Locorotondo, Muscolino e Catania sulla intenzione della Regione di vendere l'ex ospedale: «La politica messinese dia un segnale di autorevolezza. Positiva la prima reazione del sindaco, purché non sia un annuncio a effetto»
L’ex ospedale Margherita? Può diventare un complesso alberghiero. Questa l’intenzione che pare voler perseguire la Regione Sicilia, che ha inserito l’ex nosocomio cittadino tra gli immobili da vendere e valorizzare, anche col sostegno dei privati. Un piano che non è piaciuto né al sindaco Giuseppe Buzzanca, che ha chiuso le porte ad «un’idea campata in aria» e a «nuove speculazioni dei privati», né ai sindacati.
A dire la loro i segretari dei comparti pensionati di Cgil, Cisl e Uil, Pippo Locorotondo, Carmelo Muscolino e Carmelo Catania, secondo i quali «la notizia dell’ipotesi di una messa in vendita dell’ex ospedale Regina Margherita ripropone le contraddizioni di una gestione dissennata della sanità regionale che costa tantissimo (intorno ai 2/3 del bilancio regionale) e non offre servizi e prestazioni efficienti e sicuri: troppe fortune politiche, troppe fortune economiche, tanti sprechi . Il complesso di viale della Libertà è stato dismesso da ben 12 anni e da allora è stato pressoché abbandonato e ad oggi non si riesce ancora a capire quale sia la destinazione. Di fronte all’inerzia della AUSL e della Regione e all’insipienza della classe politica, assistiamo ad un fiorire di “idee in libertà” di cui qualcuna ad effetto, anche se scarsamente realistica, e qualche altra forse non del tutto disinteressata».
«A noi – si legge nella nota – sembra che la cosa più semplice del mondo sia quella, che però sembra sempre più andare in disuso, di utilizzare le cose secondo le loro destinazioni, soprattutto se e quando trattasi di destinazione pubblica e di beni rispondenti alle primarie esigenze della cittadinanza. Nella fattispecie questo significherebbe fare del Margherita un grande centro di riabilitazione, non soltanto per la città ma anche per l’intera regione e perché no, anche per altre regioni e attrarre “mobilità attiva”».
«E’ noto – aggiungono i tre rappresentanti sindacali – il processo di invecchiamento della popolazione che, insieme ad altri effetti positivi, porta anche all’esigenza di più cure e più riabilitazione. Fra l’altro la Sicilia è rimasta l’unica regione a non avere l’ADI, che comunque non è sostitutiva o alternativa. Un centro di riabilitazione fra l’altro significherebbe anche, e per una provincia come la nostra sarebbe prezioso più di ogni e qualsiasi altra iniziativa, creare decine, forse centinaia, di nuove occasioni di autentico lavoro. E che si tratti allora del Project Financing o di altri percorsi e strumenti, riteniamo che finalmente la classe politica messinese debba dare un segnale forte di presenza e, se è possibile, di autorevolezza, convincendo o costringendo il governo della regione siciliana a smetterla con gli scippi a questa provincia e pretendendo che per il Piemonte e per il Margherita si adottino le soluzioni più congrue al bene comune, che magari nell’immediato hanno un costo, ma che, subito dopo, significheranno più protezione sociale e utilizzo corretto delle risorse».
Secondo Locorotondo, Muscolino e Catania, infine, «la prima reazione del sindaco va letta positivamente purché non si tratti di un annuncio ad effetto. Per parte nostra, coinvolgeremo le strutture confederali e regionali e, se necessario, non escludiamo adeguate iniziative di sostegno».
S.C.
(foto Dino Sturiale)
