Le novità, il barcellonese Aveni che è "sospeso" per 12 mesi dopo l'inchiesta sul boss Vetro e i lavori della Regione
Palermo – Clamorose novità dall’inchiesta sui lavori affidati dall’assessorato regionale alle Infrastrutture sfociate, il 10 marzo scorso, alle dimissioni del direttore generale del Policlinico di Messina Salvatore Iacolino, insediatosi qualche giorno prima.
Le novità
Il Tribunale del Riesame di Palermo ha confermato gli arresti domiciliari per il dirigente regionale Giancarlo Teresi e l’imprenditore tacciato di mafia Carmelo Vetro. Intanto il giudice per le indagini preliminari, dopo gli interrogatori preventivi, ha accordato gli arresti domiciliari anche per l’altro funzionario regionale indagato, Francesco Mangiapane. Disco rosso infine per l’imprenditore di Barcellona Pozzo di Gotto Giovanni Aveni, interdetto per 12 mesi dall’attività con obbligo di firma.
Aveni confessa la tangente?
Durante il confronto col giudice, presente anche l’aggiunto Vito Di Giorgio che coordina gli accertamenti, Aveni si è sostanzialmente dichiarato innocente. Il 67enne, scrive però il giudice per le indagini preliminari Filippo Serio: “ha reso dichiarazioni che assumono valore sostanzialmente confessorio”. L’imprenditore in sostanza ha ammesso di aver consegnato 10 mila euro a testa ai due dirigenti alle infrastrutture, dopo l’inizio dei lavori. I due dirigenti avrebbero avanzato esigenze personali, ha spiegato l’imprenditore, al quale lui avrebbe fatto fronte per non aver problemi nel corso dell’appalto. Giovanni Aveni è indagato per i lavori di trasporto della posidonia stoccata temporaneamente a Castelvetrano nel polo tecnologico di contrada Airone. Lavori affidati alla Aveni srl, nel 2024, in danno degli altri concorrenti. I lavori erano stati affidati ad un’altra ditta del messinese, la Cosmak di San Piero Patti.
L’inchiesta su Vetro
L’indagine della Procura di Palermo, coordinata dal procuratore capo Maurizio De Lucia, ha ricostruito i rapporti dell’imprenditore Carmelo Vetro, considerato esponente della mafia di Agrigento, all’interno di alcuni uffici dell’assessorato. L’ipotesi è di corruzione. Al vaglio i ruoli di altri imprenditori nella rete di rapporti che Vetro aveva creato, per sé e per le imprese a lui collegate tramite i subappalti, in vati settori della pubblica amministrazione regionale.
I contatti nel messinese
Sotto la lente anche i contatti con il capo della Protezione Civile regionale Salvo Cocina, la deputata regionale Bernadette Grasso e i vertici di Asp Messina, il direttore generale Giuseppe Cuccì e il direttore amministrativo Giancarlo Niutta. Il 10 marzo scorso gli investigatori hanno effettuato un corposo sequestro di atti anche nella sede dell’Azienda sanitaria provinciale. Grasso, autosospesa dalla Commissione antimafia in attesa di chiarire la sua posizione e i due manager del messinese non sono indagati, allo stato. Tutti e tre sono già stati interrogati dagli inquirenti come persone informate dei fatti. Il tramite tra loro e Vetro sarebbe stato proprio il super manager regionale Iacolino, originario di Favara come l’imprenditore arrestato.
