Ne è sicuro Giuseppe Scandurra, presidente nazionale federazione antiracket. Quello di oggi solo l'ultimo atto intimidatorio nei confronti di Alessandro Rizzo, imprenditore edile
-Non si è trattato di un semplice avvertimento-. Ne è sicuro anche il presidente nazionale della federerazione antiracket Giuseppe Scandurra, che ha espresso solidarietà ad Alessandro Rizzo, 34 anni, imprenditore edile. Probabilmente era lui il bersaglio del nuovo atto intimidatorio, fortunatamente andato a vuoto, verificatosi alle 2.30 stanotte sul pianerottolo al quinto piano dello stabile al n. 23 sul viale Giostra dove abita tutta la famiglia dell’imprenditore. Il quantitativo di esplosivo fatto saltare era in grado di provocare un strage. Chi lo ha lasciato non voleva inviare un semplice messaggio, ma voleva colpire il cuore della famiglia di Alessandro Rizzo, vicepresidente di Confindustria giovani. Il trentaquattrenne aveva più volte denunciato gesti simili nei suoi confronti.
Prima un appartamento bruciato sulla S.S. 114 dove aveva appena realizzato uno stabile, poi una croce impressa accanto al citofono del suo studio, a marzo un’aggressione da parte di un uomo che brandiva un’ascia e ad aprile l’incendio della sua Mini Cooper sotto l’abitazione dove è stato messo l’esplosivo. Tutto denunciato alle forze dell’ordine.
Stanotte l’episodio più eclatante. Un quantitativo di esplosivo, forse tritolo, lasciato sul pianerottolo di casa, in piena notte.
-Confidiamo nel lavoro delle forze dell’ordine e della Procura – conclude Scandurra -ci impressiona e fa preoccupare solo la potenza deflagrante dell’ordigno ceh poteva provocare danni molto più seri-.
(Foto Dino Sturiale)
