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Rosatellum, la Consulta dichiara inammissibili i ricorsi: istanze carenti

Rosatellum, la Consulta dichiara inammissibili i ricorsi: istanze carenti

mercoledì 13 Dicembre 2017 - 06:39
Rosatellum, la Consulta dichiara inammissibili i ricorsi: istanze carenti

Quella della Corte Costituzionale è una bocciatura solo formale dei ricorsi dal momento che sono stati presentati in modo carente e da singoli parlamentari. "La Consulta non ha escluso che un gruppo parlamentare possa presentare ricorso", commenta Enzo Palumbo

Quello della Consulta sul conflitto d’attribuzione sembra essere più uno stop con indicazioni per evitare nuovi dinieghi che una bocciatura nel merito.

Ieri infatti la Corte Costituzionale è stata chiamata ad esprimersi in merito ad un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato relativamente alla procedura seguita dal governo per l’approvazione del Rosatellum bis, attraverso il voto di fiducia sia alla Camera che al Senato (procedura inusuale ed applicata finora solo da Mussolini con la legge Acerbo nel ’23, poi nel ’53 con la legge Truffa, quindi nel 2015 da Renzi con l’Italicum e da Gentiloni nel 2017 con il Rosatellum bis).

A sollevare il conflitto d’attribuzione sono stati singoli deputati del M5S, ed è questo uno dei motivi che fatto scattare il semaforo rosso della Consulta oltre al fatto che l’istanza è stata presentata a quanto pare senza indicare chiaramente i “protagonisti” del conflitto, cioè le controparti.

Nella camera di consiglio di oggi- si legge nel comunicato stampa- la Corte costituzionale ha discusso, in sede preliminare di ammissibilità, quattro conflitti di attribuzione riguardanti le procedure di approvazione delle leggi elettorali cosiddette Italicum e Rosatellum. Tre conflitti sono stati presentati da alcuni soggetti che si sono qualificati allo stesso tempo come elettori, soggetti politici, parlamentari e rappresentanti di un gruppo parlamentare (Movimento 5 Stelle). Nessuno dei tre ricorsi individua in modo chiaro e univoco né la qualità in cui i ricorrenti si rivolgono alla Corte né le competenze eventualmente lese né l’atto impugnato. Tali gravi carenze degli atti introduttivi non mettono la Corte in condizione di deliberare sul merito delle questioni. Perciò ne è stata dichiarata l’inammissibilità. Il quarto ricorso è stato proposto congiuntamente dal Codacons, da un cittadino elettore e da un senatore contro il Governo, per aver posto la questione di fiducia, alla Camera dei deputati, durante l’iter di approvazione della legge elettorale cd. Rosatellum. Per ragioni analoghe anche tale conflitto è stato dichiarato inammissibile. Inoltre, posto che un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il Governo, per di più lamentando vizi del procedimento parlamentare seguito presso la Camera dei deputati, nessuno dei ricorrenti è, nel caso di specie, qualificabile quale potere dello Stato”.

Stando a quanto si evince dal comunicato i ricorsi presentati sarebbero lacunosi, carenti e confusionari e solo per questi motivi la Corte Costituzionale non si è espressa nel merito del conflitto stesso.

Il comunicato della Corte è interessante- ha commentato Enzo Palumbo, vice coordinatore degli Avvocati impegnati contro le ultime leggi elettorali- nella misura in cui riferisce che la Corte ha ritenuto inammissibili i primi tre ricorsi perché non individuano “in modo chiaro e univoco né la qualità in cui i ricorrenti si rivolgono alla Corte né le competenze eventualmente lese né l’atto impugnato” e poi che “Tali gravi carenze degli atti introduttivi non mettono la Corte in condizione di deliberare sul merito delle questioni”. Sembra lecito dedurre che la Corte non abbia escluso, in linea di principio, che un gruppo parlamentare possa proporre un conflitto di attribuzione, a condizione che sia chiaramente individuata la qualità del ricorrente, le competenze legislative compromesse e l’atto parlamentare contestato. Quando l’ordinanza della Corte sarà resa nota anche nelle sue argomentazioni, si potrà valutare compiutamente la portata della decisione. Tuttavia, già oggi si può affermare che resta aperto il percorso del conflitto di attribuzione quando un gruppo parlamentare subisca una lesione pregiudizievole delle sue prerogative legislative, il che si è certamente verificato nella misura in cui le otto votazioni di fiducia con cui il rosatellum è stato approvato alla Camera e al Senato hanno impedito la votazione sugli emendamenti proposti da quello specifico gruppo. Se c’è ancora un gruppo parlamentare disposto a rivendicare le sue prerogative dinanzi alla Corte Costituzionale, non mancherà certamente il supporto tecnico-giuridico degli avvocati che sono impegnati in tanti Tribunali italiani nel tentativo di riportare a ragionevolezza costituzionale la normativa elettorale”.

Palumbo quindi non si arrende ed ha già pronto un ricorso che non presenta le carenze riscontrate dalla Corte Costituzionale…

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2 commenti

  1. SARA’…ma allora non sanno nemmeno scrivere un ricorso?

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  2. MessineseAttenta 13 Dicembre 2017 10:03

    Come ho già scritto, Palumbo perde il suo tempo.

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