Può davvero essere la rete informatica un utile strumento di diffusione di notizie o costituisce soltanto un pericolo per la nostra società?
La parola fine è stata ieri definitivamente scritta nella storia del regime di Muammar Gheddafi in Libia.
Il Colonnello, che si era nascosto in un rifugio sotterraneo a Sirte, ultima roccaforte delle forze lealiste, è stato ucciso nell’assalto finale alle forze del regime, le quali erano ormai asserragliate in un unico quartiere della città. La notizia si è subito diffusa attraverso la rete, immagini e video testimoniano l’effettiva uccisione del rais, in poco tempo tutto il mondo è venuto a conoscenza di quanto si era appena verificato e dell’esito dell’assedio a Sirte da parte delle forze armate del governo di transizione. La festa ora dilaga nelle piazze e su internet, nei social network, su Twitter, i libici celebrano la vittoria del popolo e la conquista della libertà. Questa è la nuova realtà della cronaca moderna, una realtà sempre più telematica, in cui internet si fa sempre più strumento di informazione, di propaganda, di diffusione che consente a notizie e idee di viaggiare e propagarsi in tempo reale, lasciando alla carta stampata il compito di rielaborare e fissare in maniera quasi solo più formale, ciò che è stato già ampiamente divulgato attraverso il web. Questo non è che l’ultimo esempio di questo genere, basti pensare ai moti in Siria e in Egitto dove la gente si è data appuntamento nelle piazze servendosi dei già citati mezzi telematici, così come alle recenti proteste degli “indignati” che dagli Stati Uniti si sono allargate al resto del mondo, alle manifestazioni e ai cortei che sono stati pubblicizzati sempre nel medesimo modo. Non a caso molti regimi dei paesi interessati dalle rivolte più violente hanno ritenuto opportuno oscurare i siti di social network per porre un freno, o comunque limitare, il dilagare delle proteste. Persino a Messina, da qualche anno a questa parte, ogni manifestazione studentesca è stata largamente promossa su Facebook, compresa quella del 14 ottobre, esempio che non può certamente reggere il confronto con i precedenti, ma che serve a dare un’idea di quanto il fenomeno sia ormai diffuso e radicato nella società moderna. Ma è dunque possibile immaginare una totale e radicale sostituzione di libri e giornali stampati con i soli mezzi telematici? In un’intervista rilasciata circa un anno fa al giornale spagnolo El Pais, Umberto Eco parla dei vantaggi e degli svantaggi delle notizie date vie internet.
Egli parte, prima di tutto, dalla distinzione del valore del web percepito dai paesi democratici e quello percepito in altre nazioni. “In alcuni paesi” dice Eco “Internet è uno strumento essenziale al fine di trasmettere informazioni e notizie che, altrimenti, non arriverebbero ai destinatari. In altri paesi, dove la notizia arriverebbe comunque, Internet può essere un modo di rinchiudere i giovani in una solitudine del tutto virtuale, al di fuori della realtà”. Secondo lo scrittore alessandrino dunque, in un paese come il nostro, questi strumenti non sarebbero indispensabili, ma anzi, superflui. Eco passa poi ad analizzare un altro aspetto del problema, ovvero l’assenza di un filtro sociale. Chiunque può infatti accedere agli strumenti di pubblicazione virtuale e, spesso, non c’è modo di capire, per chi legge, quale sia l’orientamento politico dell’autore dell’articolo che si sta leggendo, se sia l’opera frutto di saggezza o follia.
In ogni caso non si può certo pensare di considerare la rete informatica come una fonte assoluta di sapere. Purtroppo infatti non accade di rado che si diffondano notizie o immagini false, i cosiddetti fake.
Proprio riguardo la morte di Gheddafi si era inizialmente diffusa un’immagine che ritraeva il cadavere del Colonnello e che è poi risultata essere un falso. Sempre di foto ritoccate si parlò anche riguardo quelle ritraenti Osama Bin Laden. Questi tuttavia sono solo i casi più eclatanti, numerose sono state le notizie errate giunte dalla Libia nel corso della guerra civile che hanno rapidamente fatto il giro della rete, solo per fare un esempio si pensi alle voci che volevano la formazione di una repubblica islamica nella città di Derna.
Più problematica poi è la questione dei blog e dei siti che danno notizie, non solo di cronaca, ma anche storiche, biografiche e di qualsiasi genere, che, non essendo sottoposti ad alcun controllo, riportano spesso informazioni sbagliate. La stessa Wikipedia, pur fornendo un grandissimo servizio, spesso risulta poco attendibile proprio perché ognuno è libero di inserire qualcosa.
Come ogni cosa, anche internet, ha quindi pro e contro e l’ago della bilancia tende verso gli uni o verso gli altri in base all’utilizzo che se ne fa. Esso è innegabilmente uno strumento straordinario a cui l‘umanità non può e non deve rinunciare, ricordandosi però che va trattato con estrema cautela e che se si vuole essere davvero certi della veridicità di una notizia è sempre bene verificarla accedendo a più fonti magari pure ai vecchi e superati giornali o libri, la cui obiettività è più facile da interpretare soprattutto per l’attento lettore che già conosce l’orientamento di autore ed editore.
