La sua storia ha fatto il giro d'Italia con una raccolta fondi per le spese mediche. La 33enne: "Mi avete sorpreso con un grande gesto"
NANTES – La sua storia ha fatto il giro d’Italia nel maggio 2025 (qui l’articolo a firma Gianluca Santisi). Allora quella di Benedetta Montalto, una giovane messinese affetta da fibrosi cistica dalla nascita, era una forte speranza: essere operata all’ospedale Nord Laennec di Nantes, in Francia, con un trapianto di polmone per contrastare il peggioramento della sua condizione. La scelta di andare all’estero non è casuale, ma dovuta a un micro batterio che non permetteva a Benedetta di poter ricevere il trapianto in Italia.
E dopo quella che è sembrata un’odissea, la messinese ce l’ha fatta. La giovane donna ha affrontato un viaggio di oltre 2.300 chilometri dallo Stretto alla cittadina francese, grazie anche all’impegno dei volontari della Croce rossa italiana (con una “staffetta” lungo tutta l’Italia, durata 24 ore). Poi l’intervento, due mesi dopo, e ora un lungo percorso di riabilitazione e terapie, per vincere definitivamente la sua battaglia. E intanto Benedetta ha ricevuto una bella sorpresa da Messina, come lei stessa ha raccontato sui social: la visita dei suoi dottori del Policlinico di Messina. Su Facebook ha quindi ringraziato: “Con questa sorpresa mi avete fatto gioire mi avete detto con un grande gesto che per me ci sarete sempre. Grazie di cuore”.
La storia di Benedetta, dal viaggio al trapianto
Ma la sua storia è molto complicata. Dopo il viaggio a maggio, il 15 luglio è arrivato il trapianto. A raccontarci tutto è stata la stessa Benedetta, raggiunta telefonicamente da Tempostretto: “È andato benissimo, sono stata in terapia intensiva mezza giornata. Poi ho iniziato la terapia e tutto ciò che c’era da fare post intervento. Noi speravamo che togliendo organi se ne andasse il micro batterio che ho. Ma purtroppo è tornato, e sono tornata qui a causa delle infezioni. Non sto male come prima, ma ancora ho molti sintomi dovuti ai batteri”.
“Ora sono ricoverata dall’11 di dicembre – ha proseguito -. Sono stata male, ero fortemente disidratata e hanno preferito ricoverarmi. La disidratazione è via via rientrata, ma quando mancavano pochi giorni al ritorno ho fatto degli esami di controllo e hanno trovato altri batteri. Hanno dovuto integrare altri antibiotici. Due settimane fa mi sono svegliata senza energie e avevo la saturazione molto bassa. Mi hanno dato l’ossigeno e nelle lastre hanno visto che avevo la polmonite. Poi hanno fatto altre indagini e hanno scoperto che ho preso anche l’influenza attualmente in giro. Nella Tac, invece, hanno visto che nel mio polmone destro c’è un ammasso, una pietra di muco, che il mio corpo fa fatica a espellere. Stiamo lavorando con gli antibiotici per cercare di scioglierlo, sono bombe di antibiotici per combattere la polmonite. I medici di Messina mi dicevano che la situazione prevede tempi lunghi. Non è una cosa gravissima, ma ci vorranno mesi. Non so ancora quando potrò tornare a casa”.
Il grazie di Benedetta ai medici di Messina e di Nantes
Benedetta ha poi voluto ringraziare i suoi medici di Messina e quelli che giornalmente la assistono in Francia. Ha raccontato: “I medici qui sono molto bravi e mi aiutano tanto. Mi sto trovando benissimo. La mia famiglia però è Messina. Per me i miei medici di Messina sono i miei angeli. Ho 33 anni e sono arrivata da loro quando ero nata da appena 15 giorni. Per me loro sono la mia famiglia, mi hanno aiutato tanto e hanno aperto per me questa strada quando strade non ce n’erano e porte non se ne aprivano. Questo micro batterio è molto duro da combattere e io ce l’ho da anni. La mia situazione era critica e senza trapianto probabilmente non ci sarei più. Sono arrivata qui dopo tanti sacrifici ma ce l’ho fatta. E dico sempre grazie a loro, perché hanno fatto di tutto per farmi arrivare qui. E anche i medici di qui mi hanno accolto bene, così come gli infermieri, gli oss. Davvero tutti. Non c’è mai nessuno che mi rimanda all’indomani, anche di notte. Nessuno perde tempo e ne sono grata. E anche a livello morale mi danno grande supporto. Spero che tutti i ragazzi che purtroppo si trovano nella mia situazione abbiano modo di essere accolti qui com’è successo a me”.
I medici di Messina a Nantes: “L’avevamo promesso”
Nelle scorse ore, intanto, i medici Maria Cristina Lucanto, Stefano Costa, Simona Cristadoro e Mariangela Lombardo, che al Policlinico G. Martino di Messina hanno avuto in cura per tutta la vita la giovane messinese, hanno deciso di sorprenderla. E dopo qualche ora di viaggio, sono spuntati lì, al suo fianco. Una sorpresa che ha dato forza e gioia alla giovane Benedetta. La dottoressa Lucanto ai microfoni di Tempostretto ha raccontato: “Noi siamo i medici del team Centro regionale fibrosi cistica di Messina. Siamo partiti per una promessa fatta a Benedetta quando ha deciso di accettare il trapianto e accettare questa tipologia di avventura”.
“I pazienti con la fibrosi cistica in generale si trapiantano in Italia – ha proseguito -, ma per lei non era possibile per via dell’infezione che aveva. C’erano delle limitazioni legati ad alcuni protocolli. L’abbiamo proposta in vari Centri italiani, ma per questo e per le limitate donazioni non è stato possibile. Soltanto per questo non ha avuto il trapianto in Italia, non per questioni di qualità, visto che il sistema italiano è tra il migliore al mondo. Il problema resta causato dalle limitate donazioni. Purtroppo ognuno di noi un giorno potrebbe avere bisogno di un trapianto. Bisognerebbe riflettere di più su questo punto”
Messina e Nantes collaborano da anni
La dottoressa ha raccontato il viaggio di Benedetta in ambulanza, sottolineando il grande lavoro della Croce rossa italiana. E ha spiegato che in Francia “l’hanno presa in carico dopo contatti nostri, perché lì a Nantes avevamo trapiantato anche un altro nostro paziente, alcuni anni fa. Oggi sta bene ed è in Italia. Con questi colleghi collaboriamo da una decina d’anni. Per Benedetta ci sono state una serie di riunioni telefoniche e online. Quando hanno accettato abbiamo organizzato, con l’autorizzazione della Regione, il viaggio all’estero. È stata in lista circa due mesi, prima del trapianto a luglio. Noi le avevamo promesso che saremmo andati a trovarla. Per noi è stata una doppia occasione, perché così abbiamo anche potuto stringere ancora di più i rapporti con i colleghi francesi. Un’equipe splendida, che ringraziamo”.
E la sorpresa è riuscita: “Ci ha introdotti la dottoressa Isabelle Danner, che in italiano le ha detto ‘c’è una bella sorpresa per te’. Siamo arrivati in un momento in cui Benedetta era un po’ giù, speriamo questo l’aiuti a risollevarsi. Ce la sta mettendo tutta. Noi l’abbiamo aiutata in questo percorso e le saremo sempre accanto”. Il Centro di fibrosi cistica del Policlinico di Messina è hub regionale ma anche un punto di eccellenza a livello nazionale ed europeo. Già diversi anni fa ha ricevuto il riconoscimento della Società europea di fibrosi cistica ed è stata inserita nel network europeo di ricerca clinica. In questa storia, ha giocato un ruolo fondamentale anche l’Associazione volontari contro la fibrosi cistica, che si è fatta garante con l’ospedale per le spese extra, oltre ad aver sostenuto quelle del viaggio.
Il grazie di Teresa Cristaldi
Ai ringraziamenti, infine, si aggiunge Teresa Cristaldi, amica di Benedetta, assessora alle Pari opportunità del Comune di Viagrande, ma anche paziente e vice presidente dell’Associazione volontari contro la fibrosi cistica e malattie correlate ets (di cui è presidente Mariella Sciammetta): “Si dice spesso che certi reparti diventino ‘casa’ e che i medici e gli infermieri diventino ‘famiglia’. Ecco ne abbiamo avuto la prova concreta. Fare un passo così importante non è da tutti. Va ben oltre il dovere professionale, è pura empatia e amore per la vita dei propri pazienti. Vedere questa vicinanza, questo sentirsi protetti anche a chilometri di distanza, è per noi la gioia più grande. Grazie per non farci sentire mai soli e per avere la capacità rara di farci sentire a casa, sempre. Siete l’esempio della medicina che ci piace: quella fatta di eccellenza, ma soprattutto di umanità”.
