Primi risvolti in udienza sul caso che ha portato ai domiciliari l'ex sindaco di Capo d'Orlando
PATTI – Prima “chiamata in aula” per l’ex sindaco di Capo d’Orlando Enzo Sindoni, ai domiciliari da fine dicembre nell’ambito dell’inchiesta sul crack e i collegamenti tra il consorzio Upea, la Pubblististem e l’Orlandina Basket. Il giudice per le indagini preliminari di Patti ha aperto e chiuso ieri la prima udienza con un rinvio a fine febbraio per definire alcune questioni procedurali. Si torna in aula il mese prossimo, quindi, per sentire la Procura di Patti – il caso è affidato al sostituto procuratore Andrea Apollonio – e l’avvocato Carmelo Occhiuto, difensore di Sindoni.
In tre escono dal processo?

Ieri c’è stato comunque il tempo di stralciare le altre posizioni, ovvero quelle degli altri tre indagati, coinvolti a vario titolo come consulenti e rappresentanti delle società operanti nel consorzio: Santino Gori, Maria Milone e Giuseppe Micale. I tre hanno chiesto di patteggiare pene dagli 8 mesi ai 2 anni e l’Accusa si è detta d’accordo. Il Giudice però prima di dire la sua vuole acquisire alcuni documenti in copia conforme, ieri non agli atti, ed ha rinviato tutto alla prossima udienza. Nessuna parte offesa ha chiesto la costituzione di parte civile.
L’indagine sul crack da quasi 90 mln di euro

L’indagine risale a cinque anni fa. La Procura di Patti aveva chiesto l’arresto ma sia il giudice per le indagini preliminari che il Tribunale del Riesame avevano detto no. Poi la Cassazione ha accolto l’istanza dell’Accusa e Sindoni è andato ai domiciliari. Il reato principale è bancarotta fraudolenta e riguarda gli ultimi anni delle tre società. Il debito stimato dalla Guardia di Finanza di Capo d’Orlando e del comando provinciale di Messina ammonta intorno a 86 milioni di euro, soprattutto nei confronti dell’Erario.
