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Comune di Messina, stop lavoro agile. Csa e Cisal dicono no: emergenza fino al 15 ottobre

Emanuela Giorgianni

Comune di Messina, stop lavoro agile. Csa e Cisal dicono no: emergenza fino al 15 ottobre

martedì 25 Agosto 2020 - 07:45
Comune di Messina, stop lavoro agile. Csa e Cisal dicono no: emergenza fino al 15 ottobre

Il rientro per i dipendenti del Comune di Messina e il ricorso all’Ispettorato della Funzione Pubblica: "Stato d'emergenza prorogato al 15 ottobre"

Csa e Cisal da tempo chiedevano il rientro, in condizioni di sicurezza, del maggior numero possibile di dipendenti del Comune. Adesso, però, a non convincerli è la direttiva della Segretaria Generale, Rossana Carrubba, che dispone la sospensione del “lavoro agile” per gli impiegati.

La direttiva di Carrubba

L’attacco si rivolge, in particolare, ad una frase utilizzata dalla Segretaria: “con il venire meno dello stato di emergenza”, scelta infelice secondo i sindacati, “un’affermazione che, oggi più che mai e con i contagi in ripresa, sa più di auspicio che di presupposto” dichiarano.

La direttiva vuole far riferimento alle linee guida ministeriali per una corretta applicazione delle misure di sicurezza per il graduale rientro sui luoghi di lavoro.

Ma dispone l’immediata sospensione del lavoro agile per tutti i lavoratori con il conseguente rientro generalizzato del personale all’attività ordinaria dal 10 agosto 2020.

La diffida di Cisal e Csa

Secondo Santi Paladino, Segretario Generale della Cisal, e Pietro Fotia, Segretario Generale del Csa Regioni Autonomie Locali, la direttiva non tiene conto della circolare n. 3 della Funzione Pubblica, esplicativa dei comportamenti comuni da tenere da parte delle amministrazioni pubbliche.“Il percorso in atto di “ripartenza” del sistema-Paese non può prescindere dalla definizione di rigorosi percorsi che, nelle singole realtà, associno il previsto ritorno alla normalità con l’esigenza di garantire la tutela della sicurezza e della salute dei dipendenti” riporta la circolare e precisa: “è perciò necessario che le amministrazioni diano corso ad un processo di analisi e di individuazione di misure di gestione del rischio, attraverso un modello idoneo a garantire le più opportune condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro in cui le attività debbono essere svolte in presenza del personale”.I

Ma a non convincerli è, ancor di più, la totale assenza dell’adozione del Protocollo di Ente che prevede tutte le misure di sicurezza nei luoghi di lavoro, in modo da garantire le norme anticovid e assicurare le condizioni igieniche degli uffici.

Le due sigle denunciano come non venga effettuata un’adeguata dotazione di dispositivi di protezione individuale; non venga rilevata le temperatura corporea all’ingresso dei luoghi di lavoro; non venga svolta un’accurata pulizia degli ambienti lavorativi e delle postazioni individuali di lavoro nè le operazioni routinarie di sanificazione; non vengano garantiti percorsi specifici per i fornitori esterni per le attività di carico e scarico; e non siano controllati gli accessi agli uffici e il ricevimento senza preventivo appuntamento.

La segnalazione all’Ispettorato

Per questo motivo si sono, dapprima, rivolti direttamente alla Carruba, chiedendole di revocare la direttiva, riprendere le relazioni sindacali e provvedere al ripristino delle condizioni di igiene e salubrità dei luoghi di lavoro.

Non trovando riscontro alla propria richiesta, hanno ricorso al competente Ispettorato della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’Ispettorato ha precisato che “con Delibera del Consiglio dei Ministri 29 Luglio 2020 è prorogato fino al 15 ottobre 2020 lo stato di emergenza”.

Per questo ha chiesto alla Segretaria chiarimenti in ordine al rientro del personale disposto in assenza del protocollo di ente che preveda tutte le misure di sicurezza.

Purtroppo, infatti, dato anche il momento che stiamo vivendo, in cui il rischio epidemiologico sembra riprenderepericolosamente vigore, l’emergenza non è per nulla venuta meno. E mantenere tutte le misure di sicurezza necessarie deve restare un imperativo per tutti.

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