L'Orsa: da Ceci a Palazzo poco è cambiato, il vero obiettivo è la dismissione

L’Orsa: da Ceci a Palazzo poco è cambiato, il vero obiettivo è la dismissione

L’Orsa: da Ceci a Palazzo poco è cambiato, il vero obiettivo è la dismissione

venerdì 11 Gennaio 2008 - 10:30

Duro commento di Massaro: «Non aspettiamoci nulla per il futuro del traghettamento pubblico»

Cambiano i nomi, magari anche i modi di fare, ma la sostanza rimane la stessa. Secondo Mariano Massaro (nella foto), segretario regionale dell’OrSA, con il passaggio di consegne ai vertici di Rfi tra Francesco Ceci e Filippo Palazzo è rimasta immutata «la stessa consumata tecnica del doppio gioco finalizzato all’abbandono dell’area dello Stretto», nonostante il nuovo direttore Navigazione si mostri più «cortese e propenso al dialogo». Anzi, Palazzo è stato subito chiaro: «il trasporto del gommato è un settore su cui l’azienda non intende puntare (alla faccia della concorrenza), le risorse previste in finanziaria per il trasporto dei pendolari sarà bottino destinato ad altri visto che RFI non ha nessuna intenzione di ampliare la flotta veloce e il Segesta è destinato a seguire la triste sorte del Cariddi che giace negli abissi dello Stretto. Macabro monumento al malgoverno dell’ultima città d’Italia».

Se è vero che Palazzo parla di trasferimento delle merci sui binari, secondo Massaro viene omesso di dire che «il vettore ferroviario delle merci (CARGO) in Sicilia è pressoché inesistente, sacrificato nell’interesse del bilancio con i tagli mirati alla produzione. Palazzo dimentica anche che nel piano regolatore del porto i binari per il traghettamento sono stati ridotti da quattro a due con il silenzio assenso di RFI (alla faccia del rilancio), le navi a quattro binari hanno un’età media di trent’anni e fanno acqua da tutte le parti (vedi servizio televisivo de “Le Iene-)». Senza dimenticare lo scadente e al tempo stesso dispendioso servizio di pulizia offerto dalla cooperativa Garibaldi, che «imbarca il personale senza libretto di navigazione (alla faccia della sicurezza) e paga gli stipendi “a rate-».

Riassumendo le tematiche inerenti il traghettamento pubblico, Massaro analizza così i tre concetti principali di sicurezza, superamento della precarietà e investimenti, concorrenza e rilancio dell’azienda, giungendo alla conclusione che nulla è cambiato con l’ing. Palazzo.

«Sicurezza: le tabelle a 7 sono realtà consolidata con l’aggravante che il personale addetto alle pulizie lavora a bordo senza libretto di navigazione. Superamento della precarietà: i precari sono sempre precari, RFI nei tavoli istituzionali promette celeri soluzioni ma subito dopo riesce a negare tutto e il contrario di tutto per portare avanti il concorso “truffa- studiato ad hoc per assumere personale estraneo all’impianto con buona pace dei lavoratori sfruttati per anni con imbarchi anticontrattuali e che oggi – a dire dell’Azienda- improvvisamente non avrebbero più i requisiti per essere assunti. Investimenti, concorrenza e rilancio dell’azienda: l’unico investimento ipotizzabile è quello di una nave per il trasporto dei treni, finanziata, manco a dirlo, con soldi pubblici. Il trasporto del gommato non è produttivo solo per RFI, mentre gli armatori privati sgomitano per assicurarsi una fetta di quel mercato che sta alla base delle fortune del gruppo Franza. Il ragioniere Ceci imputava l’improduttività del settore alla differenza di costo del personale, ma dopo il ridimensionamento delle tabelle d’armamento, uniformate al ribasso dal ministro Bianchi, l’unica spiegazione per dare senso all’abbandono del gommato è la manifesta incapacità dei dirigenti ferroviari di stare nel mercato (alla faccia dei costosi corsi di marketing e degli stipendi stellari che percepiscono mensilmente a spese della collettività)».

«Visti i fatti – continua Massaro – sorge il fondato sospetto che forse non era Ceci la causa di tutti i mali, chiunque viene a gestire questo impianto ha un mandato ben preciso da assolvere», con il risultato che «ogni mezzo è lecito per raggiungere l’obiettivo della dismissione» e che non si intravede «nulla di positivo nel futuro del traghettamento pubblico».

Infine, a proposito della protesta congiunta di ieri tra marittimi, lavoratori della Garibaldi e precari del Policlinico, Massaro parla di una «lezione di lotta che dovrebbe essere d’esempio a tutto il mondo sindacale, in modo particolare a chi non si è mai visto nei tavoli di trattativa e nelle aspre lotte della Vertenza Stretto e oggi tenta indebite assunzioni di paternità cercando di assimilare due vertenze con specificità assolutamente diverse», affermando che «strumentalizzare una vertenza per sostenerne altre è il modo migliore per non risolvere i problemi dei lavoratori, il populismo d’occasione non può trarre in inganno i marittimi che ricordano bene il colore delle bandiere sindacali di base, accompagnate da un’unica sigla confederale, a sostegno delle loro rivendicazioni». Conclude Massaro che «chi ha trovato la panacea di tutti i mali al policlinico, prima di ogni demagogia, pensi alla ricetta giusta per i precari del mare che dopo anni di sfruttamento con contratti a viaggio saranno tagliati fuori dalla stabilizzazione ideata da RFI».

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