“Apprendiamo dalla cooperativa, ma non dall’Amministrazione, che la casa resterà aperta con 38 operatori. Cosa faranno e dove andranno glia altri 15 lavoratori rimasti fuori? ". Da qui la dura presa di posizione.
Ormai da settimane è ufficiale: Casa Serena non chiuderà. Se fino a pochi mesi fa l’amministrazione Accorinti sembrava categorica sulla necessità di chiudere temporaneamente la struttura per consentire i lavori di messa a norma e riorganizzare una servizio ormai divenuto troppo costoso, con il passare del tempo la posizione si è molto ammorbidita, fino ad arrivare ad una soluzione a metà strada. Casa Serena non chiuderà ma durante i lavori sarà dimezzato il numero degli anziani presenti e di conseguenza anche quello dei lavoratori che operano nella casa di riposo di Montepiselli. Una soluzione che fin dal principio era stata avallata dalla Cisl e che ad un certo punto è diventata anche quella del Segretario e Direttore generale Antonio Le Donne. I lavoratori saranno ridotti da 100 a 38, una cinquantina invece gli anziani che resteranno. I dubbi però sono sorti da più parti fin dal primo momento. Ed oggi rischiano di esplodere nella loro gravità.
A lanciare l’allarme è la Fp Cgil che non risparmia toni durissimi contro i colleghi della Cisl e dell’amministrazione Accorinti. “Apprendiamo dalla cooperativa, ma non dall’Amministrazione, che la casa resterà aperta con 38 operatori. Cosa faranno e dove andranno glia altri 15 lavoratori rimasti fuori? Ecco gli effetti del pranzo pasquale” si chiede la segretaria Clara Crocè che definisce l’ccordo trovato come il “frutto di una logica da Prima Repubblica a cui la Fp Cgil non potrà mai sottostare. Fino a qualche mese fa la chiusura della casa di riposo per anziani sembrava cosa certa per la Giunta Accorinti, la quale aveva presentato documenti a supporto per dimostrare la necessità di sospendere l’attività nelle more della ristrutturazione”.
La sindacalista poi fa un tuffo nel passato e si concentra sul pranzo di Pasqua a Casa Serena a cui parteciparono.il segretario generale/direttore generale, Antonio Le Donne, alcuni consiglieri comunali capeggiati dal Presidente del Consiglio Emila Barrile e i rappresentanti della Cisl.. “Quel pranzo ah cambiato le carte in tavola e miracolosamente i problemi strutturali messi in evidenza dai tecnici comunali “sono venuti meno” per cui sono decaduti i motivi per la sospensione dell’attività, E’ durissimo il commento della segretaria della Funzione pubblica della CCGIL, di Clara Crocè, dopo aver appreso dalla cooperativa Azione Sociale che ha in gestione la struttura, e non dall’amministrazione, del documento con cui palazzo Zanca ha previsto una rimodulazione dei servizi, a partire dal 1.luglio, che vedrebbe impiegate 38 unità su 104 lavoratori per assistere max 50 ospiti.
“Non possiamo non rimanere stupiti dal fatto – afferma la Crocé – che mentre agli ultimi tavoli ufficiali l’Assessore Mantineo non ha fatto altro che ribadire la necessaria chiusura della struttura, mprovvisamente la situazione sia cambiata. Inoltre ci domandiamo perché l’Amministrazione continui ad agire senza comunicare nulla alle organizzazioni sindacali, o meglio ad alcune di loro! Tanti i dubbi sollevati dal sindaco che ha immediatamente inoltrato una richiesta di incontro all’assessore ai servizi sociali, Nino Mantineo, chiedendo: di poter visionare le nuove relazioni tecniche presentate dai dirigenti del Comune dott. Aiello e dott. Bruno relative allo stato di sicurezza della struttura con riferimento ai lavoratori e agli anziani; di conoscere i criteri di scelta dei lavoratori che dovranno continuare a garantire il servizio presso la struttura; di conoscere il futuro occupazionale (circa 15 unità) dei lavoratori che non sono inseriti né nella nuova ristrutturazione né nei bandi di gara già pubblicati dal Comune relativamente alla 328 e ai servizi Comunali.. Nelle more dell’aggiudicazione degli appalti che fine faranno i 66 lavoratori?
“Non possiamo fare a meno di stigmatizzare l’atteggiamento assunto dalla Giunta Accorinti che non ha trasmesso alla Fp Cgil neanche l’informazione preventiva – conclude la Crocé – Infine ci domandiamo, per esempio, con quali criteri siano state effettuate, da parte di Palazzo Zanca, le proposte di modifica del capitolato d’appalto, considerando che si prevede il mantenimento di un solo infermiere professionale, con un solo turno diurno e reperibilità h24, a fronte di ben tre guardiani”.
