Il pacifista ha inviato una lettera aperta al Commissario, commentando i fatti dello scorso 16 febbraio
In risposta alle ‘tensioni’ susseguite all’intervento del pacifista Renato Accorinti durante il concerto di Roy Paci e gli Aretuska in Fiera, lo scorso 16 agosto, lo stesso Accorinti ha scritto una lettera aperta rivolta al Commissario dell’Ente Fabio D’amore e all’intera città.
Accorinti apre con una premessa: “Se questa città vuole fare passi avanti per diventare comunità per prima cosa deve fermarsi a riflettere e confrontarsi nel rispetto delle diversità di pensiero, di idee, e soprattutto nel rispetto della persona e dei suoi diritti fondamentali, indipendentemente dal ruolo che ha nella società. Tutte le mie iniziative sono animate da questo sentimento e cioè il rispetto della persona, in quanto appartenente alla famiglia umana, con tutti i suoi diritti fondamentali e indipendentemente dalle sue idee che posso condividere o meno. Gli attriti che spesso si possono creare nei rapporti umani non possono prescindere dal riconoscimento della dignità dell’altro, e ribadisco che l’essenza nelle mie iniziative è di lottare contro l’errore non contro l’errante”.
Poi torna sul ‘fatto’: “Ormai da anni Roy Paci, un artista che da sempre nei suoi concerti esprime il suo impegno sociale e politico – compreso il No al Ponte –, mi chiede di partecipare ai suoi concerti con uno spazio di libertà, e in questa occasione, oltre a ribadire il No al Ponte, ho parlato della bellezza dello Stretto di Messina, di come sia un luogo unico al mondo e che abbiamo il dovere di preservare, di essere veri cittadini e dunque non delegare mai ma avere il senso della partecipazione, che è la vera essenza della democrazia. Ho ribadito che il futuro è nelle nostre mani e di contrastare una classe ‘politica’ che è riuscita a rendere uno dei luoghi più belli del mondo in una città invivibile; infatti le statistiche parlano chiaro: una città non a misura di bambino, di anziano, di disabile, di giovani, non ha spazi culturali ne verde pubblico, collegamenti urbani scadenti, dismissione di RFI nell’area dello Stretto, raccolta differenziare quasi inesistente, l’Università…ecc…un elenco che potrebbe continuare a lungo”.
“Appena sceso, nel camerino della band alle spalle del palco, gli uomini della
security della fiera hanno tentato di prelevarmi per allontanarmi, nel frattempo è entrato il Commissario D’Amore, uomo delle istituzioni, che con enorme aggressività mi ha offeso in modo pesantissimo, trattenuto da più persone nel suo tentativo anche di aggressione fisica nei miei confronti – continua Accorinti -. Tutto questo è già gravissimo, ma lo sono molto di più i contenuti di ciò che ha detto, ed è su questo che chiedo che si rifletta: Roy Paci l’ho pagato e non poteva fare questo…non aveva il diritto a farti parlare sul palco…qui (la fiera) è casa mia, siete scorretti!”.
La lettera prosegue con Accorinti che si rivolge personalmente a D’Amore: “Caro Fabio, in tutto il pianeta gli artisti vengono pagati per le loro prestazioni, e non è possibile mettere il veto alle loro idee (che ovviamente non sono verità) e alla loro libertà. La gente è altrettanto libera di approvare o meno quello che loro dicono da un palco. Caro Fabio, in tutto il mondo gli artisti, pagati da privati o da Enti Pubblici, hanno sempre espresso liberamente il loro pensiero sia direttamente che invitando sul palco altre persone per parlare di mille problemi, locali o internazionali, da Bono Vox degli U2 a Springsteen, da Celentano ad artisti poco conosciuti…(Jovanotti e Giobbe Covatta hanno fatto i loro spettacoli pagati dal Comune di Messina indossando la maglietta No al Ponte). Gli artisti lo fanno da sempre e lo continueranno a fare e tutti dovremmo sempre garantire questi spazi di libertà, indipendentemente dal fatto se i contenuti ci piacciono o meno. Non dobbiamo avere paura della parola, dobbiamo rivendicare sempre e comunque il diritto a parlare. Così come per Alfano è stato ‘normale’ parlare all’inaugurazione della Fiera a favore del Ponte sullo Stretto (e tu lo hai applaudito), così non doveva creare ‘scandalo’ parlare di questo argomento in forma diversa in un altro momento pubblico. Non sono preoccupato della diversità di opinione sulla questione Ponte sullo Stretto, ma del fatto che nel 2009, ancora, alcuni diritti universali dell’uomo come quello della libertà di parola e del rispetto della stessa costituzione vengano messi in discussione e addirittura calpestati. Caro Fabio – conclude il pacifista -, ti auguro fraternamente una serene riflessione, spogliandoti da quella pesante e forse condizionante veste di Commissario, vola alto, la vera politica ha bisogno di gente libera, spero di poterti incontrare al più presto e senza alcun rancore ti abbraccio”.
Foto Sturiale
