Femminicidio Zinnanti, "un delitto annunciato tra controllo e possesso"

Femminicidio Zinnanti, “un delitto annunciato tra controllo e possesso”

Redazione

Femminicidio Zinnanti, “un delitto annunciato tra controllo e possesso”

domenica 15 Marzo 2026 - 07:56

L'analisi criminologica dell'avvocata Tulelli rivela i segnali ignorati dietro la tragedia di Messina. Le radici in un terreno di dominio psicologico e fisico

MESSINA – La tragica fine di Daniela Zinnanti non è solo un fatto di cronaca nera, ma il risultato di una dinamica relazionale tossica ampiamente studiata dagli esperti. Analizzando i fatti, emerge con chiarezza come il delitto affondi le radici in un terreno di dominio psicologico e fisico.

Un processo di escalation

L’analisi tecnica dell’accaduto non lascia spazio a dubbi: non si è trattato di un raptus. “Il caso di Daniela Zinnanti, uccisa dall’ex compagno Santino Bonfiglio a Messina, presenta purtroppo molte delle caratteristiche che in criminologia riconosciamo nei femminicidi di matrice relazionale. Quando analizziamo episodi di questo tipo, non siamo quasi mai di fronte a un gesto improvviso o imprevedibile, ma a un processo di escalation della violenza che si sviluppa nel tempo e che spesso lascia segnali molto chiari prima dell’evento letale” – dice l’avvocata Rita Tulelli.

La trappola del controllo

Il cuore del problema risiede nell’incapacità dell’aggressore di accettare l’autonomia della vittima. “Dal punto di vista criminologico, ciò che emerge con forza è la dinamica di controllo e possesso che caratterizza alcune relazioni violente. In queste situazioni l’autore del reato fatica ad accettare la fine del rapporto e percepisce il rifiuto della partner come una perdita di potere e di identità. La separazione, o anche solo la volontà della donna di interrompere definitivamente la relazione, rappresenta uno dei momenti statisticamente più pericolosi. In criminologia sappiamo infatti che molti femminicidi avvengono proprio quando la vittima prova a sottrarsi al controllo del partner o dell’ex partner”.

Il paradosso della denuncia ritirata

Uno dei punti più delicati riguarda il precedente legale tra i due, spesso oggetto di cattive interpretazioni. “Un elemento particolarmente significativo in questa vicenda è la presenza di una precedente denuncia poi ritirata. Questo aspetto viene spesso frainteso dall’opinione pubblica, ma chi studia la violenza domestica sa che è un fenomeno estremamente frequente. Le vittime possono ritirare la denuncia per molte ragioni: paura di ritorsioni, dipendenza emotiva o economica, speranza che il partner cambi, pressioni familiari o sociali, oppure il desiderio di evitare ulteriori conflitti”.

“In criminologia si parla del cosiddetto ciclo della violenza, un meccanismo nel quale alle fasi di aggressione seguono momenti di apparente pentimento, promesse di cambiamento e tentativi di riconciliazione che possono indurre la vittima a fare un passo indietro”.

I segnali d’allarme

Esistono indicatori precisi che avrebbero dovuto far scattare la massima protezione. “Analizzando il caso con gli strumenti dell’analisi criminologica, emergono diversi indicatori di rischio che spesso precedono i femminicidi: precedenti aggressioni, conflittualità relazionale, rifiuto della donna di riprendere la relazione e un comportamento ossessivo o persecutorio da parte dell’uomo. Questi elementi costituiscono quelle che chiamiamo ‘red flags’, segnali di allarme che indicano una possibile escalation della violenza”.

“È importante sottolineare che, nella mente di alcuni autori di femminicidio, l’omicidio non viene percepito come un atto puramente distruttivo, ma come un gesto estremo di riaffermazione del controllo. La partner non è vista come un individuo autonomo con libertà di scelta, ma come una figura su cui esercitare dominio emotivo e relazionale. Quando questo dominio viene messo in discussione, si può generare una reazione violenta che nasce da frustrazione, rabbia e senso di perdita”.

La necessità di prevenire

In conclusione, la tragedia messinese deve servire da monito per il futuro della rete di protezione. “Dal punto di vista criminologico, casi come questo dimostrano quanto sia fondamentale riconoscere e prendere sul serio i segnali precoci della violenza domestica. Il femminicidio raramente nasce dal nulla: molto spesso è l’esito finale di una lunga sequenza di comportamenti violenti, minacce, controllo e aggressioni che precedono l’evento tragico”.

“Per questo motivo il sostegno alle vittime, la protezione tempestiva e la valutazione del rischio sono strumenti fondamentali per prevenire esiti letali. Questa tragedia, dunque, non può essere interpretata solo come un dramma individuale, ma come l’ennesima manifestazione di una dinamica criminologica ben nota: la violenza che nasce dal possesso e dall’incapacità di accettare la libertà dell’altra persona. Comprendere questi meccanismi è essenziale non solo per analizzare il singolo caso, ma soprattutto per prevenire che storie simili continuino a ripetersi”.

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