Rampulla è considerato il capo indiscusso di Cosa Nostra in provincia di Messina
Il patrimonio dello Stato si arricchisce con i beni della mafia. Due appezzamenti di terreno ed un’azienda agricola sono stati confiscati dalla Dia di Messina al boss di Cosa Nostra Sebastiano Rampulla.
Per gli inquirenti è lui il capo di Cosa Nostra in provincia di Messina. Un padrino vecchio stampo, capo della famiglia mafiosa di Mistretta che aveva esteso la sua egemonia anche nelle province di Messina, Catania ed Enna.
“Zu Vastiano”, com’era conosciuto nell’ambiente, aveva tessuto negli anni una straordinaria tela di rapporti.
Bernardo Provenzano e Nitto Santapaola lo tenevano in grande considerazione. La conferma l’ha fornita il pentito Antonino Giuffrè quando ha rivelato di aver inviato un pizzino al latitante Binnu Provenzano in cui indicava Rampulla come uomo di grande affidamento e sul quale si poteva sempre contare. .
La Direzione Investigativa Antimafia di Messina ha confiscato beni per 6 milioni di euro su provvedimento della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania. La DIA ha confiscato un terreno di 320.000 metri quadrati a Caltagirone, una ditta di coltivazioni agricole sempre a Caltagirone ed un terreno agricolo con annesso un antico fabbricato rurale, di particolare pregio, per un’estensione di 20.000 metri quadri in contrada S.Marina a Reitano.
Il provvedimento di confisca giunge dopo lunghe ed articolate indagini ed un sequestro di beni per 25 milioni di euro eseguito l’anno scorso. Lo spesso criminale di Rampulla è di tutto rispetto e le radici affondano già negli anni ottanta. U “Zù Vastianu” fu condannato dalla Corte d’Assise di Caltanissetta a 14 anni di reclusione per il tentato omicidio del fratelli Vincenzo e Sebastiano Santarello. Nel luglio 2005 nell’operazione Dioniso dei Carabinieri del Ros di Catania fu riconosciuto “quale esponente di primo piano di Cosa Nostra nella Sicilia Orientale, con la carica di rappresentante della famiglia di ristretta con competenza sull’intera provincia di Messina in virtù del suo carisma e della sua autorevolezza”. Caratteristiche che Rampulla faceva spesso valere direttamente quando c’era da contattare imprenditori per affari importati. Le estorsioni, infatti, sono state per anni l’attività principale della famiglia di Mistretta. Basti ricordare che l’IRA Costruzioni, l’impresa che eseguìva i lavori di raddoppio della linea ferroviaria Messina-Palermo, nella tratta compresa nel territorio di Barcellona, era costretta a versare 30.000 euro mensili a Rampulla. Lui stesso definiva il territorio della provincia di Messina “Come una sua pentola” ed in qualità di capo di Cosa Nostra intascava fiumi di denaro.
Naturalmente negli anni è finito spessonella rete delel froze dell’ordine. Basti ricordare l’operazione “Requiem” (del 2002) poi confluita nella “Icaro” che nel 2003 lo indicò come appartenente ad un’associazione mafiosa finalizzata alla commissione di plurimi omicidi, estorsioni, rapine, gioco d’azzardo ed altri reati. I Carabinieri stilarono l’organigramma della mafia messinese indicando Rampulla indicato quale personaggio di spicco accanto a Giuseppe Gullotti e Salvatore “Sem” Di Salvo (Barcellona), Cesare e Vincenzo Bontempo Scavo (Tortorici), Sebastiano Bontempo (cosca dei Batanesi) e Carmelo Armenio (Brolo). Va precisato che in tutti questi anni Sebastiano Rampulla è stato affiancato nella sua attività dalla sorella Maria e, soprattutto, dal fratello Pietro condannato all’ergastolo per la strage di Capaci. Proprio lui avrebbe procurato il tritolo e confezionato l’ordigno che uccise il giudice Falcone e la sua scorta.
