“Ultimatum” dei rappresentanti sindacali al prefetto Alecci e all’amministrazione: entro dieci giorni la convocazione di un tavolo, altrimenti sarà sciopero. E intanto l’OrSa risponde alla affermazioni di La Corte: «Le professionalità ci sono, è l’azienda che non le sa utilizzare»
Un vero e proprio “ultimatum” quello lanciato dalle organizzazioni sindacati in una lettera inviata al sindaco Buzzanca, al prefetto Alecci e alla commissione di Garanzia per lo sciopero dei trasporti pubblici. Lo sciopero in questione rischia infatti di essere quello dei dipendenti dell’azienda di pubblico trasporto della città. Ciò nel caso in cui, entro dieci giorni, non giungano risposte e rassicurazioni da parte del mondo politico. I sindacati, con in testa la Fit Cisl, chiedono una convocazione entro tale scadenza per sperare di trovare soluzione ad una vertenza che sembra essere senza fine, In primis corrispondendo le mensilità di aprile e maggio.
Nella lettera i sindacati hanno infatti evidenziato come sia presente in azienda “un fortissimo stato di tensione dovuto alla mancanza di notizie per il pagamento degli arretrati, né sulla volontà di intraprendere un percorso di risanamento e rilancio dell’Atm attraverso un serio piano industriale che possa coniugare razionalizzazione dei costi e migliore utilizzo delle risorse umane”. I rappresentanti dei lavoratori hanno altresì denunciato il “sempre maggiore decadimento qualitativo e quantitativo del servizio di trasporto pubblico urbano offerto, oltre le periodiche esternalizzazioni di una dirigenza aziendale che, incapace di arginare la deriva gestionale, cerca di scaricare sui lavoratori e sul sindacato il frutto delle proprie incapacità”.
E non manca la -polemica- anche da parte dell’OrSa dopo le dichiarazioni di fuoco rilasciate da Cristofaro La Corte in commissione Bilancio al Comune (vedi articolo correlato): Maurizio Riposo e Giovanni Burgio, rispettivamente segretario provinciale e aziendale dell’Orsa, scrivono una lettera altrettanto “bollente” al commissario dell’Atm. Facendo qualche esempio sulla situazione di alcuni bus provenienti da riparazioni operate in officine esterne «che il commissario reputa “altamente professionali” e individua come unica soluzione per aumentare i mezzi in circolazione». La macchina 306, uno bus snodato, ferma da settimane per la riparazione del cambio, con la “gemella”, la macchina 304, ferma da mesi per la riparazione del motore, affidata a ditte esterne, mentre il cambio smontato dal bus giace “inoperoso” nell’officina aziendale. La soluzione sarebbe sin troppo semplice: «Vista la similarità delle macchine, basterebbe montare il cambio “inoperoso” della 304 nella 306 e mettere quest’ultima immediatamente in servizio in attesa che la ditta incaricata compia “l’impresa” di consegnare il motore riparato». Ma, rivolgendosi a La Corte, i sindacalisti dell’Orsa sottolineano che «a volte le soluzioni semplici sfuggono per la radicata disorganizzazione aziendale che Lei non è riuscito a calmierare, basterebbe intendersi di meccanica e marketing dei trasporti, piuttosto che altro, per individuare soluzioni banali utili a mitigare i disservizi in attesa della svolta decisiva da tutti auspicata. Restiamo in attesa del suo autorevole intervento volto alla celere soluzione del problema descritto, a meno che, come accade in Atm, per autorizzare questa semplice operazione, non si presenti la “necessità” di svuotare ulteriormente l’esercizio per rimpinguare i traboccanti uffici con il trasferimento “in poltrona” di altri operatori “ individuati all’uopo per coadiuvare il capo area che a sua volta ha incaricato il responsabile di settore di monitorare l’evolversi delle lavorazioni in corso…” ».
Ci sarebbero altri esempi riportati da Riposo e Burgio, ma la sostanza cambia di poco. Secondo l’Orsa il risultato delle scelte del commissario «è riassumibile nella quasi totale scopertura del servizio extraurbano che prevede l’utilizzo della rete autostradale. Ci giunge altresì notizia che le “collaborative” ditte esterne da Lei individuate, al momento si rifiuterebbero di consegnare alcune riparazioni a causa di lamentati mancati pagamenti delle lavorazioni effettuate. Non vorremmo che alla fine della sua avventura, si verificasse, ancora una volta, l’accumulo di debiti verso ditte private da lasciare in eredità all’incolpevole collettività. Quanto esposto dovrebbe esserLe sufficiente per realizzare, in tempo utile, che la tecnica delle esternalizzazioni, propagandata come panacea di ogni male aziendale, anche nel caso delle riparazioni, non ha prodotto i risultati sperati, tutt’altro. La costosa manodopera esterna (facilmente reperibile in azienda nonostante la Sua reticenza) ha prosciugato le poche risorse disponibili da investire in pezzi di ricambio e rendere produttive le maestranze aziendali. Non riusciamo a spiegarci come si riesca a reperire i soldi per affidare le riparazioni a terzi, quando Lei stesso lamenta da tempo l’impossibilità economica di approvvigionare i magazzini aziendali dei ricambi necessari a garantire il pur minimo servizio. Privatizzazione degli utili e socializzazione del debito?».
L’Orsa non ha dubbi: «In azienda esistono professionalità in grado di affrontare le lavorazioni che Lei preferisce affidare a ditte esterne, basterebbe mettere le maestranze nelle condizioni di lavorare piuttosto che consegnarli alla gogna mediatica come fannulloni incapaci, nessun genio della meccanica sarebbe in grado di effettuare alcuna riparazione se sprovvisto di opportuni strumenti e pezzi di ricambio che Lei e il suo staff non riuscite a fornire. Alla luce dei fatti risulta solare la Sua scarsa conoscenza delle dinamiche aziendali, evidentemente gli impegni “privati” che spesso la “costringono” lontano da Messina, la mettono nelle condizioni di non conoscere nei dettagli i mali dell’azienda, poi è troppo semplice recarsi alla Commissione Bilancio per consegnare i lavoratori in pasto all’opinione pubblica attraverso un intervento privo di contraddittorio, o peggio, cercare di recuperare un minimo di rosso in bilancio tagliando illecitamente i diritti economici dei lavoratori».
«Siamo curiosi – concludono Riposo e Burgio – di sapere a quanto ammonteranno i tagli sui compensi della gestione commissariale che, a prescindere dalla propaganda aziendale, nei fatti garantisce una produzione quantificabile in poco più di una quarantina di bus sugli almeno 120 che sarebbero necessari in una città di 250.000 abitanti e non riesce a recuperare un minimo del deficit pregresso nonostante il giusto taglio indiscriminato degli straordinari. Se l’intervento commissariale serve semplicemente per ribadire quanto da anni tutto i lavoratori denunciano con forza, si potrebbe cominciare a tagliare gli sprechi facendo a meno di gestioni commissariali pagate per organizzare una forma di risanamento ma che nei fatti producono ulteriore caos e attacchi inconsulti rivolti a lavoratori che da tre mesi attendono il salario ma responsabilmente continuano a garantire il servizio lavorando pressoché gratuitamente».
