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Così fan tutti… e il vizietto di portarsi a casa le zucchine dell’orto-pubblico

Rosaria Brancato

Così fan tutti… e il vizietto di portarsi a casa le zucchine dell’orto-pubblico

domenica 17 Novembre 2013 - 07:15
Così fan tutti… e il vizietto di portarsi a casa le zucchine dell’orto-pubblico

L'operazione Iban ha portato all'arresto di 13 dirigenti della Regione che dirottavano le risorse della formazione nei propri conti personali. L'inchiesta, ma non è l'unica, accende i riflettori sull'anello mancante, la burocrazia. Dietro "comportamenti deviati" c'è la nostra concezione della cosa-pubblica, del denaro pubblico. C'è chi finge di non vedere e chi, nel piccolissimo, ruba quel che può.

L’ultima inchiesta sulla Formazione fa luce sull’anello finora mancante nella catena dell’assalto alla diligenza: la burocrazia. L’operazione Iban ha consentito l’arresto di 13 dirigenti e funzionari della Regione. Si è scoperto che i soldi destinati ad aziende e fornitori nell’ambito della Formazione finivano, con un cambio di iban, nei conti correnti personali dei dirigenti che, non contenti, lucravano anche sugli straordinari. Il bengodi della formazione quindi non alimentava solo il sistema politico e clientelare ma anche gli uffici della Regione. Del resto, leggendo la normativa che regola il sistema non era pensabile che milioni e milioni di euro provenienti dall’Unione Europea sparissero sotto gli occhi di chi doveva vigilare. Elemento questo sottolineato anche dai magistrati messinesi in occasione dell’inchiesta sui Corsi d’oro. Se i controlli fallivano, a prescindere da una normativa fatta appositamente per renderli innocui e facilmente raggirabili, le spiegazioni non sono che due: o i controllori sono incapaci e distratti da non sapere neanche leggere le carte o sono fin troppo furbi. Ed è probabile che questo nuovo filone d’inchiesta porti altri sviluppi.

Nella ricca mangiatoia del presepe non ci sono quindi soltanto i politici, ma anche burocrati ed impiegati, gli stessi che ti possono bloccare una pratica per anni, quelli che per una licenza o un’autorizzazione ti fanno venire i capelli bianchi (per il tempo e la rabbia), quelli che incassano le indennità di riuscita per progetti mai portati a termine, quelli che hanno sempre il coltello dalla parte del manico e se non cedi te la fanno pagare. In fondo si sa, il sindaco, gli assessori, passano, i burocrati restano. Hanno memoria, hanno le chiavi, possono con il silenzio o con una parola, aiutarti o farti cadere. E sono quelli che pagano di meno. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio e questa considerazione riguarda tutte le categorie, dai politici ai dirigenti, dagli imprenditori ai giornalisti. Del resto l’operazione Iban scatta proprio in seguito alla denuncia di un funzionario. E’ un fatto di coscienza e responsabilità individuale. Ma chissà perché quando il denaro, quando la “res” è pubblica, la coscienza si fa più sottile. Nei diversi filoni d’indagine sulla Formazione ad esempio, sono venuti fuori impiegati che a vario modo hanno avallato e consentito le ruberie. Pensate all’impiegato che avvisa in tempo di blitz e controlli o quello che spiega come aggirare meglio la normativa. Spesso venivano ricompensati per altre vie, con docenze o consulenze nei corsi. Tutti hanno famiglia, basta chiudere un occhio o tutti e due. L’assessore alla formazione Nelli Scilabra inviò una lettera a tutti i dirigenti ed impiegati del Dipartimento, invitandoli a segnalare casi di possibili conflitti d’interesse personale. Ognuno avrebbe dovuto “autodenunciarsi”. Risposero in pochissimi.

Le inchieste invitano a riflettere sulla nostra concezione della cosa pubblica. Siamo un popolo che ama la frase “l’occasione fa l’uomo ladro”, quando è possibile aggiriamo la legge, troviamo il modo per truffare lo stato. Se pensiamo che nessuno ci sta guardando, o se lo fanno tutti, lo facciamo anche noi. Forse i dipendenti arrestati erano davvero convinti che la Regione fosse la “loro famiglia” al punto da avere un unico conto in banca, il loro….. Spesso gli incaricati di vigilare che si accorgono dei furtarelli si girano dall’altra parte, o perché non è denaro loro, o per quieto vivere o perché qualche briciola può arrivare. Questo modo di considerare la cosa pubblica come terra da saccheggiare sta dietro diversi comportamenti. Pensiamo ai blitz sull’assenteismo cronico. Se uno non va a lavorare per fare shopping o perché ha un doppio lavoro ruba tre volte: lo stipendio allo Stato, il secondo stipendio in nero a un disoccupato, e froda gli utenti, perché sottrae una risorsa utile. C’è un impiegato dell’Ato sotto processo perché invece di essere al cimitero era altrove, ha avuto un incidente per i fatti suoi ma lo ha denunciato come “incidente sul lavoro”, chiedendo quindi il rimborso all’Inail. Ci sono poi quelli che sottraggono materiale dall’ufficio, dipende dall’istituzione cui appartengono, quindi possono essere penne, materiale edile, rotoli di carta igienica, soluzioni fisiologiche e tovaglie verdi ospedaliere, piuttosto che quadri o poltrone. Ricordo che l’allora presidente dell’Atm Pino Cardile, veniva soprannominato “lo sceriffo” perché aveva il vizio di chiedere conto del fatto che nell’officina a volte misteriosamente venivano riparati motorini o altri mezzi e che gli autobus consumavano più benzina di un’astronave. Anni dopo i magistrati hanno accertato che all’Atm il lavoro era una cosa serissima al punto da accumulare straordinari da far impallidire gli schiavi nelle piantagioni. C’è gente che ha lavorato il lunedì di pasqua quando, è fatto noto, non passa un autobus neanche se vai a prenderlo col carro-attrezzi. Gran parte degli stakanovisti non erano autisti ma impiegati, quindi cosa andassero a fare il Lunedì di Pasqua in ufficio resterà un mistero. Sempre all’Atm si è scoperto che l’81 andava ad Ortoliuzzo con più frequenza di un singhiozzo e il rimborso del chilometraggio richiesto alla Regione per le varie linee era tale da far pensare che gli autobus accompagnassero gli utenti non a Piazza Cairoli ma in vacanza a Rimini. E’ un fatto di coscienza, perché se i soldi fossero i tuoi e tu li avessi sudati ora per ora, non li getteresti via. Il problema è l’uso che si fa del denaro pubblico, della cosa pubblica. Se davvero consideri la cosa pubblica come BENE COMUNE, come il giardino che fa star bene un’intera collettività, non apri i cancelli e dici: entrate e fate quello che vi pare. Se la politica che ruba riguarda pochi, il concetto di cosa pubblica come terra di rapina riguarda, in modo diverso, ognuno di noi. In fondo, dietro un politico che ruba c’è la complicità e il silenzio di chi lo aiuta, di chi non guarda, di chi da quella rapina ottiene qualcosa che cade mentre quello scappa con la refurtiva, di chi si gira dall’altra parte per quieto vivere e di chi, nel suo piccolissimo orto-pubblico si porta a casa le zucchine.

Rosaria Brancato

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6 commenti

  1. Cara dott.ssa Brancato,

    tenga presente che i suoi “dubbi” circa la gestione della res pubblica, del bene comune, etc., erano stato già sollevati e trattati da ARISTOTELE, in “Politica, II, 3”.

    Qualche esempio: «Quando tutti possiedono tutto, nessuno si curerà di qualcosa».

    «Ciò che è comune al maggior numero, non è fatto segno alla benchè minima attenzione. Tutti pensano soprattutto al proprio personale interesse, difficilmente s’incaricano di quello pubblico».

    Basta contestualizzare per comprendere perfettamente l’insussistenza intrinseca del sistema attuale nonché la sua dannosità, la quale è ben evidente agli occhi di tutti.

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  2. Ormai da qualche anno in tutti i talk show , nei bar , sentiamo la solita frase ” I politici si manciunu i soddi” .
    Credo che sia doverosa una attenta riflessione e affermare con tranquillità di animo e di coscienza che i soldi se li mangiano o tentano di mangiarseli buona parte degli italiani messi nella condizione di poterlo fare .
    Basta scagliarci contro i politici , guardiamoci allo specchio e facciamo tutti un autodiagnosi di onestà.

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  3. Bellissimo articolo, ma non risponde alla vera domanda: “Cosa fare per?”
    Un anno fa in Tv non si parlava d’altro che di Redditometro e di controlli automatici dei Conto Correnti bancari. Argomenti come Privacy, riservatezza, libertà personale squarciavano l’etere, sorprendendo. Un’unica novità: a cercare di spiegare gli errori di questi strumenti erano giornalisti, impiegati e grossi burocrati di Stato. Silenzio assoluto da parte degli autonomi, abituati da tempo all’uso di strumenti inquisitori senza beneficio di prova da parte del Fisco italiano. Ma questa volta faceva capolino una novità: Monti aveva esteso tale metodica d’indagine a tutti i cittadini Italiani e, quindi, anche anche ai boiardi e agli alti dirigenti di Stato.
    Queste proteste finirono come d’incanto qualche mese fa, proprio alla vigilia dell’applicazione del Redditometro e dei controlli bancari con una dichiarazione di Befera, direttore dell’Ag. delle Entrate: “Il Redditometro e i controlli bancari verranno usati solo nei confronti delle categorie a rischio di evasione”.
    Tradotto, suonava così: ” Tranquilli, carissimi colleghi statali con responsabilità di governo, spesa e controllo; le verifiche le faremo solo agli Autonomi.”
    Quindi, per tornare alla domanda iniziale, non se ne uscirà mai fintanto che lo Stato sarà il controllore di se stesso. Un giorno forse l’Europa ci fornirà strumenti esterni, come avviene con il Governo federale U.S.A., al di sopra delle parti, ma fino a quel momento dovremo accontentarci di indagini come queste, nate dalle rivelazioni di qualcuno e non da un’indagine spontanea di qualche Corpo dello Stato preposto al controllo. E come al solito finiranno nel nulla perché troppo ampia sarà sicuramente la platea interessata dalla corruzione. L’unica certezza il pentimento dell’usignolo rivelatore, che verrà diffamato e distrutto nella credibilità.
    Mi nasce un’altra domanda, che porgo alla sua intelligenza come giornalista: “Che sia questa la vera ragione per cui, in TV, ci stanno rendendo l’Europa antipatica ed egoista?”

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  4. I parenti..lontani, perché quelli prossimi, temo si siano anche loro ormai stancati, conoscono l’analisi della realtà socio-politica italiana più volte consegnata alla nostra comunità di lettori, “mutuata” però dal grande compianto psico sociologo indipendente Prof. Luigi De Marchi , pressoché misconosciuto al grande pubblico….che si può sintetizzare nella ….individuazione dell’ effettivo “scontro sociale” sostanzialmente tra DIPENDENTI DEL PUBBLICO vs DIPENDENTI DEL PRIVATO. Superando di fatto la ” vecchia” analisi Marxiana di scontro fra “proletari e capitalisti “e sostituendole con categorie e schemi più “attuali”. Ora, chi non vede che nel dopoguerra italiano si è affermata ed estesa una ELEFANTIACA armata burocratica autoreferenziale e sopra dimensionata che però nel tempo si e’ conquistato un potere forte ed oscuro ritagliandosi con la complicità dei politici tutta una serie di “bonus” e privilegi corporativi INOSSIDABILI. Dall’articolo di Rosaria Brancato viene magnificamente fuori questo quadro desolante, alimentato da un “humus culturale”che li fa ritenere ” razza” INATTACCABILE ed al di sopra di ogni sospetto. Ora si potrebbe ragionevolmente sostenere che, fatti salvi i servizi pubblici essenziali : GIUSTIZIA – ISTRUZIONE -SICUREZZA -SANITÀ che dovrebbero anzi essere maggiormente sostenuti ed implementati dallo Stato, quasi TUTTO l’enorme apparato burocratico parassitario potrebbe essere “alleggerito”e mandato finalmente a….lavorare. Si libererebbero così risorse fondamentali per allentare l’insopportabile tassazione che grava sull’economia reale , frenando lo sviluppo e penalizzando sino a farle scomparire le piccole e medie imprese italiane ,

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  5. Invelatosempre. Analisi degna di attenzione. Tuttavia se permette una chiosa. Faccio osservare che la stessa struttura burocratica- parassitaria si è ormai installata all’interno delle istituzioni europee…con gli stessi privilegi ” irresponsabili” di cui godono i NOSTRI…

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  6. Gentilissima dottoressa Brancato, tutto vero quel che scrive sempre con l’eleganza che la contraddistingue.
    Mi permetto di rammentarle molto sommessamente che una volta per le visure ipocatastali per accertare la proprietà di un immobile era necessario del tempo e tanto denaro, da scoraggiare qualsiasi accertamento se non necessario, adesso basta un operatore autorizzato con l’ausilio di un p.c.
    Dovrebbe sorgere spontaneo a chi ha l’obbligo (e la volontà) di controllare perchè si continua a costruire in ogni angolo della città, ci si reca manifestando interesse all’acquisto, e si sente rispondere “tutto venduto”, ma le case si presentano mai abitate.
    Cosa rappresentino quei beni lo lascio definire alla sua fantasia.
    Qualcuno ha mai indagato sulle tante agenzie immobiliari (in franchaising)? Le loro denunce dei redditi hanno mai interessato qualcuno?
    Dopo che anche i magistrati hanno abolito la giacca e la cravatta, gli operatori del settore sono rimasti gli unici ad indossarle ancora, tanto da farne la loro divisa.
    Basta seguire gli annunci a tutta pagina sul quotidiano locale per capire l’evoluzione dei loro affari, non cercarli nei loro conti correnti perchè difficilmente ci sarà traccia, in quanto è tutto in nero: provare per credere.

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