No della Cassazione al nuovo processo per i medici assolti. La donna morì nel 2016 in ospedale dopo aver dato alla luce il primo figlio
Messina – La Corte di Cassazione ci “mette una pietra sopra” e asciuga le speranze dei familiari di Lavinia Marano, la cantante messinese morta a 44 anni subito dopo il parto. La Suprema Corte stasera ha detto no a tutti gli appelli: non ammesso il ricorso delle parti civili in merito ai risarcimenti, non ammesso quello della Procura Generale di Messina per l’annullamento della sentenza emessa dalla Corte d’appello di Messina nel 2024. La Procura aveva chiesto una nuova valutazione di secondo grado del verdetto che ha scagionato i medici imputati, affiancandosi alla richiesta della famiglia e del compagno di Lavinia, invece, assistiti dagli avvocati Giovanni Caroè, Nunzio e Franco Rosso e Carola Flick.
La sentenza
La Corte d’appello di Messina il 7 maggio dello scorso anno avevano giudicato lieve la colpa dei medici, o meglio il loro ruolo nelle complicanze che hanno portato la donna alla morte. Applicando la legge Balduzzi, l’imputazione penale per i sanitari del Policlinico era caduta. Il giudizio di responsabilità invece, pur ridimensionato, è rimasto confermato (leggi qui LA SENTENZA)
Quattro i medici condannati in primo grado ed assolti in appello, ovvero i dottori Onofrio Triolo, Vittorio Palmara, Antonio Denaro e Roberta Granese, difesi dagli avvocati Diego Foti, Tommaso Autru Ryolo, Carlo Autru Ryolo, Nino Favazzo e Daniela Agnello. I medici inizialmente indagati erano 10 ma soltanto per 4 era stata confermata la responsabilità.
Morta di parto
Lavinia è morta in ospedale nel settembre 2016, dopo aver dato alla luce il primo figlio. Aveva 44 anni. Per la famiglia e i consulenti medici, la neo mamma poteva essere salvata.
