Solo in pochi hanno scelto di rispondere alle domande del giudice. Fra gli indagati il Carabiniere-tossicodipendente che ha denunciato gli spacciatori
Sono sfilati davanti al gip gli arrestati dell’operazione antidroga Wolf.
La maggior parte si è avvalsa della facoltà di non rispondere e solo in pochi hanno risposto alle domande del giudice Antonino Genovese respingendo tutte le accuse.
Nella saletta degli interrogatori del carcere di Gazzi ha prevalso il silenzio. Scena muta da parte, ad esempio, di Gaetana Turiano, 30 anni, la donna che gli inquirenti ritengono la mente di uno dei due gruppi che a Mangialupi spacciavano eroina, cocaina e marijuana.
L’altro capo è ritenuto Benedetto Aspri, 48 anni, personaggio già con parecchi precedenti soprattutto per reati legati allo spaccio di droga. L’uomo però ha risposto alle domande del gip respingendo tutte le accuse. Hanno preferito difendersi anche Francesco De Domenico, Antonino Cundari e Letterio Immormino. Quest’ultimo era accusato solo di alcuni episodi di spaccio mentre non gli è stata contestata l’associazione a delinquere. Naturalmente tutti si sono dichiarati estranei ai fatti contestati.
Nell’operazione Wolf i Carabinieri hanno arrestato 15 persone ritenute affiliate a due gruppi che avevano creato una centrale dello spaccio a Mangialupi. Un’organizzazione minuziosa, quasi di tipo militare, con l’ausilio di vedette che controllavano il quartiere e segnalavano la presenza di forze dell’ordine. In alcuni casi, sospettando di essere spiati da telecamere nascoste, gli abitanti del quartiere si erano messi alla ricerca dell’occhio indiscreto riuscendo a trovarlo ed a smontarlo. L’intera inchiesta era nata quasi due anni fa grazie al pentimento di un Carabiniere finito nelle mani degli spacciatori. Tossicodipendente e cliente dei gruppi di Mangialupi era stato costretto a vendere la pistola d’ordinanza per acquistare la droga. Il Militare aveva dapprima denunciato lo smarrimento dell’arma, poi era caduto più volte in contraddizione raccontando storie improbabili. Infine, messo alle strette dagli stessi colleghi, ha confessato consentendo la cattura dei 15 affiliati ai due gruppi di spacciatori. Ora risulta nell’elenco dei 26 indagati.
