La Procura non ha ritenuto di dover presentare appello contro il rigetto della richiesta d'arresto per gli altri quattro indagati
Un solo appello è stato presentato dalla DDA per gli indagati dell’operazione “Ponente” per il quali il gip Antonino Genovese aveva rigettato la richiesta d’arresto. Il sostituto procuratore Antonino Nastasi ha presentato appello al Tribunale del Riesame contro il rigetto dell’ordinanza per il boss della famiglia mafiosa dei barcellonesi, Carmelo D’Amico, indagato per estorsione. Nastasi ha deciso di non presentare appello, invece, per gli altri quattro indagati: il sindaco di Milazzo, Lorenzo Italiano, il giornalista Rino Piccione e gli imprenditori Elio D’Amico e Domenico Molino.
La Squadra Mobile il 17 maggio scorso aveva arrestato cinque persone, per estorsione e tentata estorsione. Si tratta degli imprenditori
Nicola Cannone, 45 anni, Francesco Carmelo Messina, 62 anni, Salvatore Puglisi, 54 anni e Francesco Di Maio, 32 anni e di Carmelo Salvatore Trifirò, ritenuto esponente del clan dei Mazzarroti al quale il provvedimento è stato notificato in carcere.
L’operazione è scattata a seguito delle dichiarazioni di un imprenditore palermitano, titolare della “Encla Infrastrutture” che nel marzo 2007 si aggiudicò l’ appalto per i lavori di riqualificazione del water-front della riviera di ponente del comune di Milazzo.
Nel giro di qualche mese i postini del pizzo si fecero vivi lasciando alcune bottiglie incendiarie nel cantiere e chiedendo una tangente pari al 3% dell’importo complessivo dell’appalto e 20 mila euro per le famiglie dei detenuti.
L’imprenditore messo alle strette si recò in Questura e raccontò tutto agli investigatori della Squadra Mobile. Raccontò anche del presunto tentativo di concussione contestato al sindaco Italiano ed al giornalista Piccione per il quale ora sono indagati alla Procura di Barcellona.
