Incidente Capo Skino. Parlano i cittadini: «Quella “voragine” scavata dall’indifferenza della burocrazia»

Incidente Capo Skino. Parlano i cittadini: «Quella “voragine” scavata dall’indifferenza della burocrazia»

Incidente Capo Skino. Parlano i cittadini: «Quella “voragine” scavata dall’indifferenza della burocrazia»

mercoledì 18 Novembre 2009 - 08:19

Gli abitanti di Gioiosa Marea chiedono interventi urgenti sulla SS113 prima che si verifichi una nuova tragedia

Cresce la rabbia e l’indignazione tra gli abitanti di Capo Skino, nel comune di Gioiosa Marea, a seguito dell’incidente occorso a un ciclista che percorreva la SS113, morto dopo essere caduto in una voragine creatasi sulla strada. Una voragine che secondo cittadini del centro tirrenico è stata “scavata” dall’indifferenza e dalla inefficienza della burocrazia e della politica che, nonostante le numerose segnalazioni, come spesso accade, cerca di correre ai ripari solo dopo che “ci è scappato il morto”. Questa almeno la sensazione dei cittadini gioiosani, una sensazione condivisa anche dall’europarlamentare Rita Borsellino che proprio ieri, intervenendo sulla questione sollevata dall’interrogazione presentata dal parlamentare Berretta(Pd) sui fondi destinati al dissesto idrogeologico in Sicilia, ha chiesto interventi anche per Capo Skino.

“Per due anni – afferma uno dei cittadini, Franco Maraffa, membro di un comitato spontaneo – hanno manifestato tutto il loro sdegno per un intervento di messa in sicurezza che non è mai arrivato. Ricordiamo le tante iniziative portate avanti: la raccolta e la consegna dei certificati elettorali, cortei e manifestazioni pubbliche, lo sciopero generale, la visita delle Iene di “Italia Uno”, le proposte di tanti commercianti. Ma niente da fare”. I gioiosani non puntano però il dito contro l’amministrazione comunale, il cui primo cittadino, Ignazio Spanò, sottolineano, ha usato tutti i mezzi a sua disposizione per cercare di destare l’interesse di chi sta al di sopra, persino l’incatenamento con il sindaco di Piraino Giancarlo Campisi presso la sede della protezione civile a Roma.

Non si può dunque certo dire che politici e cittadini del comune di Gioiosa Marea se ne siano stati con le mani in mano di fronte ad una situazione che, di giorno in giorno, è andata peggiorando fino al tragico risvolto dello scorso 15 novembre. L’Anas, così come scritto nell’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Patti da Franco Maraffa, (vedi approfondimento), ha provveduto a chiudere con blocchi di pietra la strada “incriminata”, che però veniva sempre riaperta: “Lo dimostra il fatto – si legge nel documento – che circa due mesi fa, in occasione della festa della Madonna del Tindari, i pellegrini che hanno raggiunto il santuario dalla zona dei Nebrodi hanno attraversato regolarmente la strada di Capo Skino per evitare il lungo e tortuoso percorso alternativo che si inerpica sulle colline gioiosane, e che il corpo del malcapitato e stato rinvenuto da dei ciclisti che, anche loro attraversavano quel tratto di strada chiusa al traffico”.

E dunque, la mancanza di lavori immediati nella zona, unita all’incoscienza di molti abitanti, ha finito con il rivelarsi un connubio mortale. Maraffa si rivolge nuovamente all’amministrazione cittadina chiedendo aiuto “a coloro che – aggiunge – dovrebbero rappresentare la parte pulita della politica, quella che dovrebbe essere vicina ai problemi di chi li ha legittimamente eletti”, nella speranza, aggiungiamo noi, che qualcosa prima o poi, meglio prima che poi, possa cambiare.

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(foto AMNotizie)

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