Si chiude la Fiera, si riapre la fase delle incognite. Di certo c’è il successo dell’ultimo spettacolo della rassegna, con la giovane star di “Amici”
Titoli di coda per la 71. Campionaria. A scriverli, anzi, a cantarli, Pierdavide Carone, giovane “star” prodotto del vivaio di “Amici di Maria De Filippi”, la cui notorietà raggiunta in pochissimi mesi ha portato nei vialoni della Fiera cinquemila persone. Un grande successo, a suggello di una formula, l’accoppiata stand ¬¬– spettacoli, che funziona. Ad essa si è aggiunta la cultura, con le mostre di Picasso, Modigliani e Jacob e di Chagal e l’esposizione del manoscritto inedito di Ugo Foscolo scoperto da Giacomo Fiordaliso e al centro, durante la Campionaria, di una tavola rotonda. L’ex Irrera a Mare, non a caso, è stato ribattezzato palazzetto della cultura della Fiera.
Tutto questo basta? A qualcuno sì, ad altri no, del resto il leit motiv di ogni estate è “Com’è la Fiera quest’anno?” con risposte che spaziano dal “Mah, sempri i stissi cosi” ai più entusiastici “Di gran lunga meglio dell’anno scorso”. La verità, probabilmente, sta sempre in mezzo. Sta, ed esempio, nelle aspettative dei messinesi, aspettative che se un tempo potevano essere pretenziose nei confronti della “grande” Fiera Internazionale di Messina, oggi non lo possono essere più, complice una politica che smantellato un ente che va rifondato. Sono cambiati i tempi, sono cambiati gli scenari, deve cambiare anche la location. E soprattutto la rifondazione non può essere affidata a commissariamenti lampo ma ad una programmazione seria che chi gestisce un ente del genere a tempo, come capitato a Fabio D’Amore negli ultimi due anni, non può realizzare. Troppe le incognite, troppe le nubi. E quindi, tra chi ritiene la Fiera di questi anni un “mercatino” e chi, invece, la giudica analizzando il contesto e soprattutto senza rivangare i fasti di un passato che per tanti motivi c’è più, si va avanti. Ma la necessità di una svolta si avverte, e in tempi rapidi.
