche quello più datato...”: la pendenza si è ridotta in un anno del 12% (pendenza finale 4.336 procedimenti. La pendenza ultradecennale è praticamente azzerata ed è in percentuali ridotte (intorno al 15%) quella ultraquinquennale e ultratriennale, risalendo praticamente agli anni 2016-19 quasi tutto il contenzioso.

Malgrado ciò, dice Galluccio: “Il distretto di Venezia ha avuto, con le diverse operazioni di cui sopra, un saldo attivo di 66 unità, quello di Bologna di 60, Firenze di 40, Milano 38, Brescia 38, Genova 14, Trieste 10, Torino 7, e persino Trento 2 – con pendenze e sopravvenienze 3, 4 volte inferiori a quelle di Messina. Il Nord quindi, in esito al riordino complessivo delle piante organiche, con gli interventi del 2016 del 2017 e del 2019, ha avuto un incremento di ben 275 magistrati, mentre la Sicilia, con 21 unità, è stata penalizzata anche rispetto a regioni meridionali, come la Calabria con 62, la Puglia con 56, e come Messina, sia stata la più penalizzata tra le Corti in Sicilia, con un saldo complessivo di appena una unità in aumento – a fronte delle 2 di Caltanissetta, 3 di Palermo e 15 di Catania – relegata all’ultimo posto in tutto il territorio italiano.”.

Il primo presidente riconosce al Ministero il merito di aver reclutato tirocinanti e magistrati onorari, ma fa notare che si tratta dell’unica “forma di incremento di personale, a differenza di altri distretti, gratificati…”.

Galluccia giudica “non soddisfacenti” anche altre misure generali. Sul piano penale, per esempio, l’introduzione della speciale tenuità del fatto non ha influito sul problema della durata dei processi. “… con procedure che scoraggiano il ricorso ai riti alternativi, con i quali, nell’intero distretto sono avvenute appena 400 definizioni ( con patteggiamento ed abbreviato) di competenza del giudice monocratico e n. 8 con rito collegiale, in percentuale di circa il 10% (assolutamente marginale rispetto al numero complessivo delle sentenze, circa 4.500), che dovrebbe essere invece ribaltata, così come in percentuale irrisoria – intorno al 2% – è la definizione con applicazione del concordato in appello. Si tratta, ovviamente, della vanificazione dell’effetto deflattivo auspicato con i riti alternativi che, invece, appare necessario incentivare.

Rispetto all’avvocatura, sul piede di guerra in toto col Governo sulla questione prescrizione, il presidente di Corte d’Appello sembra più favorevole alla riforma Bonafede. A Messina in verità, fa notare,nel distretto messinese le pronunce di prescrizione sono tornate ad un numero accettabile e fisiologico. Lo scorso anno sono state “il 6% in Corte, il 9% in media nei tribunali e il 5% dinanzi al Giudice per le indagini preliminari”.

A non piacere a Galluccio è però il fatto che, a neppure un anno dalla legge Cirielli, che già interveniva sul punto, sia stata varata una nuova norma, senza neppure attendere di verificare i risultati della precedente, Un ricorso alla eccessiva legiferazione, questa, che secondo il Presidente non può certo aiutare la semplificazione del sistema giustizia, Galluccio concorda poi con gli avvocati che “occorre evitare che l’imputato debba sottostare sine die al processo: la sospensione del decorso della prescrizione non può quindi essere l’unico rimedio al problema, ma va posta in necessaria e sinergica coefficienza con gli ulteriori interventi deflattivi ed acceleratori, rimessi alle determinazioni del Legislatore.”

Tornando ai dati che offrono il quadro dell’andamento della giustizia nel distretto, il Presidente sottolinea che nel settore civile e penale l’arretrato è quasi azzerato, ricorda però che le impugnazioni sono tante e torna, come gli anni precedenti, sul boom sempre crescente delle richieste ex legge Pinto, ovvero l’equa riparazione per l’irragionevole durata dei processi. Richieste aumentate dopo una recente pronuncia della Corte Costituzionale. A Messina il numero di iscrizioni ex legge Pinto rappresenta il doppio di quelle ordinarie, è tra i più alti in Italia e non ha paragone con le poche decine di procedimenti di Milano, Torino, Trieste, Brescia. “… esso necessariamente impegna notevoli risorse di personale di magistratura, e nel contempo distoglie quegli stessi magistrati dalla definizione dei giudizi presupposti, destinati poi ad alimentare ulteriori richieste di indennizzo.”

Dalla Corte d’Appello al Tribunale, il Presidente sottolinea che anche qui i nuovi processi vengono “smaltiti” in tempi ragionevoli, mentre per le costanti scoperture d’organico non si riesce a ridurre l’arretrato. La nuova pianta organica destina un solo giudice al Tribunale, a fronte dei tagli precedenti, mancano i presidenti di entrambe le sezioni penali e non è ancora stato nominato il Presidente del Tribunale, e tra posto ancora non coperto e maternità si arriva ad un 10% costante di risorse mancanti.

Nel settore civile, invece, probabilmente a causa della crisi economica è boom del contenzioso soprattutto in tema di immobili (pignoramenti etc..)e ridefinizione delle condizioni di separazione affidamento dei figli. In generale, il settore sembra comunque andare bene e i tempi di definizione delle procedure sono ragionevoli, soprattutto per quel che riguarda le assegnazioni immobiliari, mentre cresce il numero dei fascicoli sul tavolo del Tribunale del lavoro, dove servirebbe almeno un 50% di personale in più.

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