Il maxi pignoramento pende ancora sulla testa di Messinambiente, tre i conti bloccati - Tempostretto

Il maxi pignoramento pende ancora sulla testa di Messinambiente, tre i conti bloccati

Francesca Stornante

Il maxi pignoramento pende ancora sulla testa di Messinambiente, tre i conti bloccati

giovedì 29 Ottobre 2015 - 00:01
Il maxi pignoramento pende ancora sulla testa di Messinambiente, tre i conti bloccati

Messinambiente e Comune sono ancora in attesa di responso da parte dell'Agenzia delle Entrate sulla richiesta di sospensione del pignoramento da 29 milioni di euro che ormai da una decina di giorni tieni bloccati i conti della società. Gli atti sono sotto esame presso gli uffici regionali.

In questo momento la crisi idrica tiene sotto scacco un’intera città ed è ovviamente la priorità per l’amministrazione Accorinti che si sta ritrovando a fare i conti con un’emergenza sempre più drammatica. Un problema però non cancella gli altri, soprattutto quando si tratta di un problema a sei zeri. E soprattutto quando tocca una società che versa già in condizioni disastrose e che deve assicurare un servizio pubblico essenziale come la raccolta rifiuti. Il maxi pignoramento di 29 milioni di euro pende infatti ancora sulla testa di Messinambiente. Nei giorni scorsi la società, seguita dall’avvocato Paolo Vermiglio, ha presentato una richiesta di sospensiva del provvedimento esecutivo, ma ancora tutto tace. Non sono infatti giunte risposte dall’Agenzia delle Entrate, creditore plurimilionario di Messinambiente, e in via Dogali si attende con ansia il responso su questo tipo di richiesta avanzata dopo il colloquio intercorso tra il vicesindaco Signorino, il liquidatore della società Calabrò e il direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate. Dopo la richiesta di sospensiva sia Messinambiente che il Comune hanno prodotto nuova documentazione a integrazione e supporto dell’istanza presentata 48 ore dopo la consegna dell’atto di pignoramento che ha mandato in subbuglio società e amministrazione comunale.

Il liquidatore Calabrò si dichiara sereno e fiducioso del buon esito della procedura, nonostante le fondamenta su cui si basa la richiesta siano rappresentate da quel Piano di riequilibrio che coprirebbe sì l’intero ammontare del debito, ma che in questo momento è ancora al vaglio del Ministero che, tra l’altro, ha chiesto una nuova rimodulazione per inserire un disavanzo che non compare nel provvedimento sotto esame della commissione ministeriale. Dunque i tempi non saranno brevissimi ma per Comune e Messinambiente è questa la strada giusta da percorrere, quindi adesso si attende al più presto una risposta dall’Agenzia delle Entrate. La richiesta di sospendere il pignoramento da 29 milioni di euro adesso è sotto esame degli uffici regionali dell’Agenzia proprio per la cifra record che vanta nei confronti della società che si occupa della gestione rifiuti.

In questo momento l’unica certezza è che fino a quando non si avranno risposte Messinambiente continuerà ad avere tre conti bancari bloccati. Si tratta di due conti presso la Banca Sviluppo e uno presso Unicredit, conti destinati alla gestione delle discariche post-mortem e al trasferimento delle somme mensili che il Comune eroga per la copertura economica per il pagamento degli stipendi e per il mantenimento dei servizi. Nel momento in cui è scattato il pignoramento, i conti di Messinambiente, ma questa non appare come una novità, non vantavano grandi cifre e l’unica somma rimasta bloccata è quella legata ad un finanziamento delle filiere che si occupano della raccolta differenziata e che proprio nel giorno della notifica dell’atto era stato accreditato dopo mesi di attesa. Adesso dunque, mentre si lavora a pieno ritmo per recuperare i giorni di mancata raccolta e rimuovere le cataste di rifiuti che hanno invaso anche il centro città, gli occhi sono puntati a Palermo in attesa che il responso si positivo.

Intanto, riprendendo la normativa sui procedimenti legati ad atti di pignoramento, vediamo che la sospensione comporta un arresto nella sequenza degli atti che costituiscono il procedimento. Quando il processo è sospeso nessun atto esecutivo può essere compiuto, salva diversa disposizione del giudice dell'esecuzione (art. 626 Codice di procedura civile). Solitamente la ragione per cui può essere sospeso il processo esecutivo è quella data dal fatto che è in corso un giudizio di cognizione, in sede di opposizione o di impugnazione, in cui si contesta l'esistenza stessa dell'azione esecutiva oppure la legittimità delle modalità con cui si sta svolgendo l'esecuzione. Potrebbe, quindi, profilarsi il pericolo che la prosecuzione del processo possa compromettere la situazione di fatto in modo irreparabile, allora, in via cautelare, si procede con l'interruzione provvisoria del processo in attesa della definizione del giudizio cognitivo. L'art. 623 c.p.c. specifica che solo un provvedimento del giudice dell'esecuzione può sospendere il processo esecutivo, quindi in ogni caso non basterà il semplice responso dell’Agenzia delle Entrate, ma dovrà seguire una decisione del giudice competente. La strada, insomma, si prospetta lunga e in salita. L’obiettivo principale resta quello di arginare quanto più possibile le conseguenze che potrebbe derivare se il pignoramento rimanesse esecutivo, a cominciare dall’impossibilità di svolgere in serenità, per quanto possibile, tutti i servizi legati alla gestione dei rifiuti.

Francesca Stornante

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8 commenti

  1. abbocati,tutti muti!!!!

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  2. abbocati,tutti muti!!!!

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  3. COMMENTO APERTO a IALACQUA e SIGNORINO. Perché i messinesi non hanno diritto a delibere sui rifiuti, chiare e sintetiche, come quelle del Comune di Verona, per capire come si arriva alla TARI? In particolare sapere il criterio utilizzato per calcolare la produzione rifiuti delle utenze domestiche UD e non domestiche UND. Fornisco i link della delibera di Verona, l’allegato a pag 7 fornisce il calcolo della produzione per le UD. Se fossimo veronesi la quantità totale dei rifiuti UD sarebbe di 47.501 ton, il 41,8% dei 113.453 (dato 2013) e non il 70%, percentuale da sempre inserita nei nostri piani tariffari. Per differenza le UND messinesi dovrebbero produrre 65.951 ton, il 58,2% e non il 30%. VOGLIO sapere il perché di questa diversità.

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  4. COMMENTO APERTO a IALACQUA e SIGNORINO. Perché i messinesi non hanno diritto a delibere sui rifiuti, chiare e sintetiche, come quelle del Comune di Verona, per capire come si arriva alla TARI? In particolare sapere il criterio utilizzato per calcolare la produzione rifiuti delle utenze domestiche UD e non domestiche UND. Fornisco i link della delibera di Verona, l’allegato a pag 7 fornisce il calcolo della produzione per le UD. Se fossimo veronesi la quantità totale dei rifiuti UD sarebbe di 47.501 ton, il 41,8% dei 113.453 (dato 2013) e non il 70%, percentuale da sempre inserita nei nostri piani tariffari. Per differenza le UND messinesi dovrebbero produrre 65.951 ton, il 58,2% e non il 30%. VOGLIO sapere il perché di questa diversità.

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  5. Poi un giorno, forse, troverò chi potrà spiegarmi perchè, in un clima di continua emergenza, si è andati a portare milioni di euro alle discariche private con spese di trasporto e personale enormi, quando il Comune di Messina possiede la discarica comunale di Portella Arena riconosciuta anche dalla Regione Sicilia e non la si utilizza…. Mistero siciliano!!!

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  6. Poi un giorno, forse, troverò chi potrà spiegarmi perchè, in un clima di continua emergenza, si è andati a portare milioni di euro alle discariche private con spese di trasporto e personale enormi, quando il Comune di Messina possiede la discarica comunale di Portella Arena riconosciuta anche dalla Regione Sicilia e non la si utilizza…. Mistero siciliano!!!

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