A lanciare l'allarme Antonino D'Orazio (segretario regionale Orsa): «la chiusura dell’impianto laziale produrrà il trasferimento di parte dei marittimi a Messina che non ha gli strumenti per accoglierli e renderli produttivi»
Messina come Civitavecchia? Speriamo di no, ma la “silente dismissione” che RFI sta attuando nelle due città non fa certo presagire per il meglio. E’ il segretario regionale siciliano dell’Orsa, Antonino D’Orazio, ad esprimere soliudarietà verso i colleghi del settore navigazione Fs della cittadina laziale, dalle 11 di ieri in sciopero ad oltranza per contestare la chiusura dell’impianto navigazione di Civitavecchia a partire dal primo dicembre. Una dismissione che per i colleghi equivarrebbe alla perdita del loro attuale posto di lavoro, determinando, nella migliore delle ipotesi, la necessità di una loro sommaria ricollocazione in altre attività ben distanti dalla sede di lavoro originaria e l’ulteriore perdita di produzione nel settore .
«Come accade a Messina – scrive D’Orazio – anche a Civitavecchia RFI continua in silenzio ad evitare il confronto nel mercato, i fautori della liberalizzazione selvaggia, messi di fronte al fatto compiuto, dimostrano tutta la loro pochezza manageriale abbandonando il confronto la dove vengono meno i sostegni dello Stato che fino ad oggi si è preoccupato unicamente di finanziare l’alta velocità del nord abbandonando a se stesso il servizio di trasporto pubblico nel meridione e nelle isole maggiori».
Sulla questione è intervenuto anche il Presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia Fabio Ciani che in una dichiarazione ufficiale ha espresso «profondo disappunto verso la dismissione del servizio di traghettamento ferroviario, precisando che il traffico ferroviario con la Sardegna e’ una realtà’ consolidata che nel corso degli anni si e’ incrementata ed e’ cresciuta insieme all’economia dell’isola e del continente mantenendo alta la possibilità di produzione. L’attuale flessione è dovuta unicamente all’assenza di volontà da parte di RFI di ristrutturare la flotta per adattarla all’evoluzione tecnologica legata alla modalità di trasporto».
E partendo da questa situazione vien da pensare male anche per le sorti del trasporto in riva allo Stretto: «La crisi di Civitavecchia – continua D’Orazio – è il preludio del dramma che a breve investirà Messina, le vertenze sono profondamente legate fra loro, la chiusura dell’impianto laziale produrrà il trasferimento di parte dei marittimi a Messina che non ha gli strumenti per accoglierli e renderli produttivi. RFI per non perdere le sovvenzioni statali ha in programma di mantenere la “continuità territoriale” con la Sardegna attraverso l’impiego di una nave in forza alla flotta messinese che periodicamente dovrebbe spostarsi nella rotta sarda privando di un’ulteriore unità la già carente flotta in servizio nello Stretto, trascinando di fatto l’impianto siciliano al collasso organizzato. L’intenzione di F.S. di abbandonare il mare e il meridione per concentrare gli investimenti nel trasporto su rotaia del nord è ormai di pubblico dominio, l’OrSA, che rappresenta la grande maggioranza dei marittimi di Messina e Civitavecchia, si sta adoperando per unificare le vertenze e porre un argine di lotta compatta all’ennesimo attacco sferrato contro i ferrovieri del mare».
