E’ arrivata nella tarda serata la sentenza d’appello nel processo scaturito dall’inchiesta Aula Magna, ossia lo scandalo scoppiato dodici anni fa sulla compravendita di esami all’Ateneo.
La Corte d’appello ha disposto il non doversi procedere per Teresa Bicchieri per l’unico capo contestato e l’assoluzione di Daniela Maiorana. Rideterminata la condanna per Sebastiano Giglia, 2 anni; 1 anno e 9 mesi per Teresa Cuscinà, Roberto Deitinger, Saverio Guida e Maria Lantone. Confermate le condanne a 3 anni per Marcello Maiorana, Alfredo Mellini, Grazia Nuccio e Maria Laura Trifirò.
In primo grado, nel 2004, i giudici avevano deciso tredici condanne, sette assoluzioni, due dichiarazioni di prescrizione ed una lunga serie di assoluzioni parziali.
L’indagine partì dopo la telefonata, alla fine del 1995, di una studentessa universitaria ad una trasmissione televisiva di Rai Tre, nel corso della quale la ragazza denunciò il mal costume dilagante degli esami facili a Messina. Emersero una lunga lista di esami svolti irregolarmente quando non effettuati del tutto ma certificati, ed un giro di prestiti a usura. Alla sbarra finirono docenti, ricercatori, studenti e “intermediari-
Hanno difeso gli avvocati Nunzio Rosso, Salvatore Stroscio, Sandro Troja, Carlo Zappalà, Salvatore Carrabba, Nino Favazzo, Luigi Autru Ryolo, Enrico Ricevuto, Giuseppe Amendolia e Fabrizio Formica.
