Maxisequestro della DDA di Messina al costruttore milazzese Vincenzo Pergolizzi. Sequestrati beni per 25 milioni di euro

Maxisequestro della DDA di Messina al costruttore milazzese Vincenzo Pergolizzi. Sequestrati beni per 25 milioni di euro

Maxisequestro della DDA di Messina al costruttore milazzese Vincenzo Pergolizzi. Sequestrati beni per 25 milioni di euro

venerdì 12 Novembre 2010 - 06:54

L'uomo è risultato vicino ad esponenti mafiosi di Messina e Catania: i familiari del boss Salvatore Cappello e Carmelo Vito Foti, di Barcellona Pozzo di Gotto, entrambi in carcere, sottoposti al regime del 41 bis

Avrebbe realizzato un patrimonio enorme sfruttando i rapporti con i boss della mafia catanese e barcellonese. Vincenzo Pergolizzi, 57 anni imprenditore edile di Milazzo da molti anni è finito sotto la lente d’ingrandimento della magistratura per i suoi contatti con esponenti mafiosi dei clan Cappello di Catania e quella capeggiato da Carmelo Vito Foti a Barcellona. Più volte avrebbe fornito il proprio contributo alla causa nascondendo nei suoi appartamenti latitanti ed armi.

Oggi, dopo lunghe ed accurate indagini patrimoniali, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno sequestrato a Pergolizzi beni per 25 milioni di euro. Società, imprese, conti correnti, barche intestate a familiari, amici e perfino alla segretaria. Di Pergolizzi si era parlato già nel lontano 1984 quando aveva nascosto a Milazzo due latitanti siracusani. Per questa vicenda era stato poi condannato a due anni di reclusione. Questo genere di rapporti èo poi proseguito negli anni fino al 2009, come hanno accertato le indagini della DDA coordinate dal procuratore capo Guido Lo Forte e dai sostituti Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio.

Nel 1999 Pergolizzi era stato raggiunto da un ordine di custodia cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo si concluse nel 2008 con la derubricazione del reato poi estinto per prescrizione. L’imprenditore era accusato di aver dato ospitalità nel 1989 ai boss catanesi Turi Cappello e Nino Pace. Inoltre il figlio di Turi Cappello, Santo, quando si recava a Messina era ospite di Pergolizzi in una villa di Mortelle. L’imprenditore poi non faceva poi mancare abiti e scarpe eleganti al boss latitante. Le indagini della DDA hanno fatto emergere parecchie anomalie nella gestione dei conti di Pergolizzi e dei suoi familiari. Numerose operazioni bancarie sospette che hanno poi trovato conferma nelle indagini dei Carabinieri. E’ il caso di alcuni flussi di denaro inspiegabili che nasconderebbero operazioni di riciclaggio, Come i 500mila euro finiti sul conto corrente della madre 85enne di Pergolizzi e versati da un uomo residente in Campania.

C’è poi il caso della segretaria dell’imprenditore. Con uno stipendio annuo di 14.000 euro si poteva permettere una barca di 20 metri e parecchi appartamenti, tutti risultati intestati a lei.

Lunga la lista dei beni posti sotto sequestro dai Carabinieri della Compagnia Messina Centro:

tre società edili (PER.EDIL srl, CO. STE. SON. Srl. e Costruzioni E.P. srl)

una operante nel settore della panificazione (CE.DI.PAN)

4 abitazioni (2 a Milazzo, una a Lipari, una a Pace del Mela)

3 terreni

10 automezzi ( fra cui una Cadillac Escalade 6000 ed una Jaguar)

una imbarcazione di oltre 20 metri

22 rapporti bancari

Nella foto di Dino Sturiale alcune palazzine del complesso -Aralia- realizzato dall’impresa Per.Edil.srl del costruttore Vincenzo Pergolizzi,

attualmente posta sotto sequestro

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