Partita chiusa. Il primo cittadino, che è anche deputato all’Ars, resta in sella e potrà continuare ad amministrare la città sino a scadenza di mandato
Dopo quasi cinque ore di camera di consiglio, il collegio della II sezione civile del tribunale di Messina, presieduto dal giudice Adolfo Fiorentino (giudice relatore Antonino Orifici) ha deciso: « Sussiste la causa di incompatibilità tra la carica di deputato della Regione Sicilia e di sindaco del Comune di Messina rivestite da Buzzanca Giuseppe» ma viene rigettata «la domanda tendente alla declaratoria di decadenza dalla carica di sindaco».
Il primo cittadino, dunque, vince la sua battaglia legale al primo grado di giudizio e potrà continuare ad amministrare la città sino a scadenza di mandato.
Il Tribunale ha accolto la strategia difensiva dei legali di Buzzanca, in quanto – secondo la legge -la decadenza può essere dichiarata solo per la carica di deputato, in accoglimento di eventuale ricorso, mentre la decadenza dalla carica di sindaco non è prevista.
L’udienza, iniziata poco prima di mezzogiorno, era durata circa un’ora, con le “arringhe” dei due avvocati contendenti, Antonio Catalioto, rappresentante del cittadino Vincenzino Salimbeni promotore dell’azione popolare con la quale si chiedeva la decadenza di Buzzanca da sindaco, e Marcello Scurria, difensore dello stesso Buzzanca. Interventi inframezzati da quello di Bonaventura Candido, avvocato che rappresenta la cittadina Giulia Pisanelli, costituitasi “ad opponendum”, cioè a sostegno del sindaco (Candido è anche avvocato del collegio di difesa del Comune nominato dallo stesso Buzzanca). Proprio Candido ha tirato fuori un nuovo elemento, chiedendo l’inammissibilità del ricorso in quanto il certificato elettorale del ricorrente, Salimbeni, sarebbe scaduto, ma tale “eccezione” non è stata tenuta in considerazione dal collegio giudicante.
Nel corso dei rispettivi interventi, Catalioto e Scurria hanno ribadito le tesi ormai ampiamente note. L’accusa, infatti, ha sostenuto anche oggi che la famosa “leggina”, che presto sarà al vaglio della Corte costituzionale e che consente di attendere l’esito dell’ultimo grado di giudizio prima di optare per l’una o per l’altra carica, è applicabile di fronte al rischio di decadenza da deputato. Catalioto, invece, ha chiesto la decadenza da sindaco, materia regolata dalla legge regionale 31 del 1986, la legge che determina le norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità per i consiglieri comunali e dunque anche per il sindaco. E secondo cui, di fronte ad una contestazione di incompatibilità, il “contestato” debba optare entro dieci giorni dalla notifica del ricorso, cosa che Buzzanca non ha fatto. «E se non l’ha fatto – ha detto oggi Catalioto nell’aula B di Palazzo Piacentini – evidentemente è perché ha optato». E non per la carica di sindaco, come più volte invece annunciato da Buzzanca stesso.
Completamente opposta, ovviamente, la tesi sostenuta da Scurria. Secondo il quale proprio la legge 31 del 1986 non prevede l’incompatibilità fra le cariche di sindaco e di deputato. «Lo ammetto – ha affermato oggi il legale che nel 2003 proprio con un’azione popolare fece decadere il sindaco che oggi difende – se fosse stata chiesta la decadenza da deputato, avremmo avuto grosse difficoltà. Ma qui si chiede la decadenza da sindaco. In virtù di quale legge? Si citano solo “pezzetti” di questa o di quella norma, di questo o quel principio. Perché mai Buzzanca avrebbe dovuto optare entro dieci giorni, comprimendo così il suo sacrosanto diritto alla difesa?». Scurria ha citato anche, ma era scontato, la sentenza del tribunale di Catania sulla presunta incompatibilità del sindaco di Acicatena, nella quale «si fa confusione tra le due leggi», ma con cui, di fatto, il sindaco del comune etneo è rimasto in carica. L’ultima parola, prima della lunga camera di consiglio, è spettata al pm, che ha chiesto al giudice di sollevare la questione dell’incostituzionalità della “leggina”, come del resto già fatto dal tribunale di Palermo, che ha rimesso nelle mani della Corte il caso di Pino Federico, al tempo stesso presidente della Provincia di Caltanissetta e deputato regionale dell’Mpa. A presentare ricorso, anche in quel caso, l’avvocato Catalioto.
