L'amaro sfogo di una lettrice: una tragedia ricordata nell'assordante silenzio dell'Italia e nell'indifferenza di parte della comunità messinese
Una mail ricevuta nel giorno della commemorazione delle 37 vittime dell’alluvione del 1.ottobre, quella che a breve vi proporremo, ma che di proposito proprio quel giorno abbiamo deciso di non pubblicare per evitare di alimentare sterili polemiche. Soprattutto nel momento in cui, anche le pagine del nostro quotidiano, che minuto per minuto ha cercato di seguire gli attimi della tragedia, ha deciso di dedicare solo al ricordo.
Volendo però, come sempre fatto, dare spazio a tutte le voci dei lettori che con le loro riflessioni contribuiscono a creare un dibattito democratico, abbiamo deciso di proporre oggi il punto di vista di una cittadina che, con un pizzico di amaro in bocca, sottolinea come anche nel giorno del lutto, del dolore composto per l’intera comunità messinese, il resto del paese, e forse anche una parte della stessa città, abbia deciso di trattare quella dello Stretto come una tragedia di serie B. Sensazione avvertita sin dai primi giorni, e purtroppo confermata dalle dichiarazioni frettolose e superficiali di chi continua a non dare oltre i soliti e vuoti botta e risposta
Di seguito la lettera di Emanuele La Face
«Un lungo anno è passato da quel giovedì 1 Ottobre che ha sconvolto le vite di chi in quella notte ha perso figli, madri, genitori, nonni, amici.
Un anno a cercare responsabilità, giustizia e pace, quella pace interiore che mai nessun mministratore, locale o nazionale,sarà in grado di dare, perché il vuoto è davvero immenso. Cercavamo conforto, rispetto per le “nostre” vittime…solidarietà nazionale. Appelli per non essere dimenticati, per attenzionare la vera verità, per non essere ancora sepolti dalle parole amare che ci definivano “abusivi” . E abbiamo ricevuto la totale indifferenza dell’Italia intera. Un’Italia che non ha interrotto i palinsesti della Rai, proponendo esattamente come ieri sera “I migliori anni”. Un’Italia incapace di lanciare l’sms solidale per la raccolta fondi. Un’Italia incapace di proporre rubriche televisive di approfondimento delle tematiche di attualità (Porta a porta, Matrix, etc…) ad un anno da quella terribile alluvione che ha provocato 31 vittime e 6 dispersi. È triste vedere come tutto questo sia stato troppo presto dimenticato.
Ma è altrettanto doloroso riscontrare la freddezza anche tra noi messinesi. Ieri il nostro primo cittadino aveva dichiarato “lutto cittadino” : bandiere a mezz’asta e chiesto ai commercianti di abbassare le saracinesche in quell’ora in cui tutto il popolo messinese si sarebbe dovuto ritrovare in preghiera nella Cattedrale. Io mi trovavo nel centro di Messina proprio in quell’ora e tranne qualche saracinesca abbassata lungo la Via Garibaldi, ho toccato con mano la totale indifferenza dei commercianti messinesi, come se quella richiesta non toccasse in alcun modo la loro categoria, come se quelle 37 vite spezzate non fossero mai appartenute a questa città. Probabilmente non sono questi i gesti necessari per dimostrare la solidarietà, ma condividere un ricordo così doloroso sicuramente avrebbe alleviato la pena, avrebbe fatto sentire al resto dell’Italia che Messina è ancora unita, anche nel ricordo.
E i telegiornali nazionali e locali? Un servizio di pochi minuti alle tv nazionali. Certo ad un anno dalla tragedia non c’erano case o edifici pubblici da inaugurare, non c’erano politici nazionali che hanno toccato con le loro mani i 37 (?) cantieri aperti per la messa in sicurezza.
Mentre le nostre innumerevoli reti locali hanno riproposto quanto accaduto un anno fa, con un semplice sottofondo musicale (roba da dilettanti!). Incapaci, parzialmente o totalmente, di raccogliere nuove testimonianze, incapaci di montare servizi sulla scopertura del monumento avvenuto nel pomeriggio di ieri o sulla fiaccolata che ha visto tanti paesi uniti in silenzio in ricordo di quelle ore che hanno devastato strade, case e portato via vite umane.
E allora non aspettiamoci nulla dal resto dell’Italia se l’attenzione non ce la riserva nemmeno il popolo messinese».
Emanuela La Face
