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“Bonjour Casimiro”, si presenta il libro dell’Assessore Samonà

Vittorio Tumeo

“Bonjour Casimiro”, si presenta il libro dell’Assessore Samonà

martedì 26 Ottobre 2021 - 08:10

Imperdibile appuntamento a Villa Piccolo a Capo d’Orlando per raccontare l’universo di Casimiro Piccolo e dei “Gattopardi siciliani”

Nella splendida e immaginifica cornice di Villa Piccolo a Capo d’Orlando, che fa capolino tra le monumentali piante del suo celebre giardino al km. 109 della Strada Statale 113, appuntamento imperdibile il 31 ottobre alle 17.30 per la presentazione del libro “Bonjour Casimiro”, ultima “fatica” dell’Assessore Regionale ai Beni Culturali, scrittore, giornalista e già consigliere di amministrazione della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, Alberto Samonà.

Il barone Casimiro Piccolo (foto archivio Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella)

Nel libro, concepito durante il periodo del lockdown 2020 e pubblicato per la prestigiosa casa editrice Rubbettino, l’autore racconta l’universo di Casimiro Piccolo, pittore e fotografo di rara sensibilità, e i luoghi in cui vissero i baroni di Calanovella, questi originali “Gattopardi siciliani” che a partire dai primi anni Trenta lasciarono per sempre Palermo, dove vivevano in via Libertà 13, e i salotti ovattati della nobiltà cittadina, per trasferirsi nella storica villa di famiglia sulle colline di Capo d’Orlando e, per volere dei Baroni Casimiro e Agata, sede della Fondazione, oggi portata avanti dall’avvocato Andrea Pruiti Ciarello, che ne presiede il consiglio di amministrazione, e dall’amministratore, cavaliere Carmelo Germanà.

Villa Piccolo (acquerello di C. Piccolo, 1909; coll. priv. F .T.)

Ed è proprio nella villa di Piana, contrada Vina, (su cui v., al presente link, un precedente approfondimento di questo giornale: https://www.tempostretto.it/news/tesori-nascosti-villa-piccolo-a-capo-dorlando.html) che nacque una nuova pagina di storia per la famiglia Piccolo, che il barone Casimiro, il poeta Lucio e la sorella Agata Giovanna, esperta di botanica, scrissero insieme alla madre, Teresa Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò. Nel libro, a più riprese, appare anche la figura di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, cugino dei Piccolo che amava soggiornare nella villa orlandina per ritrovarvi quella perduta atmosfera familiare e cercare spunti per quello che poi diverrà il grande capolavoro letterario del Novecento, “Il Gattopardo”.

Agata Giovanna, Casimiro e Lucio (acquerello di C. Piccolo; anni ’10; coll. priv. F.T.)

Alla manifestazione, che prevede un ingresso gratuito e che si terrà nel rispetto delle norme anticovid, sarà presente l’autore e da scaletta sono previsti gli interventi del presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, avvocato Andrea Pruiti Ciarello, del professore Andrea Giuseppe Cerra e della giornalista Milena Romeo.

“Bonjour Casimiro. Il barone e la villa fatata” è un libro che appare una sorta di chimera fra un romanzo e un saggio, con diverse parti narrative e visionarie e altre descrittive della storia di quel mondo aristocratico siciliano del quale i Piccolo sono stati protagonisti. Peculiare è la commistione di stili che emerge come un gioco letterario, corroborato dalla presenza di una bibliografia finale di riferimento che conferisce alto valore scientifico all’opera; il lettore è costretto ad andare oltre le regole ordinarie spazio-temporali, scoprendo incontri e contesti di riferimento all’apparenza impossibili e assiste al disvelarsi graduale di una verità che sovrappone realtà e mondi onirici o forse paralleli.

Nel volume di Samonà non mancano infatti immagini fantastiche o “mitiche” – le stesse trasfigurate da Casimiro Piccolo nei suoi acquerelli – che si traducono nell’apparizione di gnomi, ninfe, maghi, folletti e di altri spiriti della natura. Il libro appare, dunque, come un viaggio fra vicende di tempi andati e dimensione contemporanea, che congiunge dimensione reale e visioni immaginifiche, a volte surreali, nelle quali il narratore si confonde a più riprese con il protagonista del libro, quasi fosse il suo “doppio”.

Vittorio Tumeo

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