I giudici hanno inasprito la pena per l'operaio che tre anni fa uccise a Falcone il calciatore dilettante
La Corte d’Appello di Messina ha inasprito la condanna per l’uomo che nell’ottobre di tre anni fa uccise a Falcone un giovane calciatore dilettante, Stefano Salmeri. I giudici di secondo grado hanno inflitto venti anni di reclusione a Rosario Floramo che in primo grado, dal gup di Patti, era stato condannato a 17 anni e 2 mesi con il rito abbreviato. Il sostituto PG Salvatore Scaramuzza aveva chiesto per l’operaio di Falcone la condanna all’ergastolo. Ma i giudici hanno confermato il vizio parziale di mente ed in più l’aver fatto ricorso al rito abbreviato hanno evitato a Floramo il carcere a vita.
Salmeri fu assassinato la notte del 7 ottobre del 2007 davanti ad una sala giochi. Floramo ha sempre spiegato il suo gesto sostenendo che Stefano ed i suoi amici lo deridevano continuamente, lo prendevano in giro e lo mortificavano. In realtà Stefano Salmeri era un ragazzo educato e di buona famiglia e, da quanto emerso dalle indagini della Polizia, mai si era sognato di perseguitare Floramo. Ma quest’ultimo si era convinto di essere oggetto dello scherno del giovane e dei suoi “compari” e così quella notte quando lo vide davanti alla sala giochi, andò a casa a prendere il fucile. Poi tornò da Salmeri e lo uccise con una fucilata in pieno petto. Quindi a bordo della sua Peugeot 205 raggiunse il commissariato di Barcellona e si costituì, consegnando anche l’arma del delitto
