Ieri il primo vagito del bambino e le lacrime di mamma Ivana. -Con il parto cesareo tutto questo non sarebbe successo-
Hanno deciso di parlare. Di rompere il silenzio e spiegare cosa è accaduto una settimana fa in quei drammatici momenti nel reparto di Ostetricia del Papardo. Ivana Rigano e Nicola Mangraviti, i genitori del piccolo Giosuè, vogliono fare chiarezza su tutto. Hanno presentato una denuncia ai Carabinieri ma in questi giorni le voci si sono rincorse e non sempre sono state aderenti alla realtà. La signora Rigano ha gli occhi lucidi. Il primo pensiero, naturalmente, è per il suo primo figlio: “Giosuè sta un po’ meglio. E’ ancora ricoverato in Terapia intensiva neonatale del Policlinico ma è uscito dal coma farmacologico. Purtroppo ci vorranno degli anni per sapere se le tre lesioni cerebrali hanno prodotto dei danni. Per il momento dobbiamo solo aspettare. Ieri Giosuè ha pianto per la prima volta. E’ stato un momento commovente. Finora non avevo sentito un solo vagito e per me è stato bellissimo”.
Lei quando si è ricoverata al Papardo era sicura di partorire con cesareo?
“Si, ero praticamente certa. Avevo fatto una ecografia il sei settembre ed il bambino pesava quasi tre chili e 630 grammi. Era abbastanza grosso e quindi nessuno aveva pensato al parto naturale. Mi sono ricoverata la sera precedente al parto e la mattina dopo mi hanno visitato ma non avevo dilatazione. Poi la sera l’ostetrica mi ha controllato ed ha visto che ero pronta. Ho detto subito che volevo partorire con il cesareo ed i medici mi sono sembrati d’accordo. Eravamo pronti anche a firmare i moduli per il consenso”.
E poi cosa è successo?
“E’ successo che in quel momento è arrivato il primario, il dottor Francesco Abate e ha chiesto chi fosse la donna che voleva partorire con il cesareo. Ho detto che ero io ma lui mi ha detto che non c’era motivo di non far nascere mio figlio in modo naturale. Io stavo male, ero in pieno travaglio, ero così stanca che fra una doglia e l’altra mi addormentavo. Non ce la facevo più. A quel punto è arrivato il dottor Esposito e mi ha fatto partorire ma mio figlio è rimasto incastrato e per qualche secondo non gli è arrivato ossigeno al cervello. Il dottor Esposito, fra l’altro, era da solo. Gli ha dato aiuto solo un’ostetrica ed a lui non posso che ringraziarlo”.
Secondo lei perché non l’hanno fata partorire con il taglio cesareo?
“Penso perché nei giorni scorsi, dopo quello che è accaduto a Messina, è passata una circolare che impone un calo del 20% di tagli cesarei. Ma questo non è giusto. Io credo che i medici debbano valutare di caso in caso e non scegliere a prescindere”.
E’ per questo che avete deciso di presentare una denuncia alla magistratura?
“Si, perché siamo convinti che con il parto cesareo tutto questo non sarebbe accaduto ed oggi Giosuè sarebbe a casa. La cosa più brutta che possa accadere ad una mamma è veder nascere il proprio figlio e non poterlo abbracciare. E’ una cosa che non auguro a nessuno. Abbiamo denunciato perché queste cose non accadano più”.
Accanto a lei il marito Nicola Mangraviti l’abbraccia e le accarezza i capelli. Po rincara la dose: “Ormai anche i parti sono in mano alla burocrazia. Bisogna firmare moduli, documenti, osservare il rispetto delle percentuali. Credo che sia tutto assurdo. La precedenza va alla salute della madre e del figlio, il resto non dovrebbe avere alcuna importanza”.
Lei ha cercato di far cambiare idea al primario?
“Guardi, io ero favorevole al parto naturale ma quando ho visto l’ecografia ed ho visto le dimensioni del bambino non ho avuto dubbi ed ho optato per il cesareo. Ma anche altri ginecologi del Papardo erano d’accordo. Poi è arrivato il professor Abate e si è opposto al cesareo. E non c’è stato niente da fare. E’ una cosa che non riesco a capire. Ora dicono che il parto è andato bene, che non è successo niente. Ma io mi chiedo, se non è successo niente perché mio figlio è in terapia intensiva e non è tornato a casa? Perché ha subito tre lesioni cerebrali, ha un rene compromesso e problemi cardiaci?”
Ora cosa farete?
“Io dovrà stare accanto a mia moglie Ivana ed a Giosuè. Non ci daremo pace se prima mio figlio non tornerà a casa. Poi voglio seguire l’inchiesta giudiziaria perché sono stati commessi degli errori ed è giusto che chi ha sbagliato paghi. Su questo non ci sono dubbi-.
