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Coronavirus, gli ospedali privati donano alla Regione mascherine e presidi sanitari di sicurezza

Redazione

Coronavirus, gli ospedali privati donano alla Regione mascherine e presidi sanitari di sicurezza

martedì 17 Marzo 2020 - 11:29
Coronavirus, gli ospedali privati donano alla Regione mascherine e presidi sanitari di sicurezza

#coronavirus #aiop Formalizzato l’accordo tra assessorato regionale alla Salute e Aiop-Sicilia

E’ stato formalizzato stamattina a Palermo l’accordo tra assessorato regionale alla Salute e Aiop  Sicilia per l’impiego straordinario di personale sanitario e per l’utilizzo dei posti letto degli ospedali privati accreditati compresi quelli di terapia intensiva e semintensiva.

Dopo la firma del protocollo, negli uffici di piazza Ottavio Ziino, la delegazione dell’Aiop, guidata dal presidente regionale Marco Ferlazzo, ha  anche consegnato, in uno spirito di fattiva e concreta collaborazione,  mascherine e presidi sanitari di sicurezza per dare un contributo concreto a medici e operatori impegnati a contrastare l’emergenza coronavirus.  

“Gli ospedali privati rappresentano la componente di diritto privato della rete ospedaliera regionale  e sono dunque una risorsa fondamentale per il sistema – afferma Marco Ferlazzo – ancor più in una stagione di emergenza come quella attuale. Le nostre strutture, con senso di responsabilità, sono pronte a dare il loro contributo per affrontare la sfida posta dal Covid-19. Siamo consapevoli che combattere questo virus significhi assumersi un grosso impegno, ma riteniamo che tutti gli operatori della sanità, a tutti i livelli, debbano responsabilmente offrire il loro contributo per rispondere, con un’azione sinergica, alle esigenze della cittadinanza in un momento emergenziale. E’ dunque per questo motivo – aggiunge il presidente di Aiop Sicilia – che abbiamo rappresentato tutta la nostra disponibilità a collaborare con il presidente della Regione Nello Musumeci e con l’assessore regionale della Salute Ruggero Razza, al quale esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro apprezzamento per la competenza, tempestività e lucidità con cui sta gestendo l’emergenza. Abbiamo messo in rete le nostre strutture, in quanto parti integranti del servizio sanitario regionale, per decongestionare gli ospedali pubblici e gestire eventuali pazienti nei posti letto di Terapia intensiva, per acuti o post acuti di cui disponiamo e che fanno parte della rete ospedaliera regionale. Siamo convinti che soltanto attraverso una solidale risposta all’emergenza da parte di tutte le componenti del sistema sanitario regionale e con una larga diffusione dei corretti comportamenti da parte di cittadini, si potrà contenere e superare questo grave momento di difficoltà per il Paese”.

Gli ospedali privati accreditati hanno messo a disposizione delle aziende e degli enti del Sistema sanitario della Regione Siciliana il proprio personale sanitario, che potrà prestare la propria opera presso strutture pubbliche per concorrere all’erogazione di prestazioni sanitarie presso gli ospedali che verranno individuati dal Dipartimento Pianificazione Strategica dell’assessorato della Salute per il tempo necessario a fronteggiare l’emergenza da COVID-19.  Ma anche i posti di terapia intensiva e semintensiva. Come si ricorderà, Aiop-Sicilia rappresenta 54 strutture con 4.362 posti letto e 6906 unità di forza lavoro. Le strutture private nel 2018 hanno erogato 183.267 prestazioni, nei diversi setting assistenziali (ordinario, Day Hospital e Day service), rappresentando il 23,11% del totale delle prestazioni ospedaliere erogate nell’Isola (prestazioni totali 792.94 fonte PROD). L’Ospedalità privata, nonostante incida per circa il 12% sul totale della spesa regionale, eroga ben il 23,11% del totale delle prestazioni ospedaliere dell’intera Sicilia. Inoltre le case di cura assicurano alle 364.000 impegnative raccolte nel 2018, presso le proprie strutture accreditate, ben 990.000 prestazioni ambulatoriali ai cittadini siciliani.

L’ALLARME DELLA FIALS

Proprio su questo verteva la richiesta del Fials 118. “Serve chiarezza sulle misure di sicurezza che devono rispettare gli equipaggi del 118. Il ministero dice che vanno indossati camici impermeabili e mascherine filtranti, mentre la Regione sembra aver abbassato l’alert scrivendo che per i casi sospetti bastano camice verde e mascherina chirurgica Molte ambulanze – dicono Sebastiano Motta e Carmelo Salamone – stanno finendo le scorte dei dispositivi di sicurezza utilizzati nel caso esclusivo di caso di coronavirus cioè quando ci sono più sintomi, e quando ci sono forti sospetti. In questi casi intervengono indossando la tuta bianca e la maschera idonea. Questi dispositivi iniziano a scarseggiare e sappiamo di intervento svolti senza questi importanti presidi. L’assessorato dal canto suo ha abbassato in un certo senso l’indice di pericolosità dicendo se c’è solo un caso sospetto possiamo indossare il camice verde e la maschera chirurgica. Come sindacato abbiamo appurato quali sono le linee guida e a livello ministeriale sembrano contrastanti, perché si richiede il camice impermeabile, cioè la famosa tuta bianca, e le mascherine filtranti del tipo ffp3, e questo quando ci sono più sintomi chiari, come febbre, problemi respiratori e la certezza di contatti con gente di fuori o positiva. Per gli equipaggi delle ambulanze la Fials pretende il massimo della protezione, di fronte alla salute dei soccorritori non può essere un fatto di eccessi, e neanche la salute degli operatori può essere messa a repentaglio con giustificazioni di alcun tipo. Chiediamo infine maggiore attenzione da parte delle centrali operative 118 nella fase dell’intervista all’utenza, che precede il passaggio dell’intervento agli equipaggi”.

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