Sindacati: un altro passo verso lo «sbaraccamento di Rfi dallo Stretto»
Catorcio, obsoleta, difficilmente manovrabile, pronta per la rottamazione. Dal 2005, anno del discusso acquisto da parte di Rfi dalla società -Enermar- di Genova, la nave Budelli è stata definita in tutti questi coloriti modi. E i 7 incidenti (compreso il piccolo incendio del 26 luglio scorso) che le sono capitati nello Stretto sono stati conferme alle accuse. Ma va detto che la nave aveva subito molti altri incidenti nella sua vita precedente, quando era in servizio con la -Enermar-.
Alla fine la Capitaneria di Porto l’ha costretta a fermarsi, a tempo indeterminato. Nella settimana scorsa i tecnici della Capiteneria hanno visitato due volte la Budelli e consegnato, alla fine dei sopralluoghi, 25 prescrizioni, con contestuale obbligo di fermare l’impiego della nave. Gravi i punti contestati: scarsa manutenzione delle apparecchiature, scarsa funzionalità dei mezzi di sicurezza (porte tagliafuoco legate con una fune) e scarsa pulizia (ma questo è l’addebito più leggero, basterebbe un intervento straordinario di una giornata).
Stamattina la reazione dei sindacati, con un comunicato congiunto, l’ennesimo, di Filt Cgil, Fit Cisl, UilT, OrSA, FAST, SASMaNT, SAP, Rsu 32, a firma dei rispettivi segretari provinciali, per denunciare la carenza di mezzi e uomini. «La fermata a tempo indeterminato dell’unità navale Budelli per le numerose prescrizioni inflitte dalla Capitaneria di Porto – sostengono i sindacati – è solo la punta dell’iceberg dello stato di degrado in cui versa l’azienda pubblica di traghettamento.»
Dito puntato anche sulla diminuzione delle tabelle di armamento, autorizzata dall’ex ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, che ha portato il personale attualmente a bordo ad essere appena sufficiente a garantire la conduzione delle navi, le manutenzioni e gli interventi di routine.
Tutto «in nome di una linea economizzatrice, che invece di produrre l’annunciato risanamento del bilancio aziendale ha causato solo disservizi e calo dei livelli occupazionali e di sicurezza».
Difficile la situazione anche delle strutture a terra, che «si riducono in una squadra di manutenzione composta da tre agenti con qualifica d’ingresso che nei programmi della dirigenza locale dovrebbero garantire manutenzione ed efficienza a tutte le navi impiegate nel trasporto dei mezzi gommati».
Fra le prescrizioni della Capitaneria di Porto risalta la scarsa conoscenza dei mezzi tecnici di bordo da parte di alcuni componenti dell’equipaggio. «come si può pretendere – accusano i sindacati – la completa conoscenza degli impianti da personale che lavora solo 78 giorni l’anno e durante l’imbarco ruota continuamente in tutte le unità della flotta in un tour de force fatto di straordinario selvaggio? Se RFI non vuole abbandonare lo Stretto e si appresta a porre in essere interventi per rendere efficiente il servizio (come recentemente dichiarato dal direttore Filippo Palazzo) cosa si aspetta a stabilizzare e professionalizzare il personale precario?»
«L’assordante silenzio in risposta alle denunce sindacali e al grido d’allarme di tutta la città – conclude il comunicato – non fa altro che confermare lo sbaraccamento del vettore pubblico dall’area dello Stretto. Una gestione delle relazioni industriali senza un vero punto di riferimento aziendale, in assenza di un serio tavolo di confronto, che, quando si riesce ad ottenere, si riduce al consumato balletto del rimbalzo delle responsabilità, non potrà che causare l’ennesima forte reazione dei lavoratori e di tutto il fronte sindacale.»
