Annamaria Garufi ci racconta ciò che resta della Lelat. “Ma a giugno sarà la fine-

Annamaria Garufi ci racconta ciò che resta della Lelat. “Ma a giugno sarà la fine-

Annamaria Garufi ci racconta ciò che resta della Lelat. “Ma a giugno sarà la fine-

sabato 01 Marzo 2008 - 12:33

“Giugno, non potremo andare avanti oltre il mese di giugno-.

Questa l’amara constatazione di Annamaria Garufi, fondatrice della Lelat, che continua a rilevare l’agghiacciante disinteresse di istituzioni e cittadinanza nei confronti di una struttura che per anni ha rappresentato un vanto per la nostra città occupandosi del recupero dei tossicodipendenti.

A dicembre la chiusura del servizio notturno del centro, il dirottamento dei giovani senza famiglia in altre strutture (o, peggio ancora, in strada), la riduzione del personale che, sino ad allora, si era preso cura dei ragazzi in terapia.

A gennaio l’appello per un rinnovato interesse da parte dei privati.

– E’ passato un mese e mezzo da allora, qualcuno si è fatto vivo?

“Non si muove nulla; l’unico a dichiararsi partecipe alla nostra vicenda è stato un industriale di Villafranca, il quale ci ha ricevuto nel suo ufficio per vedere in quale modo fare ripartire alcuni dei nostri progetti. Da allora, però, null’altro è successo. L’iniziativa del signore non ha avuto seguito, e noi ci troviamo esattamente nelle stesse condizioni di qualche mese fa.

Il commissario Sinatra, pur essendo l’unico a dimostrare serio interesse nei confronti di questi ragazzi, non ha gli strumenti per agire-.

– Quanti sono gli ospiti del centro diurno?

“Una decina; vengono seguiti da quell’esiguo numero di operatori che ho potuto mantenere (due dei quali lavorano ormai part time), ma che non bastano a sostenere la mole di lavoro che, in ogni caso, c’è-.

– Attualmente verso cosa è indirizzato il vostro operato?

“Ci stiamo dedicando maggiormente alla formazione; proprio oggi pomeriggio è previsto, ad esempio, un incontro con una psicologa che tratterà la tematica cocaina. Nella nostra città, infatti, non esistono strutture a supporto dei cocainomani. Stiamo, dunque, “approfittando- della disponibilità di formatori che vengono gratuitamente da altre città, ma a cosa servirà avere degli operatori così preparati? Se non risolveremo presto i nostri problemi, di questa formazione usufruiranno associazioni del resto d’Italia, che, come è successo in questi mesi, molto apprezzano i collaboratori che, dovendo lasciare la Lelat, sono “approdati- in altre significative realtà-.

– Cosa si può fare?

“Sinceramente non lo so. Continuo a sperare nell’intervento dei privati…-

– Pensa di poter contare sull’aiuto della prossima amministrazione?

“Quale? Destra e sinistra si sono alternate nel corso degli anni, ma non mi sembra che ci sia stata una tale sensibilità da evitare quello che, purtroppo, è successo. Non ce la facciamo più! Se le cose continueranno così, saremo costretti a chiudere a giugno-.

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