Omicidio Regeni, “Non ci daremo pace fino a quando non verrà fatta giustizia” - Tempostretto

Omicidio Regeni, “Non ci daremo pace fino a quando non verrà fatta giustizia”

Omicidio Regeni, “Non ci daremo pace fino a quando non verrà fatta giustizia”

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giovedì 25 Gennaio 2018 - 14:18

Così l’avvocato della famiglia del giovane ricercatore massacrato ed ucciso in Egitto. Alessandra Ballerini è una dei tanti avvocati in pericolo

Sono passati due anni dalla morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo. Due anni durante i quali la famiglia di Giulio non ha mai smesso di cercare la verità.

Troppi i misteri che ancora avvolgono la tragica scomparsa del dottorando, il cui corpo, senza vita e con evidenti segni di tortura , è stato trovato il 3 febbraio 2016 nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani.

I genitori di Giulio stanno lottando con tenacia e coraggioaffinché venga fatta piena luce sul terribile omicidio che ha strappato alla vita loro figlio. Al loro fianco c’è l’avvocato Alessandra Ballerini, che è stata ospite in collegamento Skype con la Corte d’Appello di Messina in occasione dell’ ottava giornata internazionale degli avvocati in pericolo

Sono molto commossa – ha detto – quando parlo di Giulio e dei miei colleghi egiziani che difendono Giulio. Il nostro lavoro al Cairo è stato, prima di tutto, quello di proteggere la sua memoria contro le menzogne che sono state dette su di lui per non fare emergere la verità”.

Alessandra Ballerini è uno dei tanti avvocati in pericolo e lo è proprio perché ha deciso di difendere la famiglia del giovane ricercatore italiano . Come dice lo scrittore Erri De Luca,è uno degli avvocati che tentano di “strappare brandelli di verità” su questo caso.

L’avvocato Ballerini peraltro è da sempre in prima linea per la tutela dei diritti umani. Ha partecipato come consulente della “Commissione Diritti Umani” del Senato al monitoraggio dei centri di accoglienza e detenzione per stranieri e ha seguito le cause di risarcimento nell'interesse di alcuni pacifisti feriti durante il G8 di Genova del 2001. “Al G8 – ha raccontato – c’è stata una sospensione dei diritti simile a quella dei regimi. Io l’ho vista con i miei occhi e non posso pensare ai miei colleghi egiziani che la vivono ogni giorno e che, nonostante tutto, continuano a lavorare pur sapendo che, per questo, potranno pagare con la loro stessa vita”.

La giornata internazionale degli avvocati in pericolo – come ha ricordato Giovanni Villari – consigliere dell’Ordine degli avvocati e componente della commissione per la salvaguardia dei diritti umani del CNF – si celebra il 24 gennaio perché è la data nella quale, nel 1977 a Madrid, quattro avvocati giuslavoristi furono uccisi nel loro studio da una squadra fascista”.

Obiettivo è quello di accendere un faro laddove ci sono avvocati in pericolo per fare sentire loro che non sono soli.

L’Avvocatura è il primo obiettivo nei Paesi in cui non c’è democrazia – ha evidenziato il presidente dell’Ordine degli avvocati Vincenzo Ciraolo – perché siamo l’ultimo baluardo della salvaguardia dei diritti. Prova ne è, in Italia, che uno dei primi provvedimenti del regime fascista fu proprio contro gli avvocati con la soppressione degli Ordini. Per questo rivendichiamo oggi l’orgoglio di essere avvocati. Per questo con il nostro Ordine facciamo parte a livello nazionale degli osservatori e delle commissioni che si occupano dei diritti umani e proviamo a dare il nostro contributo anche con una giornata come questa”.

Agli avvocati che hanno partecipato dall’inizio alla fine all’evento, in silenzio e a tratti commossi, sono state ricordate le storie di quattro avvocati: Ibrahim Metwaly Hegazy, componente dell’associazione che cura la difesa di Giulio Regeni in Egitto, attualmente detenuto; Tahir Elci assassinato il 28 novembre del 2015 in Tunisia per aver supportato la causa curda; Gao Zhisheng, impegnato in Cina nella lotta per i diritti civili, attualmente detenuto e Nino D’Uva, messinese, assassinato il 6 maggio 1986 a causa della sua attività difensiva nel maxi processo contro la mafia messinese e barcellonese.

Mio padre – ha sottolineato la figlia, il magistrato Giuseppina D’Uvanon era un eroe. Era un uomo con la schiena dritta che semplicemente faceva bene il suo lavoro e per questo è stato ammazzato”.

Tutti i relatori dell’Ordine hanno sottolineato che fare bene il proprio lavoro per un avvocato, significa spesso essere in pericolo e non solo nei regimi totalitari.

Noi vorremmo che fosse riconosciuto lo status degli avvocati in pericolo – ha dichiarato Ferdinando Croce, avvocato e presidente dell’associazione Nino D’Uva – e che gli avvocati in pericolo venissero protetti”.

Mi occupo di storia dell’Avvocatura – ha evidenziato Francesco Marullo di Condojanni, consigliere del CNF. Nella storia ci sono moltissimi esempi di avvocati, anche italiani, che si sono sacrificati per gli ideali che l’Avvocatura rappresenta e che, con il loro esempio hanno dimostrato che gli avvocati non possono avere paura. Non possono agire con paura, anche se hanno paura”.

Io ho paura – ha detto Alessandra Ballerini – e tutti gli avvocati coinvolti nel caso Regeni forse hanno paura ma abbiamo giurato ai genitori di Giulio che non ci daremo pace fino a quando chi ha ucciso Giulio non pagherà per il suo crimine”.

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