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CapitaleMessina: “Dalla giunta vogliamo fatti non proclami”. Note di Nuova Destra e Reset

CapitaleMessina: “Dalla giunta vogliamo fatti non proclami”. Note di Nuova Destra e Reset

domenica 03 Aprile 2016 - 22:09
CapitaleMessina: “Dalla giunta vogliamo fatti non proclami”. Note di Nuova Destra e Reset

"Speriamo che stavolta l'amministrazione risponda alla Corte dei conti con i fatti e non con i proclami". Così CapitaleMessina sulla grave situazione dei conti di Palazzo Zanca. Intervengono anche Reset e Federazione Nuova Destra

Le dichiarazioni di Signorino e dell’amministrazione in merito alla nota della Corte dei Conti continuano a suscitare reazioni. Di seguito quelle di CapitaleMessina, Reset e Federazione Nuova Destra.

La giunta ha minimizzato la portata delle osservazioni dei magistrati contabili sottolineando come in gran parte non corrispondano alla realtà.

Non la pensano così le associazioni.

“Nella speranza- scrive CapitaleMessina- che nel corso della prossima audizione, almeno questa volta (sarebbe la prima) l’amministrazione riesca a rispondere con atti e non con proclami alle innumerevoli problematiche sollevate, non solo economico/finanziarie, ma anche gestionali, crediamo utile segnalare due passaggi a nostro avviso significativi: Il mancato rispetto nel bilancio consuntivo 2014 del parametro 6, concernente il volume delle spese del personale, comporta lo sforamento del limite dei "parametri di deficitarietà", che sono gli indici che misurano lo stato di salute economico-finanziario dell'ente locale, con conseguente sussistenza dello stato di deficitarietà strutturale, condizione che, oltre a ridurre i trasferimenti statali, inibisce per legge l’accesso al "leggendario" e “virtuale” (cit. Corte dei Conti) piano pluriennale di riequilibrio; La Corte dei Conti nel richiamare l’art.188, comma 1 quater, del TUEL, evidentemente sconosciuto all’Assessore, che recita testualmente: “Agli enti locali che presentino, nell'ultimo rendiconto deliberato, …….debiti fuori bilancio, ancorché da riconoscere, nelle more della variazione di bilancio…… e del riconoscimento e finanziamento del debito fuori bilancio, è fatto divieto di assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge”, pone dei vincoli nella gestione delle spese che vanno ben al di la dei limiti imposti dall’esercizio o dalla gestione provvisoria in mancanza di bilancio. Sappiamo che i debiti riconosciuti dalla manovra finanziaria dell'Amministrazione sono solo 24 mila euro a fronte di quelli reali (?) pari a 261 milioni, per coprire i quali non sarebbero sufficienti tutte le entrate del bilancio comunale di un anno, ergo, il rischio del blocco completo dei programmi di spesa con la conseguente paralisi finanziaria della macchina amministrativa municipale e quindi dei servizi comunali per i cittadini. Crediamo che sia inutile, a questo punto, ogni commento…..”

Sulle dichiarazioni post-nota della Corte dei conti interviene anche Reset: “ Questa Città non può più accettare che l’attaccamento alla poltrona ed al potere prevalgano sull’interesse collettivo, non può più accettare che si navighi a vista affrontando le emergenze. A fronte di un debito del Comune di Messina di oltre 400 milioni di euro e nonostante ad oggi Messina sia l’unica città d’Italia a non avere approvato il bilancio PREVENTIVO 2015 ascoltiamo l’ennesima conferenza stampa nella quale Sindaco, Assessori e Direttore Generale si presentano ai Messinesi con toni trionfalistici raccontando l’ennesima svolta storica che questa volta si tramuta addirittura nel MIRACOLO DELLA RESURREZIONE! Questo basta per far capire a tutti come non ci sia alcuna differenza tra la politica preaccorintiana e quella attuale!!

Continuiamo a credere che fin quando in politica non conteranno esclusivamente i fatti sarà impossibile che le cose cambino. Le cose non cambieranno fin quando di fronte a fatti oggettivi sarà possibile che un “politico”, di prima, di ora o di domani, si possa permettere di negare le promesse fatte in campagna elettorale (come quella di dichiarare il dissesto e di iniziare un operazione verità finalizzata all’individuazione dei responsabili)”

Infine la Federazione Nuova Destra: “ alle intenzioni iniziali di cambiamento di una nuova Amministrazione sono subentrate delle difficoltà d’azione ma a tre anni di mandato tutte le operazioni eseguite da questa giunta e dal nostro onesto primo cittadino, non hanno fatto altro che seguire la stessa scia, inconcludente e distruttiva per la collettività, copiata dal vecchio sistema. Pseudo esperti strapagati in cambio di una caduta precipitosa verso il basso. I fallimenti conseguiti da chi ha accettato deleghe sono evidenti, servizi fatiscenti. Un vero disastro. Tuttavia l’incongruenza di questa amministrazione è maggiormente evidente in ogni atto tendente allo sviluppo della città. Loro la chiamano sostenibilità, l’unica cosa insostenibile e la crescita di disoccupati, la moria di aziende e di attività soggiogate dalla incapacità di creare struttura ed infrastrutture. Perdiamo pezzi importanti e storici della città: la Camera di Commercio, Un Ospedale al centro della città, la Corte dei Conti, la Banca D’Italia ed il nostro Ente più produttivo “L’Autorità Portuale. I Tir continuano ad invadere la città a tutte le ore, non esistono regole certe e nemmeno detrattori capaci di determinare una svolta. Mancano i soldi per il Porto di Tremestieri, opera che non abbiamo la certezza che funzionerà tutto l’anno e senza continue dune di sabbia. Secondo noi andavano studiati altri progetti, più utili e funzionali, sia in termine di tempistica per l’attraversamento che di costi.

Questi sono soltanto tre buone ragioni per staccare la spina:

1) Incapacità di utilizzare saperi e riproposizione di un sistema che avvantaggia gli amici a danno della collettività

2) Fallimento totale o parziale di tutti i settori amministrativi e di chi ha deleghe

3) Incapacità di realizzare progetti, importare moneta pregiata e programmare lo sviluppo.

Bisognava chiedere il pre-dissesto sul Bilancio sin dall’inizio ed eventuali assunzioni di responsabilità da parte di chi ha amministrato prima. Vogliamo che si liberi la casa comune e che si ritorni a dare voce ai cittadini sovrani”.

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