L’Orsa: «Si va oltre i limiti della decenza, non esistono margini di trattativa sindacale». La palla passa alla politica
La fumata che viene fuori dall’incontro di ieri a Roma tra i sindacati e i vertici di Rfi non è nera, ma nerissima. E brucia. Chiusura pressoché totale da parte dell’azienda, tanto da far venire il sospetto che voglia utilizzare le proteste dei lavoratori per ottenere di più dal Governo. Perché il concetto è stato chiaro: senza soldi, non incrementeremo un bel nulla. Così l’ottimismo, seppur moderato, emerso dal vertice di due giorni fa che aveva visto protagonisti i sindaci di Messina e Reggio, le regioni e il ministero, va a farsi strabenedire. E assume un’importanza diversa l’incontro che domani si terrà a Messina tra i primi cittadini delle città dello Stretto e i rappresentanti delle Ferrovie.
«Trenitalia e Rfi ancora una volta riescono a guastare la festa – si legge in una nota dell’Orsa – nell’incontro tenutosi fra i vertici di F.S. e le segreterie regionali delle organizzazioni sindacali, la posizione aziendale è in assoluta antitesi con quanto emerso dall’incontro di ieri con il Ministero dei Trasporti e i rappresentanti delle istituzioni territoriali. In buona sostanza, per il trasporto regionale e il nodo ferroviario messinese, l’azienda mantiene una linea di assoluto cinismo: “incrementeremo i servizi solo quando arriveranno le sovvenzioni promesse dallo stato, nel contempo sarà mantenuta la linea di economizzazione in atto”. Ciò significa: niente terza nave ferroviaria, niente incremento di treni a lunga percorrenza e merci, nessun programma per la mobilità dei pendolari dello Stretto e per la garanzia di continuità territoriale».
Secondo il segretario regionale dell’Orsa Mariano Massaro «Rfi Navigazione va addirittura oltre i limiti della decenza rifiutando di assumere i 24 precari che hanno vinto il contenzioso per il diritto alla continuità del rapporto di lavoro dopo anni di sfruttamennto con contratti giudicati irregolari. La sentenza esecutiva del giudice del lavoro lascia indifferente la Direzione Navigazione che continua ad impiegare soldi pubblici per l’imbarco di personale a tempo determinato, senza tenere conto che per la mancata assunzione potrebbe pagare ulteriori penali che già al momento si quantificano in circa 2 milioni di euro. La Corte dei Conti farebbe bene ad intervenire con urgenza. La linea rigida di F.S. depone a testimonianza del piano di dismissione che il sindacato denuncia da anni, chi si era lluso di un cambiamento di rotta dettato dall’intervento istituzionale è destinato a restare deluso, per il trasporto siciliano l’assioma aziendale resta invariato: senza soldi dello Stato non si canta la messa… gli investimenti a rischio d’mpresa si fanno solo da Roma in su».
«Allo stato dell’arte – conclude Massaro – non esistono margini di trattativa sindacale e il muro contro muro non può che portare alla dichiarazione unitaria di sciopero regionale la cui data sarà comunicata nei prossimi giorni. Adesso la palla passa di nuovo alla politica che farebbe bene a far mettere nero su bianco gli impegni che F.S. diffonde verbalmente con troppa facilità, “verba volant”, già troppe volte i vertici ferroviari. hanno illuso con promesse vane i lavoratori, i cittadini e la rappresentanza istituzionale. E’ giunto il momento che qualcuno spieghi una volta per tutte all’amministratore delegato Mauro Moretti che ferrovie gestisce sodi pubblici e con le risorse pubbliche bisogna dare risposte ai cittadini prima ancora di fare azienda e misurarsi nel mercato senza tenere conto del degrado in cui l’intera Sicilia è stata abbandonata».
