Per incutere timore alla moglie ed ai parenti della donna si spacciava per appartenente alla criminalità organizzata dei Nebrodi ed amico dei boss della ‘ndrangheta calabrese. Con questo sistema faceva credere anche ai suoi più stretti familiari di avere un ruolo di primo piano nelle famiglie mafiose tortoriciane ed aveva tentato di intimidire un cognato per costringerlo ad intestargli dei beni. L’uomo però si è insospettito ed ha denunciato tutto alla Polizia. La Squadra Mobile ha arrestato, per tentata estorsione, l’incensurato Emanuele Arnò 56 anni, disoccupato.
Arnò da tempo aveva iniziato a martellare psicologicamente il cognato dopo una lite fra quest’ultimo e la sorella, nonché moglie dello stesso 56enne. Gli raccontò che i boss mafiosi volevano fargli pagare l’offesa di aver litigato con la moglie di un “uomo di rispetto” e quindi volevano ucciderlo. Poi aggiunse di essersi interessato per evitare l’omicidio ma i boss gli chiesero una contropartita. Il cognato, a titolo di risarcimento per l’offesa subita, gli avrebbe dovuto intestare terreni e botteghe che l’uomo possedeva in alcuni comuni della zona tirrenica. Una favoletta al quale l’uomo non abboccò e decise di raccontare tutto alla Polizia. L’appuntamento a casa delle vittima per definire i dettagli della vicenda era previsto per ieri. I due iniziarono a parlare e quando Arnò avanzò le sue richieste, si fecero avanti i poliziotti che cercarono di ammanettarlo. Arnò però estrasse una pistola, poi risultata giocattolo, ma prima che potesse minacciare gli agenti fu immobilizzato. Per Emanuele Arnò è scattato l’arresto con l’accusa di tentata estorsione.
