Senza dimenticare le vicende che hanno visto coinvolto l'ateneo messinese
La cronaca giudiziaria ha offerto parecchi spunti in un 2008 segnato dall’avvio di importanti inchieste, dall’emissione di pesanti condanne anche per fatti di mafia e dal cambio al vertice della Procura di Messina. Il dott. Guido Lo Forte, uomo simbolo della lotta a Cosa Nostra palermitana, subentra a settembre al dott. Luigi Croce. Fra le operazioni antimafia, giunte a sentenza nel 2008, va segnalata quella che ha mandato in carcere gli esponenti della mafia nebroidea, vicina al clan Farinella di San Mauro Castelverde. Il 25 luglio la Corte d’Assise infligge ben cinque ergastoli a Carmelo e Rosario Bontempo Scavo, Sergio Carcione ed ai fratelli Calogero e Vincenzo Mignacca. Ad aprile viene definito un omicidio del 1988, quello di Antonino Costa, assassinato in via Palermo. Il pentito Vincenzo Paratore ottiene 14 anni di reclusione grazie ai benefici previsti dalla legge per la collaborazione. Importante anche la sentenza che il 6 maggio condanna con il rito abbreviato cinque imputati dell’operazione Mattanza. Salvatore Centorrino, anche lui pentito, viene condannato a 12 anni. Per l’omicidio di Antonino Stracuzzi, avvenuto il 14 ottobre del 1992 a Villa Lina, il 17 novembre vengono inflitti 30 anni ai boss catanesi Corrado Favara e Paolo Sapienza. Sono ritenuti affiliati al clan Pillera-Cappello.
In ordine sparso sono state numerose le sentenze che hanno caratterizzato il 2008 nel distretto giudiziario messinese. Particolare quella che ha colpito il 16 dicembre il calabrese Antonino Ranieri. L’uomo, alla veneranda età di 90 anni, viene condannato a 12 anni di reclusione nel processo scaturito dall’operazione Doctor perché ritenuto un trafficante di eroina. Nel campo della malasanità spicca, invece, la sentenza per la morte di Miriam Bucalo una bambina dodicenne che doveva essere sottoposta a appendicectomia al Cutroni Zodda di Barcellona. I giudici infliggono un anno e 4 mesi al primario Giuseppe Idotta ed all’anestesista Rosaria Gentile. Qualche mese dopo, il 24 aprile, l’anestesista del Policlinico, Rossana Panasiti viene condannata ad un anno per la morte di Davide Campo, 12 anni pure lui ed anche lui sottoposto ad intervento per l’asportazione dell’appendice. C’è anche una pesante condanna per un incidente stradale avvenuto sull’autostrada Messina-Palermo. Il 17 dicembre vengono condannati ad un anno l’ex amministratore unico del Consorzio Autostrade Siciliane Benedetto Dragotta, il coordinatore tecnico Felice Siracusa, il responsabile del settore tecnico Gaspare Sceusa, il responsabile del tratto Barcellona – Furiano Carmelo Miano e l’assistente per la sicurezza al traffico Nunzio Cocivera. Vengono ritenuti responsabili della morte di Ilia Torre, del figlio di 11 anni Jordan Chillemi e di Michele Macchia perché le loro autovetture si scontrarono frontalmente per la mancanza di adeguate barriere di separazione tra le corsie.
E naturalmente un posto di rilievo non potevano non averlo le numerose inchieste giudiziarie avviate negli ultimi dodici mesi. Fra le più clamorose, per l’istituzione ed i personaggi rimasti coinvolti, quella riguardante i concorsi all’Università di Messina. Il Rettore Franco Tomasello viene sospeso per due mesi per la seconda volta in poco tempo. Secondo l’accusa del sostituto procuratore Angelo Cavallo avrebbe esercitato pressioni per consentire all’ex presidente del consiglio comunale Umberto Bonanno di vincere un concorso a Medicina del Lavoro. Nell’inchiesta vengono indagati anche il presidente della Provincia Nanni Ricevuto, che avrebbe firmato falsi certificati per consentire a Bonanno di aggiudicarsi il concorso, e la moglie del Rettore, Melitta Grasso.
L’altro filone giudiziario, seguito da vicino anche dalla parte sportiva della città, è quello relativo alle inchieste sul FC Messina. Dopo quelle sul doping amministrativo e sulla gestione della società la Procura ne avvia una terza (la prima del 2008) sulla convenzione siglata fra il Messina ed il Comune per la gestione degli stadi San Filippo e Celeste, pertinenze e parcheggi. Ai primi di ottobre finiscono sul registro degli indagati i fratelli Pietro e Vincenzo Franza, gli ex city manager Gianfranco Scoglio ed Emilio Fragale e l’ex commissario straordinario di Palazzo Zanca Gaspare Sinatra. Secondo i magistrati la convenzione porterebbe enormi vantaggi al gruppo Franza e pochi o niente alle casse comunali. A novembre un altro colpo di scena. Il gip Luana Lino, accogliendo la richiesta del pool di magistrati che indaga sulla vicenda, sequestra interamente lo stadio Celeste e parte del San Filippo. Un provvedimento che punta ad impedire ai Franza di mettere in pratica la convenzione. Restano escluso dall’utilizzo del Celeste il Messina, che lo impiega per gli allenamenti, ed il Camaro che aveva iniziato a disputare le partite di campionato. Ma qualche giorno dopo lo stesso gip dispone che l’impianto può essere utilizzato per fini sportivi. Ancora pochi giorni e la Procura chiede il fallimento del FC Messina ritenendo ormai insanabile la situazione economica della società. Anche in questo caso risultano indagati Pietro e Vincenzo Franza, presidente e vicepresidente della società. Il Tribunale fallimentare il 27 novembre dichiara fallito il FC Messina e nomina un curatore che dovrà gestire la società fino al termine della stagione agonistica.
