I lavoratori inferociti chiedono il ritiro del bando e solidarizzano con il dimissionario Di Maria. A Palazzo Zanca cancelli sbarrati. Il corteo si sposta all’Autoparco: si deciderà in assemblea cosa fare.
Autoparco di via Salandra, andata e ritorno. Da lì è partito il corteo dei lavoratori di Messinambiente, lì si è concluso. E sempre lì un’assemblea degli stessi deciderà cosa da fare. Nel mezzo una protesta forte e rumorosa, con due tappe centrali: il tribunale, dove una delegazione ha consegnato un esposto al procuratore capo Guido Lo Forte, e Palazzo Zanca, i cui cancelli sono rimasti sbarrati per più di un’ora (bloccando accessi e uscite), mentre i lavoratori chiedevano a gran voce di essere ricevuti da qualcuno. Richiesta rimasta inascoltata, nemmeno i rappresentanti di Cgil e Uil, Clara Crocè, Carmelo Pino e Silvio Lasagni sono stati ricevuti. E con l’arrivo della pioggia arriva anche la decisione di abbandonare l’ingresso del Comune per tornare all’Autoparco e decidere il da farsi. Nel frattempo è stata bloccato qualche minuto anche il traffico sulla via Garibaldi, anche se poi si è 0deciso di evitare di creare disagi ai cittadini, dai quali i lavoratori si aspettano solidarietà. Solidarietà è stata espressa dagli stessi operai ad Armando Di Maria, che ieri ha annunciato al sindaco la propria volontà di dimettersi (volontà o imposizione?). «Di Maria! Di Maria!», il coro intonato ad un certo punto da alcuni lavoratori. Ma la richiesta, in questo momento, è essenzialmente una: bloccare il bando di gara dell’Ato3, ritenuto dannoso per il futuro della gestione rifiuti in città.
Proprio sul bando verte gran parte dell’esposto presentato stamani in Procura, sei pagine nelle quali si punta il dito contro il sindaco Giuseppe Buzzanca ed il commissario liquidatore dell’Ato Antonio Ruggeri. La protesta va dunque oltre il mancato pagamento degli stipendi (bloccati, peraltro, dal decreto ingiuntivo della Nebrodi Ambiente). Al sindaco viene rimproverato di aver disatteso l’impegno, assunto con sindacati e lavoratori, di ricapitalizzare Messinambiente. Ato3 e Comune, invece, vengono accusati di aver erogato coscientemente somme risapute come insufficienti per garantire la sopravvivenza di Messinambiente, punto questo che era stato più volte sottolineato anche dall’ex amministratore unico, Nino Dalmazio, dimessosi, si legge nell’esposto, «visti i conflitti e i dissapori con Ruggeri e Buzzanca». Su Ruggeri nell’esposto viene scritto: «Non possiamo sottacere un certo imbarazzo per il commissario liquidatore dell’Ato3, che attualmente ricopre numerosi incarichi per conto del Comune come quello di capo di gabinetto del sindaco». Le maggiori contestazioni, dicevamo, riguardano il bando. Bando che, secondo sindacati e lavoratori, escluderebbe già in partenza Messinambiente, con un requisito che dichiarerebbe non ammissibili società in liquidazione.
E ancora: con la gara prevista per il 30 giugno, «come può il servizio partire dal 1. luglio 2011?». Tra i requisiti ci sono anche “idonee referenze bancarie”: «Chi le fa queste referenze a Messinambiente, in questo momento, se l’Ato e il Comune non vogliono garantire l’equilibrio economico e finanziario». Stesso discorso vale per il Durc e per la cauzione da 1,3 milioni di euro richiesta. Capitolo personale: l’articolo 15 del bando prevede l’assunzione di tutto il personale in forza a Messinambiente ma nell’allegato 2, alla voce “Computo estimativo dei servizi…”, vengono previste 355 unità lavorative, oltre cento in meno delle 468 attualmente in forza alla società di via Dogali. Anche il costo orario del personale non corrisponderebbe quello previsto dal contratto nazionale oggi adottato da Messinambiente. Infine osservazioni critiche vengono fatte anche sull’espletamento di alcuni servizi. Rimane il nodo: non ci sono certezze sul futuro della gestione dei rifiuti in città, complice anche una riforma regionale che stenta a decollare e che non regala punti fermi. La domanda è: chi dovrà garantirle, queste certezze?
