Le urgenze quotidiane di pendolari e viaggiatori: come ridisegnare la mobilità tra le due sponde superando la logica degli annunci
Il dibattito sullo sviluppo dell’Area Integrata dello Stretto sembra trovarsi a un bivio. Per decenni, la narrazione politica ha dipinto Messina e Reggio Calabria come due entità quasi fuse in una metropoli, un’unica grande città il cui destino sarebbe indissolubilmente legato. Eppure, a dispetto delle narrazioni ottimistiche, la realtà infrastrutturale racconta una storia ben diversa, fatta di discontinuità, limiti fisici e cronici ritardi operativi.
Messina e Reggio, in realtà, non sono così vicine. 30 o 35 minuti di aliscafo più i tempi di imbarco e sbarco ma solo per i collegamenti pedonali, molto di più per quelli con un mezzo gommato. E solo agli orari prestabiliti delle insufficienti corse previste. Le distanze si calcolano in termini di tempi. Due città distanti tra loro 100 km ma collegate da una linea ad alta velocità ferroviaria che permette di connetterle in mezz’ora possono essere più vicine di due città distanti tra loro 11 km di mare.
Oggi si avverte il timore che si possa ripetere lo schema del passato: tante parole, grandi proclami e, alla prova dei fatti, la riproposizione di soluzioni prive di sostenibilità economica e logistica.
Anatomia di un’illusione logistica
L’ipotesi, tornata al centro del dibattito, di riattivare il pontile di San Gregorio per collegare direttamente Messina all’aeroporto di Reggio Calabria rappresenta l’esempio di questo vicolo cieco. Un’analisi della geografia e della storia dei trasporti dimostra come sia un’opera intrinsecamente fallata.
Da un lato, la morfologia del litorale e le estreme condizioni meteo-marine rendono l’approdo costantemente esposto alla furia dello scirocco e alle forti correnti dello Stretto. Per tentare di stabilizzare la struttura, bisognerebbe costruire una diga foranea permanente, un intervento costoso e destinato ad alterare gravemente l’equilibrio sedimentario della costa sud, provocando fenomeni di erosione irreversibili.
Dall’altro, il presunto vantaggio temporale si rivelerebbe un miraggio. Calcolando la navigazione più lunga verso il pontile, i tempi di sbarco e il necessario tragitto con navetta per raggiungere il terminal, il viaggio complessivo si attesterebbe globalmente intorno ai 60 minuti. Praticamente lo stesso tempo richiesto dall’attuale combinazione via aliscafo verso il porto di Reggio Calabria più bus per aeroporto (nella foto il terminal bus di Reggio), con il vantaggio che quest’ultima si appoggia su una linea già rodata, sostenuta da flussi costanti di pendolari e studenti, capace di generare economie di scala. Investire decine di milioni di euro per creare una cattedrale nel deserto o un approdo precario, destinato a viaggiare semivuoto per gran parte della giornata, si configura come una follia contabile prima che politica. Ed è un discorso che vale allo stesso modo anche se si pensa a una struttura da realizzare ex novo e in un punto diverso.
Le reali priorità: potenziare bus e aliscafi esistenti
Anziché inseguire chimere marittime, una reale integrazione nello Stretto può passare dall’ottimizzazione e dal rafforzamento del sistema già in essere. Il primo fronte di intervento riguarda il numero di corse di aliscafi tra Messina e Reggio, il secondo il trasporto gommato diretto verso lo scalo calabrese. L’attuale programmazione, che relega i collegamenti via tangenziale a un numero esiguo di corse giornaliere, è del tutto insufficiente. È indispensabile aumentare la frequenza dei bus in partenza dal porto di Reggio da e verso l’aeroporto, garantendo coincidenze certe e cadenzate in sincronia con i voli in arrivo e in partenza. Le linee urbane 27 e 28, invece, sono poco funzionali per i messinesi perché soggette a traffico e fermate, col rischio di perdere coincidenze.
Poi il collegamento diretto via bus, che esiste già con una società privata e che si vorrebbe provare a fare con un servizio pubblico. Un collegamento più comodo, perché senza rottura di carico, ma sempre in tempi compresi tra un’ora e un’ora e quaranta, a dimostrazione di quel che si diceva.
Reggio Calabria per gli aerei, Villa San Giovanni per i treni. Attualmente, la programmazione di Blu Jet è caratterizzata da “buchi” orari che raggiungono anche le due ore, vanificando le coincidenze con i treni a lunga percorrenza (Frecce e Italo) e condannando i passeggeri a estenuanti attese. L’obiettivo minimo deve essere quello di garantire una frequenza cadenzata di almeno una corsa all’ora per direzione, passando dagli attuali 16 convogli giornalieri a 21, per un totale di 42 traversate.
Un simile incremento, pur comportando un aumento dei costi operativi legati a carburante ed equipaggi, rappresenta l’unico livello accettabile per definire integrata la mobilità nello Stretto. In prospettiva, questo sforzo diventerà ancora più urgente con la futura chiusura della Rada San Francesco dovuta all’apertura definitiva del porto di Tremestieri, che cancellerà definitivamente l’alternativa dei traghetti privati, lasciando i viaggiatori ostaggi dei soli mezzi pubblici.
La sfida politica: pretendere risorse per un servizio sociale
Il vero nodo della questione non è strettamente tecnico, ma politico. Riconoscere che i collegamenti marittimi cadenzati opereranno in perdita non deve essere un alibi per l’immobilismo. Al contrario, deve diventare la leva per un’azione sinergica dei territori nei confronti del governo nazionale.
La politica messinese e quella reggina devono coalizzarsi per pretendere un adeguamento sostanziale del contratto di servizio statale, finalizzato a coprire stabilmente i costi di un servizio essenziale per la tenuta socio-economica dell’intera area.
Il futuro dell’Area Integrata dello Stretto si gioca sulla capacità di superare la logica dei proclami per entrare in una fase di pragmatismo rigoroso. Se le amministrazioni locali sapranno concentrare ogni risorsa politica ed economica sul potenziamento di bus e aliscafi, trasformando le attuali criticità in un sistema di mobilità moderno e cadenzato, allora sarà stato compiuto il primo, fondamentale passo verso la nascita di una vera comunità. In caso contrario, l’Area Integrata dello Stretto rimarrà per sempre uno slogan privo di contenuto, un’altra occasione perduta nel mare delle promesse mai mantenute.


Eccellente pensiero ed esposizione della problematica
L articolo non fa una grinza. Le chimere dell aliscafo che arriva a San Gregorio non ha senso perché porterebbe poche persone e se le condizioni meteo marine lo permettono. Viceversa collegamenti più efficaci in orari e coincidenze sarebbe immediato e meno dispendioso. Semplici esempi aereo che parte alle 06.10 come lo prendo da Messina? Se arrivo 23.50 a Reggio come arrivo a Messina. Ryanair ha gli slot vincolati. Bisogna adeguare queste problematiche lo dici da quando Ryanair vola su Reggio. Se volete capire non c e bisogno ne di ingegneri ne altro. Per carità