Ieri nella chiesa madre il senatore Beppe Lumia ed il deputato regionale Panarello hanno raccolto sfoghi e richieste degli abitanti del borgo colpito il 1. ottobre scorso. Papà Lonia: «Non ho più niente, ma per lo Stato sono un benestante e non ho diritto ad alcun sussidio»
I bambini giocano a pallone nella piazzetta della chiesa madre, a Giampilieri superiore. Nei loro occhi solo la voglia di emulare i grandi campioni della serie A. E quando ci fermiamo ad osservarli, quasi entusiasti della gioia di vivere che stanno regalando ad un paese che quasi un anno fa è stato travolto dalla morte, loro ci chiedono gentilmente di spostarci, perché stiamo occupando quella che rappresenta la loro porta immaginaria. Quella dove far gol. Oggi Giampilieri è un paese che ha una voglia immensa di tornare ad essere normale. E per farlo servono tre cose, come ben sintetizzato ieri sera dal senatore Beppe Lumia del Pd, intervenuto insieme al deputato regionale e collega di partito Filippo Panarello ad una tavola rotonda organizzata dal giornale on-line il Carrettino delle Idee: fare, fare bene, fare velocemente. Questi i requisiti individuati da Lumia, queste le richieste semplici, almeno a dirsi, della popolazione, che ha affollato i banchi della chiesa che ha ospitato l’incontro.
«Sono quattro i punti in cui sarà necessario rispettare questi requisiti – ha affermato Lumia, dopo aver raccolto le istanze dei cittadini – e sono la messa in sicurezza, l’assistenza alla popolazione, l’assistenza ai familiari delle vittime, la richiesta di giustizia». Capitolo messa in sicurezza: il nodo sono le risorse. «Sono stati stanziati circa 120 milioni – ha confermato Lumia – ne mancano all’appello almeno 160, sui quali attendiamo dei segnali. Lo Stato centrale non dovrà fare differenze tra nord e sud, un’alluvione a Messina vale quanto una al nord». Ma un punto è focale, anche in risposta a qualche polemica sollevata dalla gente sul progetto che riguarda lo smantellamento di via Vallone e la riqualificazione proposta dal prof. Navarra: «L’ultima parola spetta ai tecnici, altrimenti si rischia di non concludere nulla». Concetto condiviso da Panarello: «Le soluzioni vanno individuate da chi ne ha la competenza».
Polemico, Lumia, sull’assistenza alla popolazione e ai familiari delle vittime: «Qui si è fatto poco o nulla. Va corretta l’ordinanza di protezione civile, ma soprattutto bisogna evitare la pacca sulle spalle e la strumentalizzazione delle vittime da utilizzare per la guerra politica. Mai promettere cose che non si possono fare, per poi giocare allo scarica barile». Panarello è entrato nel dettaglio circa la legge regionale proposta dal sindaco Buzzanca sull’assunzione dei parenti delle vittime, arenatasi all’Ars: «Ci sono delle difficoltà, nessuno ha detto no a Buzzanca. Ma il commissario dello Stato ha sollevato delle obiezioni, e se esse rimarranno, dovremo trovare un altro percorso». Infine la “sete” di giustizia manifestata dalla gente: «Chi non ha preso sul serio le avvisaglie della prima alluvione del 2007 – ha detto il senatore – deve pagare e darne conto. L’inchiesta vada avanti e si eviti che finisca tutto a tarallucci e vino».
Giustizia, più attenzione nei lavori, riflettori accesi anche al di là dell’ormai imminente anniversario: queste alcune delle questioni sollevate dall’affollato uditorio. «Voglio giustizia – è stato l’amaro sfogo di Nino Lonia, che il 1. ottobre ha perso tutto, figli, moglie, casa, lavoro – ci hanno fatto tante promesse, ma a distanza di 11 mesi nessuno ha più alzato il telefono per chiedere qualcosa di noi. Voglio ricominciare a vivere. Ma per lo Stato oggi sono benestante, perché sono solo e dichiaro 20 mila euro l’anno. E quindi non ricevo sussidio. In realtà non ho niente». La voce è strozzata. «Non ho più niente».
