Le indagini sulle cause del cedimento della palazzina a Messina continuano. Ieri il rinvio ma cominciano le operazioni sui reperti ossei
MESSINA – Ieri doveva essere il giorno dell’esame dei telefoni cellulari dei tre indagati per il crollo a Pistunina. Ma al Comando provinciale dei carabinieri di Messina tutto è stato rinviato al 4 settembre.
Gli indagati sono l’imprenditore del settore carni Alessandro Panarello, che aveva acquisito il locale al pianoterra per riaprire una rivendita; il titolare della ditta edile Pasquale D’Alì e l’ingegnere Pietro Leone, progettista del palazzo e parente della famiglia che ne ha voluto la costruzione. Si cerca in particolare traccia di eventuali precedenti sopralluoghi o lavori e fotografie su quel maledetto “pilastro” o due pilastri che potrebbero essere tra le concause del collasso dell’edificio.
Ricordiamo che le ipotesi di reato sono tre: omicidio colposo plurimo, rimozione e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e delitti colposi di danno.
Gli esami del Dna sui resti recuperati dai soccorritori
Altro punto fondamentale gli esami del Dna sui resti recuperati dai vigili del fuoco e gli altri operatori dei soccorsi tra le macerie dell’edificio collassato lo scorso 30 luglio. I carabinieri dei Ris hanno convocato le parti per oggi, negli uffici del Comando provinciale di via Monsignor d’Arrigo, dove cominceranno le operazioni peritali sui reperti ossei ai quali non è stato possibile attribuire un’identità.
Il ruolo centrale dei periti
Nella necessità di accertamenti tecnici non ripetibili, le sostitute Anna Siliotti e Antonietta Ardizzone hanno dato incarico come consulenti tecnici all’ingegnere e professore Andrea Prota e agli ingegneri Antimo Fiorillo e Rodolfo Urbani. Esperti di alto livello che devono aiutare a ricostruire le cause del cedimento. In prima battuta l’analisi della documentazioni e poi le verifiche nel luogo del crollo.
Per chi lavoravano gli operai? E quante persone erano all’interno al momento del crollo a Pistunina?
Ma chi erano e per chi lavoravano gli operai al pianoterra, lì dove doveva essere avviata una macelleria? Quante persone erano presenti dentro la palazzina lo scorso 30 luglio, poco prima delle 16? Gli inquirenti possono pure esaminare alcuni video girati da residenti dei palazzi vicini per ricostruire le presenze e chi è andato via dopo il crollo.
I quattro morti e i due dispersi
Al piano superiore, nelle due abitazioni, c’erano l’imprenditore Carmelo Leone, da una parte, e Rosa Leone e il marito Santino Magazzù, rimasto disperso, e Sara Leone, appena rientrata dalla casa estiva a Falcone per accompagnare la sorella a una visita di controllo. In questa zona c’era pure il domestico cingalese Lhairu Warnakulasuriya, pure lui disperso tra le macerie.
Di sotto, al primo piano, l’attività commerciale Grandi Magazzini, con la fuga della titolare e di pochi clienti che erano vicini all’uscita. Più complicata la fuga dal bazar cinese per i dipendenti Alessandra Frazzica e Davide Lambiase (quest’ultimo in prova), che si trovavano nel deposito al piano seminterrato. E la prima non è riuscita a scappare in tempo, come ha raccontato il suo collega.
“Non risultano autorizzazioni per interventi strutturali al Genio civile”
Ma di quali lavori si tratta? Così l‘ingegnere capo del Genio civile Santi Trovato: “Nel nostro ufficio non risultano, nell’ultimo anno, autorizzazioni in corso riguardo ai lavori nello stabile”. Né risultano al Comune di Messina. Un altro aspetto centrale per le indagini in corso.

