Le novità dall'indagine sul caso di Francesco Capria dopo la marcia a Bordonaro
Messina – Un lungo corteo ha attraversato Bordonaro per chiedere giustizia per Francesco Capria, il detenuto messinese morto nel carcere di Brucoli ad Augusta (leggi qui La sua storia). I parenti, gli amici e i conoscenti del 41enne si sono ritrovati nel quartiere dove abita la famiglia per poi terminare la commemorazione nella chiesa della parrocchia della Madonna delle Lacrime, dove don Giuseppe Di Stefano ha tenuto un breve discorso.
Anche in carcere si è persona
“Si può morire così? – ha scritto don Giuseppe sulle pagine social della parrocchia – Anche chi sbaglia, chi sta scontando una pena in carcere, non smette di essere persona con il proprio inalienabile diritto alla salute e alla cura. Se a Francesco fossero stato concesso il trasferimento in una struttura idonea per potersi curare adeguatamente, forse non sarebbe morto. Ma noi non lo sapremo mai. Francesco è morto in attesa che la burocrazia riconoscesse che il regime carcerario era incompatibile con la sua situazione di salute. Oggi la nostra comunità piange un suo figlio. Al di là del giudizio su colpe e reati, oggi insieme vogliamo chiedere giustizia per Francesco Capria e i suoi familiari, scrive don Giuseppe Di Stefano della parrocchia Madonna delle Lacrime di Bordonaro.
Indagine nel vivo
Intanto a Siracusa entra nel vivo l’inchiesta sulla morte del detenuto messinese raccontato dal nostro giornale in questo articolo. Il caso di Francesco Capria è al vaglio della sostituta procuratrice Violetta Leonardi che mercoledì 25 marzo affiderà l’autopsia ad un consulente. L’esame servirà a stabilire come è morto il 41enne recluso a Brucoli. Il reato ipotizzato al momento è omicidio colposo, contestato ad ignoti: non ci sono cioè, per il momento, indagati.
Com’è morto Francesco Capria?
L’esame medico legale servirà innanzitutto a chiarire perché è morto Francesco. I familiari del 41enne recluso nel penitenziario di Brucoli sono stati avvisati il 19 marzo della scomparsa, avvenuta il giorno prima. Quando sono arrivati ad Augusta la salma del detenuto era già stata sequestrata e portata in obitorio, dove malgrado le proteste la famiglia non è riuscita a vederla. Per questo la madre e i suoi tre tra fratello e sorelle si sono affidati all’avvocato Giuseppe Bonavita e chiedono alla Procura di Siracusa di fare luce sulla vicenda.
La richiesta di scarcerazione e cure
Francesco era malato e non poteva restare in cella, aveva sostenuto la famiglia. Per questo l’avvocato Bonavita un mese fa aveva chiesto la sospensione della pena o la concessione degli arresti domiciliari, per consentire al detenuto di curarsi. L’Ufficio di Sorveglianza aveva rigettato la richiesta, mandando gli atti al Tribunale per una valutazione più specifica. Francesco Capria è morto prima che venisse fissata l’udienza.
