Ventotto ergastoli, la conferma della sentenza di primo grado per 87 persone, lievi riduzioni di pena, qualche assoluzione e qualche non doversi procedere per prescrizione. Sono in estrema sintesi le richieste avanzate oggi dall’accusa nel processo Mare Nostrum, giunto al secondo grado.
Alla sbarra, 130 imputati, anzi 129 (Carmelo De Pasquale, il killer con 37 anni di condanna sulle spalle, è stato ucciso lo scorso gennaio).
Per linee generali, secondo il pg Salvatore Scaramuzza e il pm della Dda, Fabio D’Anna, la sentenza emessa 3 anni fa in I grado regge.
Le variazioni più evidenti riguardano la richiesta di assoluzione per Domenico Spica, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Armando Craxi, la richiesta di assoluzione per un quadruplice omicidio contestato a Giovanni Aspa, con la condanna a 3 e non 4 ergastoli, dunque. Poi la richiesta dell’ergastolo per Carmelo Galati Giordano, condannato a 5 anni in I grado.
Dopo la discussione dell’accusa, prenderanno ora il via le arringhe dei difensori, che andranno avanti almeno fino ad ottobre. La sentenza della Corte d’assise d’appello dovrebbe quindi arrivare prima della fine dell’anno.
La maxi retata mare nostrum scattò, in due tranches, alla metà degli anni ’90.
A Barcellona e Tortorici i clan locali si stavano dilaniando in una sanguinosa faida per il controllo del territorio. Controllo che passava soprattutto per l’accapparramento dei proventi delle estorsioni.
Vessati non da uno ma da ben due richieste estorsive, quindi, i commercianti diedero il via alle prime associazioni antiracket, prima tra tutte l’Acio di Tano Grasso, a Capo d’Orlando. Furono le dichiarazioni di pentiti eccellenti, invece, a dare il la alle operazioni di polizia. Su tutti, i capi dei gruppi sconfitti: Chiofalo a Barcellona e Galati Giordano Orlando a Tortorici.
