«I nostri mezzi ostacolati e rallentati da quel mare di terra e fango. A rischio buona parte della A/18». Parla l'ing. Manfrè, responsabile delle Protezione Civile di Messina

«I nostri mezzi ostacolati e rallentati da quel mare di terra e fango. A rischio buona parte della A/18». Parla l’ing. Manfrè, responsabile delle Protezione Civile di Messina

«I nostri mezzi ostacolati e rallentati da quel mare di terra e fango. A rischio buona parte della A/18». Parla l’ing. Manfrè, responsabile delle Protezione Civile di Messina

venerdì 25 Settembre 2009 - 10:01

Manfrè non esclude che eventi di questo tipo possano verificarsi anche in altre parte della Messina-Catania. Alla provincia convocato un vertice tra i capigruppo e l'assessore Monea per fare il punto della situazione. I componenti della segreteria dell'Udc del comprensorio di Taormina chiedono immediati finanziamenti a Regione e governo nazionale

Manca ormai poco alla definitiva riapertura dell’A/18 Messina-Catania. A confermarcelo oltre il centralino della Polizia Stradale, è il responsabile della protezione civile di Messina Bruno Manfrè, da poco giunto sul tratto autostradale ancora chiuso al traffico per valutare, insieme a tecnici e addetti ai lavori che ormai da quasi due giorni lavorano initerrottamente sulla carreggiata invasa da un fiume di terra e fango, i tempi necessari per ritornare alla normalità.

Un’anomale normalità quella che sembra ormai riguardare una delle arterie gestite dal Cas, Consorzio Autostrade siciliane, dove insieme alla pioggia scivolano giù anche intere porzioni di collina. Se questo è il presupposto, altrettanti sono gli elementi che fanno pensare al peggio: innanzitutto perchè, pur trovandoci di fronte a fenomeni temporaleschi di notevole entità, siamo ancora soltanto al mese di settembre, ed in secondo luogo perchè quanto avvenuto ieri altro non è se non la “replica” di quanto verificatosi la settimana precedente sempre sulla A/18 e, cosa ancor più preoccupante, esattamente nello stesso punto.

«Sulla carreggiata autostradale – ci conferma l’ing. Manfrè – il “crollo” è stato nel medesimo punto della volta scorsa. Sulla SS114 Orientale Sicula la zona interessata dalla frana è stata diversa, i comuni maggiormente colpiti sono quelli di Letojanni, Mongiuffi, Gallodoro, Savoca, Casalvecchio, Castelmola e Santa Teresa. In ogni caso tutti i centri del compresorio ionico hanno attiviato tutto le procedure di emergenza. La situazione non è semplice e le condizioni meterologiche non aiutano di certo. Il lungomare di Sant’Alessio, ad esempio, è nuovamente colpito da violente mareggiate che complicano la situazione».

Un quadro decisamente avvilente che rischia di ripetersi, ancora una volta, proprio lungo la A/18. Chiediamo infatti all’ing. Manfrè se il cedimento della collina che ha interessato il tratto tra Roccalumera e Giardini potrebbe riguardare anche altre zone della carreggiata. La risposta del responsabile della protezione civile è purtroppo “affermativa” : «Problemi di questo tipo potrebbero riguardare tutta la fascia autostradale che attraversa i comuni ionici, fino a Forza d’Agrò e Sant’ Alessio. Fenomeni metereologici di tale entità, uniti alla scarsa manutezione ed al “peso” accumulato sulle colline rischiano di diventare un “mix” pericoloso».

Una nottata non semplice, dunque, quella vissuta lungo la A/18, dove ad intervenire per rimuovere i pesanti detriti caduti sono stati otto mezzi del Cas insieme a quelli di Anas, Vigili del Fuoco e Protezione civile: «Sono state vissute fasi estremamente critiche non solo per le difficoltà di tipo tenico ma soprattutto perchè abbiamo incontrato parecchi ostacoli nel muoverci in quel fiume di terra e fango che ha inevitabilmente rallentato tutte le nostre operazioni».

Intanto da Palazzo dei Leoni parte dai componenti dell’Udc del collegio di Taormina, la richiesta di finanziamenti immediati da regione e governo nazionale. Il documento sottoscritto da Matteo Francilia, Nino Muscarello e dall’assessore provinciale Mario D’Agostino, riguarda la richiesta di un intervento nella riviera jonica messinese a seguito dei gravissimi disagi e danni a strutture pubbliche e private arrecati dagli eventi alluvionali che hanno colpito i Comuni dell’hinterland jonico messinese e della Valle dell’Alcantara.

“La riviera jonica è distrutta – dichiarano – necessita di sostegno sia da parte del governo Lombardo fondi straordinari per i Comuni danneggiati che da parte del Governo Nazionale. Si deve operare mal più presto anche attraverso la Protezione Civile ed il Genio Militare ai gravissimi danni provocati dall’alluvione. Ci auguriamo – concludono Francilia, Muscarello e D’Agostino – che almeno questa volta gli impegni che saranno assunti troveranno risposte concrete, visto che sia per l’alluvione dello scorso anno nella zona tirrenica che per quella di due anni fa sempre nella zone jonica, nonostante le tante promesse, la Provincia regionale ed i suoi Comuni, ormai abbandonati a se stessi, non hanno ancora percepito un euro-.

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