Giampilieri, Scaletta, Guidomandri: ecco dove e come la gente potrà tornare a casa

Giampilieri, Scaletta, Guidomandri: ecco dove e come la gente potrà tornare a casa

Giampilieri, Scaletta, Guidomandri: ecco dove e come la gente potrà tornare a casa

sabato 05 Dicembre 2009 - 00:46

In fotogallery le bozze del piano di perimetrazione elaborato dai cinque esperti nominati dal commissario per l’emergenza Lombardo. Nelle zone rosse divieto di ricostruzione e obbligo di demolizione, in quelle gialle e verdi si può tornare ad abitare. Precarie le condizioni delle aree viola

Sono cinque gli esperti nominati dal commissario delegato per l’emergenza Messina, il presidente della Regione Raffaele Lombardo, e hanno già pronta la bozza di una perimetrazione delle aree a rischio delle zone alluvionate. Ai tre consulenti già conosciuti, Enrico Foti e Michele Maugeri dell’Università di Catania e Nicola Casagli dell’Università di Firenze, si sono aggiunti Fausto Guzzetti, esperto in protezione idrogeologica, del Cnr di Perugia, e Giuseppe Basile, geologo del dipartimento regionale di Protezione civile. Una commissione messa in piedi da Lombardo con un primo scopo: chiarire dove si potrà continuare a vivere nelle zone alluvionate, dove si dovrà andare a demolire e dove non si potrà più tassativamente costruire.

Le tre immagini che vi proponiamo (le potete vedere ingrandite in fotogallery) ci mostrano la prima bozza del lavoro svolto dai cinque esperti relativamente agli abitati di Giampilieri Superiore, Scaletta Zanclea e della sua frazione Guidomandri. L’ha resa nota Basile nel corso di un convegno dedicato all’alluvione del 1. ottobre scorso tenutosi nell’aula magna della facoltà di Ingegneria dell’Università di Messina. E’ stata utilizzata una colorazione diversa a seconda della pericolosità della zona. Col rosso (tre aree a Giampilieri, due a Scaletta e altrettante a Guidomandri) si indicano le «aree di pertinenza fluviale-torrentizia o di frana, anche non necessariamente coinvolte dai dissesti recenti. In tali aree le strutture o le infrastrutture andranno delocalizzate in zone più sicure. Previo puntuale riscontro -in situ-, in tali aree gli edifici andranno demoliti». Divieto assoluto di ricostruire, dunque, e input preciso: demolizione dell’esistente.

Non va molto meglio per le aree segnate con il viola chiaro (molto ampie a Giampilieri e Scaletta, abbastanza consistente a Guidomandri). Queste porzioni di territorio corrispondono ad «aree interessate da dissesti, aree limitrofe a aree interessate da dissesti, aree dove sussistono evidenti (conclamate) condizioni di pericolo geomorfologico o idraulico che non possono essere risolte con interventi di sistemazione locali (puntuali), aree nelle quali sono presenti strutture (es. edifici) o infrastrutture (es. strade) che incrementano o possono incrementare le condizioni locali di pericolo geomorfologico e idrologico. In tali casi, non si esclude, a seguito di puntuale riscontro -in situ-, la delocalizzazione e la demolizione degli edifici». Dalle immagini si può ben vedere come, data la forte presenze di “aree viola”, un eventuale passaggio al colore rosso significherebbe davvero che degli attuali abitati rimarrebbe molto meno di quanto ci si potesse aspettare.

Il quadro inizia a migliorare con le zone di colore giallo (molto ampie anche queste). Sono aree «interessate da dissesti, aree limitrofe ad aree interessate da dissesti, o per le quali sussistono evidenti (conclamate) situazioni di pericolo geomorfologico o idraulico che devono essere investigate puntualmente, e che possono essere risolte con interventi di sistemazione di tipo geologico o idraulico. In dette aree gli edifici sono dunque immediatamente abitabili». Dunque, qui si potrà intervenire e soprattutto la gente potrà tornare subito a casa.

Ancora meglio, ovviamente, nelle zone di colore verde (tre a Giampilieri, due “più tre” più piccole a Scaletta e una, il nucleo centrale, a Guidomandri). Come si può facilmente intuire sono le più sicure e dunque quelle dove si potrà tornare a vivere, previa comunque un’attenta analisi della situazione ma senza dover attendere particolari interventi. Sono, per l’esattezza, «aree che non sono state interessate da dissesti, e per le quali non sussistono evidenti (conclamate) condizioni di pericolo geomorfologico o idraulico. L’abitabilità degli edifici è comunque subordinata alla verifica dell’esistenza e della funzionalità dei servizi e delle infrastrutture essenziali (acqua, elettricità, fognatura) nonché della sicurezza della viabilità di accesso». Queste, lo ripetiamo, solo bozze e non corrispondono ad un piano definitivo, che si potrà avere nelle prossime settimane, quando finalmente la gente potrà sapere con chiarezza quando e come potrà tornare a casa.

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