L'ex rettore di Messina non potrà svolgere attività, in nessun ateneo, per un anno
Messina – Salvatore Cuzzocrea non deve andare ai domiciliari. La pensa così anche il Tribunale del Riesame di Messina, che ha detto no alla richiesta della Procura di ordinare l’arresto per l’ex rettore di Messina, indagato nel “caso rimborsi”. Il Riesame (presidente Vermiglio) conferma quindi la decisione del giudice Eugenio Fiorentino, che in prima battuta aveva già respinto la richiesta, facendo leva sulla “sovrabbondanza di prove” tale da superare le esigenze cautelari. Il Collegio ha però disposto la misura interdittiva della sospensione per un anno di Cuzzocrea dalle attività didattiche, di ricerca e di laboratorio per almeno un anno. Il divieto vale per tutti gli atenei italiani.
La decisione
Le motivazioni del Collegio (Silipigni, Aliberti) non sono ancora state depositate. Si dovrà attendere ancora qualche giorno, quindi, per capire come hanno ragionato i giudici. Sul loro tavolo c’era anche la memoria difensiva che documentava l’intenzione del docente di lasciare l’università di Messina. Agli atti la richiesta di trasferimento in mobilità già inviata alle università Kore di Enna e Link Campus di Roma e Catania. Il professore Cuzzocrea ha chiesto il congedo per un anno o l’aspettativa dall’Ateneo di Messina, dal 2 gennaio al 31 dicembre 2026, prima che si trovi una soluzione definitiva con la sostituzione di un collega disponibile, dedicandosi così all’ateneo romano Link Campus.
Il sequestro
A fine novembre I finanzieri del Comando provinciale di Messina, hanno disposto il sequestro di oltre un milione e mezzo di euro. L’accusa riguarda la presentazione di documenti per acquisti che, secondo gli inquirenti, riguardano spese personali; la richiesta di rimborso di missioni ufficialmente per attività di ricerca ma collegate alla presenza in eventi ippici. Osserva il gip Eugenio Fiorentino in 700 pagine di ordinanza: “Tramite il cosiddetto rimborso spese” si è “aggirato il sistema ordinario di uso dei fondi di ricerca e rendicontazione”. E, per gli inquirenti, così facendo, ci si appropriava “di ingenti somme di denaro mediante l’uso di documentazione contabile artefatta, gonfiata o non inerente al progetto”.
