Sul tavolo del Procuratore Lo Forte è finito un voluminoso dossier formato da centinaia di foto, mappe, rilievi meteo e grafici. In base all'esito della perizia potrebbero scattare i primi provvedimenti giudiziari
E’ stata depositata oggi in Procura la perizia dell’inchiesta sull’alluvione del primo ottobre dell’anno scorso che fra Messina e Scaletta Zanclea provocò 37 morti, fra cui sei dispersi.
Il corposo fascicolo è stato consegnato al procuratore capo Guido Lo Forte che guida un pool di magistrati composto dagli aggiunti Vincenzo Barbaro ed Ada Merrino e dai sostituti Francesca Ciranna ed Adriana Sciglio. Il dossier è composto da varie sezioni e comprende centinaia di fotografie, mappe, rilievi meteo e grafici. Un lavoro minuzioso che ha richiesto un anno di lavoro e due proroghe e che dovrebbe consentire ai magistrati messinesi di risalire alle responsabilità del disastro. Il pool di consulenti ha risposto ad una serie di quesiti posti dalla Procura ed hanno dovuto spiegare com’è mutato il territorio nel corso degli anni, se hanno inciso l’espansione urbanistica o la modificazione degli alvei dei torrenti e il depauperamento del patrimonio boschivo e se si sia trattato di inondazione o esondazione. Alla perizia hanno lavorato i professori Gabriele Scarascia Mugnozza, docente di Geologia applicata alla Sapienza di Roma, Andrea Failla, docente di Teoria e tecnica del consolidamento strutturale all’università di Palermo, Concetto Pietro Costa, docente di Geotecnica all’università di Catania, Aronne Armanini, ordinario di Idraulica all’università di Trento ed il fisico Antonio Speranza.
Dopo aver esaminato il lavoro dei periti i magistrati potrebbero far partire i primi provvedimenti giudiziari.Per ora l’inchiesta resta ancora contro ignoti, con ipotesi di reato che vanno dall’omicidio e disastro colposo al danneggiamento a seguito di inondazione o frana legato a condotta colposa.
